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Il sistema dell'Arte  
Ornella Fazzina
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 17 Maggio 2007, n. 456
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Area Didattica

In relazione a quanto detto sul sistema dell'arte da Lidia Pizzo, desidererei approfondire questo aspetto ed esprimere il mio punto di vista in merito.

Nella ideazione e realizzazione di un'opera d'arte concorrono sia l'intuizione e l'espressione del singolo, sia le condizioni storiche, politiche e sociali che influenzano ma non determinano direttamente gli esiti espressivi. Affiancata a questi fattori vi è la capacità di usare il linguaggio specifico dell'arte con le sue regole, nonché la conoscenza del "sistema dell'arte" composto e sorretto da un ambiente economico, sociale e intellettuale che gravita attorno all'opera d'arte.

In passato tale sistema aveva connotati abbastanza semplici essendo formato da committenti laici o religiosi, ma una volta dispersosi il ruolo sociale dell'artista, questi e il mondo che ancora apprezzava l'arte si sono organizzati in circoli intellettuali sempre più ristretti nei quali intenditori, collezionisti e appassionati, nel corso del XX secolo, hanno dato vita a un "sistema" di produzione e consumo dell'arte.

Il cosiddetto "sistema dell'arte" risulta essere di importanza fondamentale oggi, poiché attraverso le sue figure contribuisce realmente alla diffusione del "prodotto" artistico. Persone, luoghi e istituzioni sono il motore di questo, a volte, incontrollabile e non lineare organismo che comunque detiene un ruolo preponderante nel sistema economico e sociale contemporaneo. I vari ruoli sono fondamentali per non fare inceppare il meccanismo: l'artista ha bisogno del collezionista, il critico d'arte ha il compito di fungere da tramite tra l'artista e i fruitori, il gallerista investe sull'artista e gli consente di esporre, il museo assolve tra i suoi compiti quello di storicizzare l'opera, garantendone la durata di fronte al mutamento di gusto.

L'opera d'arte è stata sempre oggetto di mercato, un mercato dell'arte moderna e contemporanea che si è sviluppato a causa di un benessere borghese in continua ascesa fino ad arrivare alla creazione di un circuito, dove nulla è lasciato al caso, ma è tutto frutto di relazioni, scambi, economie che interessano non soltanto il campo monetario; esso è anche il risultato di sinergie che vedono all'azione i galleristi che promuovono il lavoro di un dato artista, i critici che hanno visto elementi di novità in alcuni lavori, i collezionisti che apprezzano e acquistano opere calcolando un probabile incremento del loro valore, i curatori museali che si incaricano di ospitare nei musei opere di artisti promettenti.

Lungi dal pensare che l'artista si fa da sé, il suo lavoro seppur individuale è legato a una struttura che può determinare il suo successo, e più lui è inserito in una società ricca che guarda ai valori dell'arte, che investe denaro consentendogli una visibilità maggiore, tanto più è assicurata la sua scalata.

Di contro, appartenere a un paese dove la categoria dei collezionisti è poco presente non agevola l'artista a emergere. Sono stati gli anni ottanta a registrare un cambiamento basilare nella figura del collezionista dovuto al fatto che l'arte è entrata nel settore del business in tempi brevi e il singolo collezionista non sempre è riuscito a seguire o intuire l'andamento dell'arte, quando ancora i prezzi erano accessibili, e tale cambiamento ha portato infatti il collezionismo d'arte contemporanea attuale a non essere gestito più dal singolo, a parte poche eccezioni, ma da "consulenti artistici" che invogliano le banche, le industrie, le imprese a investire in opere d'arte contemporanea, allo stesso modo in cui si investe in azioni e titoli, aiutati in questo da legislazioni che permettono una forte defiscalizzazione delle opere acquistate, come soprattutto avviene nella cultura anglosassone.

Tralasciando quel segmento di mercato e sistema dell'arte più degenerato e malato dove si costruisce il personaggio-artista attraverso una promozione organizzata per assicurarne il successo, non badando ad altri requisiti se non a quelli del profitto, è da sottolineare che qualità e originalità del lavoro rappresentano il fulcro di una valida operazione artistica che va comunque incentivata da questo genere di pubbliche relazioni.

Quindi, pur assistendo ad uno sviluppo inarrestabile della tecnologia nel mondo occidentale in cui la qualità è sinonimo di quantità in termini misurabili e anche l'arte rientra in un sistema che parla di regole, produzione, merce, risultati e che a sua volta è parte integrante di un macrosistema, questo non va demonizzato in toto poiché non può essere configurato tutto allo stesso modo, essendoci dietro di esso sempre e comunque delle persone, alcune con la loro professionalità e deontologia che fanno delle scelte serie e che agiscono in modo altrettanto serio e corretto. Senz'altro questa porzione di sistema è la più piccola, ma rappresenta una tra le mille sfaccettature di una società del perturbante, complessa e contraddittoria sempre in bilico tra l'essere e l'apparire.

