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L'unità del visibile. Anna Maria Damigella: una ricerca tra arte, architettura e linguaggi della modernità
Bibiana Borzì
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 02 Febbraio 2026, n. 998
https://www.bta.it/txt/a0/09/bta00998.html
Articolo presentato il 30 Gennaio 2026, Accettato in data 31 Gennaio 2026 e pubblicato in data 02 Febbraio 2026
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Area Architettura

Abstract

Il saggio ricostruisce il profilo scientifico e metodologico di Anna Maria Damigella, figura centrale della storiografia artistica italiana del secondo Novecento, mettendone in luce l'originalità critica e l'approccio interdisciplinare. Attraverso l'analisi di un vasto corpus di studi dedicati all'arte, all'architettura e ai linguaggi della modernità, il contributo evidenzia come la studiosa abbia elaborato un metodo fondato sul primato del documento, sulla lettura integrata delle arti visive e sul superamento delle tradizionali categorie disciplinari. Damigella si è distinta per le sue ricerche sul Simbolismo, sul Divisionismo e sulle Avanguardie, dedicando, soprattutto nella fase più matura della sua produzione, un'attenzione sistematica alla valorizzazione di artisti e architetti siciliani attivi tra Otto e Novecento, spesso trascurati dagli studi di settore. Il testo approfondisce inoltre il ruolo centrale attribuito dalla studiosa al rapporto tra immagine e spazio architettonico, alla decorazione intesa come componente strutturale del progetto e al dialogo costante tra arti figurative, letteratura e teatro. Ne emerge il profilo di una storica dell'arte capace di coniugare rigore filologico, raffinata sensibilità visiva e una solida visione d'insieme, il cui lascito, intellettuale e umano, continua a offrire strumenti critici fondamentali per l'interpretazione della cultura visuale moderna.

Ad Anna Maria Damigella

nelle lievi e dorate primavere romane.

La figura di Anna Maria Damigella 1 rappresenta uno dei casi più fertili e significativi della storiografia artistica italiana del secondo Novecento, distinguendosi per una produzione scientifica ampia, articolata e metodologicamente ineccepibile. Il suo lavoro, frutto di un'analisi certosina e di una raffinata sensibilità critica, delinea una ricerca capace di integrare pittura, scultura, architettura, arti applicate, scenografia, fotografia e letteratura, in una rete di relazioni che dà corpo a una visione complessa, dinamica e profondamente moderna dei fenomeni visivi.

Formatasi tra Catania e Roma, due poli che rimarranno centrali nel suo percorso, la studiosa ha saputo coniugare la solidità degli studi accademici a un'intensa capacità di interpretazione trasversale, che ha reso il suo profilo non solo autorevole ma difficilmente classificabile entro rigide categorie disciplinari. La sua scrittura attraversa con eleganza formale tutti i linguaggi dell'arte, senza mai perdere di vista quella precisione filologica che alimenta il suo metodo di indagine. Una florida attività critica caratterizzata da contributi originali e puntuali, dedicati a protagonisti del panorama artistico e architettonico spesso lasciati ai margini dalla storiografia tradizionale.

In veste di docente, il lungo magistero di Damigella, presso l'Accademia di Belle Arti, ha inizio a Catania, per poi proseguire a Firenze e Roma. L'interdisciplinarietà – cifra distintiva del suo insegnamento — emerge dalla capacità di mettere in relazione storia dell'arte, architettura e letteratura, attraverso la decodifica simultanea e non frammentata dei linguaggi espressivi, che ha segnato generazioni di studenti, divenendo uno spazio privilegiato di elaborazione metodologica. A lei il merito di avere introdotto, all'interno di un contesto deputato alla prassi artistica, il rigore della storia e della filologia, insegnando ai suoi allievi che la creazione contemporanea deve poggiare su una solida consapevolezza del passato. Così, all'interno della sua cattedra di Storia dell'arte, movimenti quali il Modernismo, il Liberty, il Divisionismo, sono trattati mettendo in luce i caratteri di rottura e innovazione, sempre all'insegna di quell'unità del visibile, prerogativa del suo processo analitico. Ne sono un esempio le dispense sul Futurismo 2, elaborate in ambito accademico: un repertorio che consente di entrare nel vivo delle tematiche affrontate dalla Professoressa, tra cui la “Ricostruzione Futurista dell'Universo”, che dimostra come il dinamismo futurista miri a superare i limiti della tela per farsi ambiente. Al di là del loro valore didattico, questi scritti indagano la stretta relazione tra pittura e spazio, tematica alla quale la studiosa ha dedicato studi e ricerche di fondamentale importanza.

