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Torn: 40 minuti per la Siria  

Eleonora Rovida
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 2 Dicembre 2018, n. 860
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Area Estetica

In Sarajevo c'erano le rose sul selciato. Si chiamavano così le schegge sparse a raggio delle granate esplose per strada.
In Sarajevo si facevano funerali notturni per evitare i cecchini. C'era la sete e c'erano le file alle fontane. C'era la fame, c'erano le file ai forni quando aprivano, c'era il freddo e nelle stufe si bruciavano i libri. Chi aveva più cultura resisteva meglio. C'erano le serate di poesia. Al buio, in qualche scantinato, si portavano le sedie e le candele. Si portava il bisogno di ascoltare parole a contrappeso della malora amara. I poeti dicevano a memoria i loro versi ad una folla gremita che in quelle ore sospendeva il lutto dei mancanti e delle mancanze. In quelle ore si erogava la caloria pulita erogata dall'attrito tra la poesia e l'ascolto. Prima dell'alba ognuno rientrava con un po' di scorta per il giorno seguente. Uno di loro a proposito di quelle sere scrisse: «Chi ha fatto il turno di notte per impedire l'arresto del cuore del nostro mondo? Noi, i poeti».

Erri De Luca

Alessandro Gassmann apre con i versi di Erri De Luca il tema dell'arte durante la guerra. Anche se i luoghi e le parti cambiano, le sorti sono sempre le stesse per una presenza artistica che lotta, si adatta, si oppone, cerca di respirare il più possibile, di conservare uno spazio vitale. I guerrieri a tutela della cultura sono i poeti, gli artisti, i musicisti, i pittori, gli scultori, i fotografi... che non si lasciano piegare dalla sorte, ma gridano la loro presenza per ricordare al mondo che ci sono, che c'è vita, che c'è l'arte a salvaguardare una cultura millenaria e una volontà di espressione che è nella stessa natura umana.

La situazione siriana presentata da Gassmann è lontana da qualsiasi moralismo, dalla commozione, dalla politica, dalla commiserazione, ma è la celebrazione di una volontà di esserci. Gli artisti parlano liberamente, lasciano trasparire la loro voglia di non essere cancellati, di salvaguardare la memoria e la storia di una nazione.

Mohammad, Ali Jazo, Mahmmad, Orouba Deeb, Hammad Chantout, Rasha Deb, Lovai, Nour Shamma, Salam, Sari Kiwan, Nashaat, Rana Kazkaz, Alaa Arsheed, Raghad Mardini, Nasser Shorbaji, Anas Khalaf diventano i testimoni dell'arte, di un retaggio millenario contro la sciagura dell'esistenza. Non presentano le loro opere, non vogliono farsi conoscere, ma spiegano come gli artisti si siano adattati alle difficoltà per salvare l'arte stessa, essenza dell'umanità.

Mohammad è pittore, scultore, insegnante che ha studiato all'Accademia delle Belle Arti e si è specializzato in pittura. Prima della guerra disegnava paesaggi, dipingeva quartieri damasceni. Gli artisti prima erano sensibili alla questione palestinese, ma ora è come se capissero la sofferenza del mondo arabo e del mondo stesso in generale. La sorte lo ha trasformato in street writer, come molti: «Disegnavamo nelle strade, sui muri delle scuole, su tutti i muri che trovavamo, disegnavamo la guerra in Siria».

Ali Jazo parla invece da Beirut, seduto davanti a Gassmann. Ha studiato legge a Damasco, è vissuto un anno e mezzo in Siria, è sia giornalista che poeta. «Studiare legge in un paese senza legge ... c'era una certa contraddizione ... preferisco la letteratura e la poesia. La poesia è una sorta di risarcimento, una creazione mondiale alternativa ad una realtà difficile da descrivere realisticamente perché in Siria c'era sempre qualcosa di posticipato, c'era sempre qualcosa che sarebbe accaduto dopo, il futuro non si trasformava mai in presente».

