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«Cara immaginazione, quello che maggiormente amo di te è che non perdoni»
(Andrè Breton)
Dalle colline dell'ignoto il
profondissimo dell'Ur-System
si scruta empaticamente.
L'epitelio della Struttura Assente
ci appare dalle foreste ancestrali
di codici intermittenti;
messaggeri selvaggi
sorgono dalla distruzione
della forma preconcetta,
e la fenice riprende il volo
dalle ceneri di quella distruzione.
Il basso di fondo
Torna a tuonare nel percetto,
con il suo raggio bianco, dalla
Necessità Interiore.
Qui accogliamo l'eredità dei
Quattro azzurri.
Qui si propone l'astrazione empatica
Del linguaggio che non c'è.
Tutto sommato, un'Essenza
--------------------re.
Andrea Romano
Andrea Romano ci sa fare, ma non ne è al corrente. Il suo è l'inizio di un
percorso che, a giudicare dalle arcane e roboanti parole con cui ci viene
presentato, pensa di aver già raggiunto una sintesi, un crocevia: ciò che
lui chiama Ur-System (sic !).
I paroloni, i neologismi, si sa, in ambiente artistico come altrove, servono per intimorire l'ignorante e per mettere in guardia l'esperto, ma anche, e sostanzialmente, per confondere entrambi. Dovrebbe poter bastare ciò che si eprime, ma ormai siamo troppo dediti all'esegesi mistica dell'impossibilità del comunicare, per pensare a ciò che si dovrebbe effettivamente dire.
Scrutarsi empaticamente nel "profondissimo" è pericoloso, poiché la
disinibizione svela sempre quella struttura che si vuole "assente", ma che
non lo è mai, e finisce sempre per dirci la verità.
Il "profondissimo", di Andrea Romano, la verità che traspare dalle sue opere, non è il superamento dialettico, l'assimilazione matura di una Lezione, di una Scuola di Pensiero, ma la storia di un recente incontro (indipendentemente da quando esso sia avvenuto).
La ricerca è supportata da una buona padronanza della grafica, e questo
gli fa onore là dove imperversa la passione sfrenata per tutto ciò che, in
arte come altrove, ammicca alla tecnologia e dimentica la prassi.
Non può bastare. La tecnica (la tecnologia) non fa l'arte né l'artista, occorre un linguaggio, una grammatica che fornisca senso al filamento, alla macchia, al fotogramma. E forse è proprio questo il senso dell'opera di artisti "astratti" ed "empatici", "evoluti" e "primordiali", come Kandinskij e Klee (dei cui nomi questa esposizione, anche un po' furbescamente, si fregia).
Se manca un linguaggio manca un discorso, e prevale la citazione. Questa
citazione, ammesso che ne sia sempre lecito l'uso, va inserita e
maneggiata con attenzione. L'Arte ha sempre scoperto se stessa su se
stessa, ma non ne ha fatto mai un traguardo, o meglio, quando questo è
avvenuto si è sempre trovata in un cul de sac.
Romano gioca, nel suo flusso di coscienza, con le voci di Picasso, di
Kandinsky, di Klee, di Masson, con gli automatismi surrealisti dei Cadavre
Exquis, con l'arte medio-orientale... ma perché ? Ironia ? L'ironia è ormai
troppo spesso un alibi, una scusa troppo diffusa quando non si ha nulla di
veramente proprio da aggiungere. Un omaggio ? L'omaggio, a mio modesto
parere, è altro.
Resta il fatto che queste voci, ironia o meno, omaggi o meno, schiacciano
ciò che le evoca.
Tutto questo mi fa pensare a quella riesumazione desemantizzante che
Jameson chiama Pastiche e il cui controllo è spesso ambiguo e
pericoloso, tutto sommato sterile.
È fondamentale assimilare l'esperienza delle avanguardie per andare
oltre, ma occorre una riflessione più profonda rispetto a queste, una
riflessione che non si limiti al solo valore estetizzante, alla
bignamizzazione di una poetica, ma che cerchi il senso nell'oltre di un
discorso più che di una forma percorsa e ripercorsa (anche troppo
comodamente).
Questi ultimi venticinque anni hanno visto, in più di un ambito culturale,
il saccheggio indiscriminato e spesso violento della produzione culturale
dei primi 50 anni di questo '900. Un saccheggio fatto di gravi omissioni e
forzature, che non ha creato epigoni consapevoli ma irriverenti, disonesti
e, soprattutto, smemorati manipolatori, incapaci di agire effettivamente
nella storia assumendosene la piena responsabilità.
Andrea Romano ha forse capito il valore della Memoria, e questo non è
poco, ha capito che nè la Tecnologia, nè l'Eccesso fanno la nuova arte e
i nuovi contenuti, ma non ha ancora chiare le parole del proprio discorso.
Lo dimostra quando, abbandonata la citazione (spesso spudorata e
rafforzata da una titolazione logorroica ed eccessiva) prova a tenersi
sulle proprie gambe. Ne scaturisce una grafica che è più giusto ascrivere
all'ambito della fumettistica (con tutto il rispetto per il fumetto e per
chi lo considera un'arte!) o a quello del commento editoriale. Il
contrasto tra i due "modi" salta all'occhio e suscita una legittima
domanda ... dove sarà, poi, questo Ur-System ?
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