Fin dai primi lavori, infatti, Damigella manifesta una notevole capacità di interrogare materiali eterogenei: il suo approccio è curioso, dinamico, le consente di guardare oltre. Da un iniziale interesse per la grafica, la pittura e la scultura, la sua ricerca si estende presto al teatro e alla fotografia, fino a giungere all'architettura, intesa come sintesi ideale dei diversi linguaggi espressivi. A quest'ultima dedica numerose pagine, soffermandosi in particolare su esempi romani e siciliani, perché, come anticipato, Roma e la Sicilia costituiscono non solo due importanti poli biografici ma al tempo stesso i principali ambiti di riferimento della sua attività di studio.

Il vastissimo corpus degli scritti di Damigella restituisce il profilo di una studiosa che oggi si potrebbe definire multitasking, capace di muoversi con naturalezza tra epoche diverse — dal Medioevo bizantino al Novecento inoltrato — e linguaggi eterogenei. Sebbene abbia privilegiato il periodo di transizione tra Ottocento e Novecento, il suo interesse si spinge fino al contemporaneo e ad artisti meno noti, con un percorso privo di battute di arresto, continuo, instancabile e soprattutto mai monocorde. Non essendo possibile, in questa sede, analizzare ogni singolo contributo, si intendono evidenziare le linee direttrici della sua ricerca, muovendo dalla distinzione tra autori e movimenti, per cogliere le peculiarità di una storica dell'arte sui generis, che si è imposta nel panorama italiano per un approccio interdisciplinare e, soprattutto, per la capacità di indagare le reciproche influenze tra immagini e spazio architettonico.

Se i primi contributi degli anni Sessanta sono dedicati all'arte bizantina e medievale 3, ai quali si affiancano testi divulgativi sull'Impressionismo fuori di Francia4 e la Scuola di Barbizon 5, gli anni Ottanta circoscrivono una fase di grande maturità intellettuale, con studi capitali sul Simbolismo e le Avanguardie. Nel 1981, infatti, esce La pittura simbolista in Italia 6. Qui Damigella, definisce il suo metodo, fondato su un meticoloso scavo archivistico: carteggi, articoli, bozzetti, fotografie, intesi non solo come documenti, ma strumenti che integrano la lettura ravvicinata dell'opera d'arte. Un modus operandi che al rigore della ricerca documentaria coniuga sempre una grande capacità di esegesi formale. Al dato d'archivio, infatti, si affianca lo sguardo esperto della studiosa: un occhio educato alla visione, in grado di penetrare la materia dell'opera e coglierne i minimi dettagli, restituendo significato a elementi che altrimenti resterebbero incompresi. Gli anni Novanta e Duemila sono anni di sintesi, caratterizzati per lo più da impegni di carattere istituzionale e da opere di ampio respiro, come i volumi sul patrimonio artistico del Quirinale, del quale l'autrice cura due grandi tomi dedicati alla quadreria e alle sculture 7, o il catalogo per la Quadriennale 8 di Roma su Duilio Cambellotti (Fig. 1)

Fig. 1 – Giovanna Bonasegale, Anna Maria Damigella, Bruno Mantura (a cura di), Cambellotti (1876-1960), catalogo della mostra, Roma, De Luca, 1999, courtesy Bibiana Borzì
Fig. 1 – Giovanna Bonasegale, Anna Maria Damigella, Bruno Mantura (a cura di)
Cambellotti (1876-1960), catalogo della mostra, Roma, De Luca, 1999, courtesy Bibiana Borzì


L'ultima fase della sua attività è caratterizzata da studi monografici dedicati soprattutto alla scultura siciliana e ad artisti poco noti. Molti di questi lavori, quasi un tributo alle proprie radici, sono stati pubblicati dal Centro Studi Ducezio, con sede a Mineo (Catania), e mirano a restituire dignità storiografica a vicende locali, inserendole nel più ampio dibattito nazionale.

