|
«Per
la diffusione e l'accessibilità della cultura» si legge nella
dedica/esergo che apre il volume che qui presentiamo. Si tratta di
una finalità culturale, da tenere ben presente, dove per cultura si
intende contribuire a un patrimonio in costruzione, sorretto da idee,
ricerca, verifiche continue. Stefano Colonna dal 1994 lavora in
questo senso. La cultura non si impara: si edifica.
Con
lo stile analitico e il metodo filologico che gli sono propri,
Stefano Colonna nel volume che siamo felici di introdurre, registra e
al contempo sviluppa, facendola germinare con le voci di tanti
giovani studiosi ma anche di amici e colleghi di vecchia data, la
storia della sua pionieristica impresa editoriale: il Bollettino
Telematico dell'Arte.
Il
BTA, la “prima rivista telematica italiana di Storia dell'arte”,
nata nell'ottobre del 1994, oltre al primato cronologico rispetto a
successive pubblicazioni specialistiche in rete, si presentava (e
continua a farlo) come un “contenitore aperto” di informazioni e
di ricerche storico-artistiche da condividere, in forma gratuita in
caso di riuso non commerciale, e garantendo, invece, la tutela dei
diritti di autori e autrici in caso di riuso a scopo di lucro. Si
trattava davvero, come ricorda Colonna, di una “ben dosata
‘miscela' di copyleft
e copyright”
che rivendicava, allora come adesso, una precisa scelta di politica
culturale. Sempre senza inserti pubblicitari, coinvolgendo via via un
numero crescente di studenti, docenti, esperti di diversi aspetti
della ricerca sulla storia dell'arte e sulla tutela e diffusione
del patrimonio, il BTA si è sviluppato fino a essere inserito – da
più di un decennio – nell'elenco delle riviste scientifiche
dell'ANVUR, nell'area dell'Ingegneria civile e Architettura e
in quella delle Scienze dell'Antichità, filologico-letterarie e
storico-artistiche.
Il
BTA ha dunque da circa trenta anni, costituito un punto di raccolta e
smistamento di approcci, studi, ricerche, partendo tuttavia da una
certezza: mettere in rete, costruire piattaforme del sapere,
edificare architetture fluide. Il sapere, potremmo affermare, non è
mai rigido, ma si compone e si scompone, è fatto di tasselli e di
tentativi di mettere insieme o, in relazione. L'archivio e, in
questo senso, quello che il BTA rappresenta, forse senza saperlo
negli anni in cui nasceva, si configurava come un sistema
caleidoscopico di dati e informazioni, dinamici e da montare, da
intendere come esiti della ricerca ma anche per i risultati
raggiunti e messi a dimora (senza radicamento una volta per tutte)
come punti di un sistema fatto di complessità, di multiformità di
approcci: database e, al contempo, prototipo di quel sapere
enciclopedico, non soltanto di origine illuministica, ma più simile
a De
umbris idearum
di Giordano Bruno o, come potremmo supporre, attraverso una
prospettiva più scientifica e “ingegneristica” Super
Find.
La molteplicità, i dati, i sistemi complessi sono stati generati da
circa trenta anni di ricerche: ora il BTA raccoglie non soltanto i
testi più significativi ma approcci, modi di intendere la cultura e
la sua diffusione, come abbiamo ricordato all'inizio di questa
introduzione.
Le
due aree di riferimento accademico, l'Ingegneria civile e
Architettura e le Scienze dell'Antichità funzionano dunque come
sfida tra costruzione e passato, tra il da fare e il già fatto, tra
“progetto e destino”, aveva detto Argan. In qualche modo
rappresentano anche le due anime dialoganti del BTA che, dagli anni
Novanta a oggi, avvicinano e intersecano in modo pioneristico le
tecnologie e gli studi umanistici, tanto cari al fondatore. Non per
caso, mentre lavorava sul progetto della rivista telematica, Colonna
teneva in Sapienza un Seminario di studi sulla Cultura
antiquaria a Roma intorno all'Hypnerotomachia
di
Polifilo. Da una parte le infrastrutture di rete, i primi notebook,
i primi modem,
un territorio virtuale da esplorare e popolare, dall'altra “il
più bel libro della storia della stampa”, “uno dei testi più
reconditi di tutto il Rinascimento”, stampato nel 1499 a Venezia da
Aldo Manuzio.