Mahmmad ha una passione per il disegno dall'età di nove anni, quando riempiva i fogli di figure con la penna a sfera. Da studente di arti figurative è diventato street writer disegnando sui muri, sulle scale... La sua fiducia nella vittoria dell'esistenza umana su qualsiasi ostacolo è più grande della guerra stessa.

Hammad Chantout, pittore, si è diplomato nell''84 a Parigi, ma ha deciso di rientrare in patria: «Ho pensato che ai francesi non servisse un artista in più...».

Mohammad Khalaf nel campo di al-Zatari insegna fotografia ai bambini. Prima della guerra cercava volti sorridenti, sprazzi di gioia, oggi vuole documentare la guerra perché nessuno dimentichi cosa è successo alla Siria.

Rasha Deb era scultrice, ma le condizioni belliche l'hanno costretta a smettere, per «...mancanza di elettricità, materiali, era difficile, impossibile». Oggi dipinge tessuti, si lascia guidare dai colori, soprattutto il rosso sangue, quello nelle strade, quello che vede più frequentemente. «Prima era diverso, poi la situazione è cambiata. Ecco cosa è successo in Siria».

Lovai è un musicista proveniente dal conservatorio di Damasco. Era un insegnante ed impartiva lezioni private. Continua ad educare alla musica anche nel campo dei rifugiati e ad allietare i presenti con le sue note.

Nour Shamma, attore, drammaturgo si rivolge in lingua inglese. Era un performer e lotta per esprimere l'arte, ma è difficile coinvolgere, lottare contro questa guerra, cercare di guardare al futuro di un Paese che in ampie zone è stato completamente distrutto. «Come si fa a mantenere vive le proprie idee se si viene privati della casa, della nazione... di tutto?» .

Salam è un poeta e vede nella poesia la stessa natura dell'uomo, scintilla creativa che attraversa tutte le arti. «Se la poesia finisse si interromperebbe la civiltà. La poesia è una parte essenziale delle radici degli Arabi, è il nutrimento dello spirito, in tutte le sue manifestazioni, nel canto, nei romanzi... Scrivo quello che è stato generato dalle ferite...»

Sari Kiwan è uno scultore impressionante, influenzato dall'arte di Giacometti, Michelangelo, Rodin, un cacciatore di materiali per esporre il teatro siriano di scheletri e cavalli metallici. Grande è l'eredità degli stessi siriani ‘Abd Allah Sayyed, Nizar ‘Alluch e Nadir Nabgha ai quali rende omaggio per lo sviluppo dell'attività artistica.

Nashaat è uno scrittore, ma sottolinea come ogni siriano sia diventato parte dell'arte stessa: «A causa di questa situazione ogni siriano è diventato poeta, solo perché sono siriani e hanno testimoniato ciò che è accaduto. Si ritrovavano tra le mani un enorme materiale drammatico, qualcosa di forte, commovente, degno di essere letto».

Rana Kazkaz è una regista, scampata alla guerra grazie al passaporto valido per l'estero. Prova vergogna per la sua posizione, mentre elogia l'orgoglio di chi, costretto a rimanere senza alternative, lotta con tutti i mezzi per l'arte.

Alaa Arsheed, violinista, trova che l'arte sia una lingua per esprimere emozioni e rappresenta la connessione stessa tra gli individui.

Raghad Mardini è la fondatrice di Ara, un centro che possa dare la protezione, ma anche la tranquillità e la speranza alle giovani menti di esprimere la propria creatività. Ex ingegnere civile, Raghad ha sempre amato l'arte e ricorda le difficoltà di lavorare per strada e vendere quadri nel bazar di Damasco. Il suo intento è creare uno spazio per permettere la meditazione degli artisti affinché riflettano sulla Siria attraverso la propria vocazione.