Detto ciò, non si può certamente sottovalutare il potere condizionante del mercato soprattutto oggi che ha raggiunto la globalizzazione e che già agli inizi degli anni sessanta ha visto una maggiore attenzione critica sulle vicende che si affacciavano nel panorama americano, nonché il passaggio da Parigi a New York della produzione e del mercato dell'arte; ruolo decisivo che New York ha detenuto fino alla metà degli anni novanta, momento in cui nuove situazioni si sono profilate e hanno visto critica ufficiale e mercato dare priorità alle singole figure, e non più ai gruppi di artisti, portandoli dentro i musei d'arte contemporanea più prestigiosi e di conseguenza facendo lievitare i prezzi nelle aste statunitensi e inglesi che sembrano essere le più attente a questo tipo di promozione artistica.

È da sottolineare comunque che nonostante la perdita di un antico primato, Parigi a metà degli anni settanta ha reagito diventando un grande centro internazionale da dove a tutt'oggi transitano e nascono operazioni di alto livello artistico.

È indubbio che le diverse figure afferenti al "sistema dell'arte", artisti, critici, collezionisti, musei, gallerie, Stato, fisco, mercanti, case d'asta, con i loro comportamenti determinano tutta una rete di rapporti ravvisabili sul piano socio-economico e politico, sull'uso dell'opera d'arte come status symbol, e nell'evoluzione del mondo dell'arte contemporanea. Tutto questo si è tradotto in un "sistema dell'arte" che ha preso il sopravvento sul "contesto" ovvero sulle individualità, sulle correnti e tematiche, sui dibattiti critici e sulla ricerca artistica. Viene a mancare, cioé, quel rapporto diretto tra critici e artisti che caratterizzava il XIX secolo, rendendoci invece testimoni di un presente mediato dal mercato e dalle strutture espositive che non dovrebbe dimenticare che è sempre e comunque la ricerca artistica che va tutelata da condizionamenti estranei alla sua prassi. Non distinguere le specificità linguistiche favorisce la compresenza di informazioni sulle quotazioni di un'opera e di informazioni sulla riconoscibilità della qualità della stessa, e nella sovrapposizione del linguaggio mercantile con quello critico si annulla lo scarto tra valore d'uso e valore di scambio. È quello che sostiene Antonio Del Guercio quando parla di «Uno scarto che i momenti di corretta e pronta valutazione critica di un'opera e dunque di altrettanto pronta valutazione sul mercato non eliminano, a causa dell'assoluta eteronomia tra le ragioni che fondano i due diversi valori» 1.

Il periodo che si sta attraversando, rappresentativo di modelli linguistici e culturali che parlano di contaminazioni, ibridazioni, intrecci e meticciati non dovrebbe infine far perdere di vista l'emozione e il piacere del fare, che rimane l'altra forma di potere come contraltare a quello ufficiale e istituzionale, senza sottovalutare il fatto che colui che ha personalità, sensibilità e capacità si fa interprete dello zeitgeist attraverso una visione critica dell'esistente che si oppone a manipolazioni e bombardamenti mass-mediatici ridondanti che sono causa di passività mentale.

Pur sostenendo che l'artista deve essere supportato dal mercato, l'altro aspetto sul quale riflettere consiste nel non ritenere fortunato un artista solo perché inquadrato all'interno di un piano di operatività, in quanto potrebbe correre il rischio di rimanere irretito in un meccanismo stritolante che non gli permetterà più una libera espressione ma una condizione che lo renderà succube dell'ingranaggio del sistema: cose, "res", e persone esistono solo in funzione delle leggi del mercato. Ma se l'artista, nonostante l'attuale situazione, riesce a mantenere la propria integrità e si proietta in una continua ricerca che si apra a domande, dubbi, riflessioni, nuove interpretazioni, destabilizzazioni, relazioni tra la realtà circostante e il mondo immateriale, allora sì che l'indagine conoscitiva porterebbe a dei veri risultati basati su un'idea forte e su una possibile verità in mezzo a tante altre, così come avvenne per le Avanguardie storiche. A tutto ciò può concorrere sia l'artista che non fa parte del sistema, sia colui che invece vi rientra, senza però andare a discapito della cultura e a favore dell'idolo dell'audience - come afferma Maurizio Calvesi - «che porta a privilegiare i temi fatui e le semplificazioni e a ridicolizzare come anacronistica (in quanto monetariamente improduttiva) la figura dell'intellettuale e dell'artista che non si pieghi all'omologazione mediatica» 2.







NOTE

1 Del Guercio, A., Il Museo della non arte, in "Datanews", marzo 2006.

2 Calvesi, M., Il comune nemico, in "ARS", dicembre 1998 - gennaio 1999.

 
 

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