In
anticipo sull'acronimo STEAM (Science,
Technology,
Engineering,
Art,
Mathematics),
il BTA inseriva la A delle arti nella rosa delle discipline
scientifiche, seguendo in questo un altro pioniere del dialogo fra
storia dell'arte e tecnologia. Il riferimento è al professore
della nostra Università, la Sapienza, Corrado Maltese (1921-2001) e
alle sue ricerche sperimentali sulla misurazione delle componenti
cromatico-luministiche delle opere, sulle immagini elettroniche e
digitali, sulla possibilità di armonizzare letture semiotiche con
analisi matematico-statistiche dei dati desunti dall'analisi delle
opere d'arte visiva. Maltese, non per caso, fu tra i fondatori e
promotori, nel 1982, dell'Associazione Arte Scienza Tecnologia,
AST: un altro acronimo che collega polarità da non opporre.
Il
libro Il
Trentennale del BTA - Bollettino Telematico dell'Arte (1994-2024),
curato dal fondatore insieme con la storica dell'arte Michela
Ramadori, potremmo dire e in un certo modo, vogliamo dire, non
raccoglie
soltanto, aggiornandola, una selezione di articoli pubblicati.
Offrendo un condensato della ricchezza di contributi presenti e
accessibili on line, propone un sistema di testi in modalità
“telematica” che non disdegna le più avanzate ricerche sui
sistemi complessi e sulle possibilità offerte da banche date delle
più recenti generazioni.
Censimenti,
contributi critici, addirittura invio di corrispondenza, sono stati
ospitati sul BTA: una piattaforma più che una rivista, una “rete
per l'arte contemporanea” come Simonetta Lux, nel 2000, affermava
in un discorso introduttivo presso l'Aula Magna dell'Università
della Tuscia, a Viterbo, quando il BTA entrò ufficialmente nel
sistema internet universitario.
Si
annunciò, sin dall'inizio, e lo faceva Maria Filippone Colonna,
una “ipotesi rivoluzionaria per cambiare il mondo”, proprio nel
1994, con un testo chiaroveggente che cercava di mettere in guardia
contro i processi di dematerializzazione del linguaggio e delle
immagini. La premessa, quasi un manifesto alla fine del XX secolo –
un secolo che si era aperto con le avanguardie e finiva con più
crisi su più fronti – era che la cultura cominciasse a interrogare
le sue stesse fondamenta, proprio attraverso la scienza e la
tecnologia: le scienze umanistiche dovevano dialogare con le scienze,
dette, esatte.
A
introdurre questa antologia, troviamo due testi fondativi, scritti
dallo stesso Colonna, che ripercorrono passo dopo passo, in una sorta
di lucido diario tecnologico, istituzionale e metodologico le fasi
iniziali dell'impresa e le tappe principali del suo percorso
successivo. Emerge nel racconto la rete di persone che, a vario
titolo, hanno sostenuto e affiancato l'impresa editoriale, docenti
come Maurizio Calvesi e la già ricordata Simonetta Lux, informatici
come Alessandro Bucci, associazioni come Liber Liber e molti altri.
Ai
due affacci introduttivi si aggiunge il racconto della genesi del
logo del BTA, a opera di Serena Colonna, che rivela la sua fonte di
ispirazione in un bozzetto di Fortunato Depero in cui le lettere
(fatalità la B e la T) sono usate come elementi architettonici nello
spazio. Nell'elaborazione finale dell'autrice, una tastiera
stilizzata sorregge in prospettiva le iniziali del BTA, che si
connettono a costruire un logo e un luogo.
Il
BTA, in questo sua veste da trentennale, non vuole dunque celebrare o
semplicemente ripercorrere quanto fatto nei suoi trenta anni di vita:
presenta un volume concepito come costruzione a più voci, senza
limiti cronologici, tra idee e aspettative che sono ancora più che
mai vive e necessarie.
Carla Subrizi
Professore Associato di Storia dell'Arte Contemporanea GSD 1O/ARTE-01
Dipartimento SARAS Sapienza Università di Roma
Antonella Sbrilli
Professore Associato di Storia dell'Arte Contemporanea GSD 1O/ARTE-01
Dipartimento SARAS Sapienza Università di Roma
|