Nasser Shorbaji è un rapper. L'Hip hop nasce per sua natura come battaglia e diventa il suo mezzo espressivo per comunicare con il mondo. La primavera araba ha dato nuovi argomenti, temi da affrontare. Il suo sguardo punta oltre i confini. Vuole comunicare soprattutto con l'Occidente.

Anas Khalaf è un regista e produttore lontano dalla sua patria per la fortuna del passaporto, cosa che in molti non hanno. Vuole raccontare la Siria, utilizzarla come scenario e protagonista delle sue opere, ma i tempi non sono adatti al rientro e l'esilio è ancora peggio.

Lo sguardo degli artisti, come degli spettatori viene rivolto ai bambini del campo che rappresentano il futuro. Quando in Siria la situazione è cambiata, le persone hanno trovato la loro voce, come individui. L'arte darà voce a chi, anche senza qualifica, rappresenta la base di ciò che è diventata la Siria stessa. Gli artisti cercano di dare non solo speranza, ma qualcosa di concreto a quelle generazioni che, crescendo, saranno responsabili e detentori di quel bagaglio storico-culturale da non dimenticare poiché «i bambini devono andare avanti». In alcune zone della Siria e in molti campi l'insegnamento continua. La fiducia è dovere nella difficoltà: si spera e si pensa di riuscirci anche se quello a cui si pensa non esiste più.

Sono passati tre anni dalla presentazione del documentario: non è un caso che Torn sia ancora oggi preso come esempio, fonte, testimonianza di un evento che è ancora attuale e profondamente intrecciato alla storia della crisi europea.

L'arte che non è più affatto possibile se non riflessa, cioè presa se non come un problema, deve da sé rinunciare alla serenità. E la costringono innanzitutto gli avvenimenti più recenti, il dire che dopo Auschwitz non si possono più scrivere poesie non ha validità assoluta, è però certo che dopo Auschwitz, poiché esso è stato e resta possibile per un tempo imprevedibile, non ci si può più immaginare un'arte serena.

Adorno

Regia: Alessandro Gassman
Soggetto: Alessandro Gassman
Fotografia: Federico Schlatter
Musiche: Pivio
Montaggio: Pier Lorenzo Pisano
Anno: 2015
Origine: Italia
Durata: 41 minuti
Genere: documentario
Produzione: ALESSANDRO GASSMANN, NICOLETTA STRAZZERI PER UNHCR – THEUNREFUGEE AGENCY; IN COLLABORAZIONE CON SKY ITALIA
Note: PRESENTATO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015) NELLA SEZIONE “IL CINEMA NEL GIARDINO”.

 

Bibliografia

T. Adorno, Dialettica Negativa, Torino 2004
D. Dungaciu, R. Iordache, The Perfect Storm of the European Crisis, Cambridge 2017
A. Gassmann, Sbagliando l'ordine delle cose, Milano 2012

 

Sitografia

N. Distefano, TORN- Strappati di Alessandro Gassman. L'arte e il giornalismo in tempo di guerra, «Festivaldelgiornalismo.com», 11/04/2016, http://www.festivaldelgiornalismo.com/torn-strappati-di-alessandro-gassman-larte-e-il-giornalismo-in-tempo-di-guerra/
A. Fischietti, TORN: SOGNI E SPERANZE DEGLI ARTISTI «STRAPPATI» DALLA SIRIA, «Switchmagazine», https://www.switch-magazine.net/torn-sogni-e-speranze-degli-artisti-strappati-dalla-siria/
Gassmann, Alessandro, «Treccani. It», http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-gassman/
H. Jouca, Italian film highlights Syrian artists' experiences of war, «The Jordan Times», 10/12/2015, http://www.jordantimes.com/news/local/italian-film-highlights-syrian-artists-experiences-war
O. Sgroi, Alessandro Gassmann: «La Siria siamo noi», «L'Espresso», 10/09/2015, http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2015/09/10/news/alessandro-gassman-la-siria-siamo-noi-1.228948?refresh_ce

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