Al già ampio repertorio bibliografico, si aggiungono gli scritti con funzione didattica, gli agili Art Dossier 9 dedicati a Gauguin e Pellizza da Volpedo, la partecipazione a convegni e giornate di studio, gli articoli per importanti riviste di settore e, non ultima, un'intensa attività curatoriale 10. Il lavoro di Damigella, infatti, non è rimasto confinato ai libri. La studiosa ha collaborato con musei e istituti culturali nella progettazione di percorsi espositivi e nella revisione critica di cataloghi, contribuendo alla cura scientifica di numerose mostre dedicate all'arte italiana tra Ottocento e Novecento. In molti casi le sue ricerche hanno permesso di restituire una corretta attribuzione alle opere, di ampliare la conoscenza di artisti poco noti, valorizzando collezioni pubbliche e private.

Da questo primo quadro, dunque, emergono alcuni elementi di originalità rispetto alla storiografia italiana, che definiscono il metodo analitico della studiosa. In primis, il primato del documento sul giudizio: una lettura dell'opera che rifiuta categorie predefinite per nutrirsi di prove dirette — carteggi, bozzetti, fotografie — intese come chiavi per decodificare il manufatto. A ciò si affianca una visione d'insieme di respiro europeo, che ha avuto il merito di deprovincializzare lo studio del Simbolismo e del Divisionismo italiano, leggendoli in costante dialogo con le correnti d'oltralpe ed evitando la trappola del nazionalismo. Ancora, la rivalutazione degli strumenti del fare artistico (scomposizione del colore, preparazione dei supporti, materiali plastici e scultorei): un'attenzione all'ars tecnica, maturata anche grazie alla frequentazione diretta di artisti e Accademie, che le ha consentito di comprendere l'opera dall'interno. Fil rouge di tale approccio è la già citata interdisciplinarità, estesa al fecondo intreccio tra arte, letteratura e teatro. Ne sono un esempio gli studi su Luigi Capuana11 e le arti figurative, in cui la studiosa analizza come la cultura letteraria del Verismo abbia profondamente influenzato la percezione plastica e pittorica del periodo. Analogamente, il saggio dedicato a Gabriele D'Annunzio12 e l'arte contemporanea europea esplora il modo in cui il Vate ha assimilato input visivi e formali provenienti dal Simbolismo e dall'Art Nouveau, integrandoli nei propri interessi letterari e teatrali, dimostrando così la natura multiforme del suo orizzonte estetico.

Procedendo in questa analisi, con una sorta di lente di ingrandimento, si delineano alcune figure cardine che riflettono un catalogo critico estremamente variegato. La studiosa, infatti, è stata capace di spaziare da maestri di fama internazionale come Paul Gauguin (Fig. 2) 13 — indagato nella sua dimensione di pioniere del moderno — ad artisti più di nicchia, che proprio grazie alle sue ricerche hanno beneficiato di una netta rivalutazione storiografica.



Fig. 2 – Anna Maria Damigella, Paul Gauguin. La vita e l'opera, Milano, Mondadori, 1997, courtesy Bibiana Borzì
Fig. 2 – Anna Maria Damigella, Paul Gauguin. La vita e l'opera, Milano, Mondadori, 1997, courtesy Bibiana Borzì

Un nodo cruciale di questo percorso è rappresentato dagli studi su Giulio Aristide Sartorio, figura eclettica della cultura fin de siècle. Damigella, infatti, si è affermata come una delle principali studiose sartoriane, affrontando l'artista in tutte le sue molteplici declinazioni14: dalla pittura monumentale, come nel caso del fregio per la nuova Aula dei deputati a Montecitorio 15, alla decorazione, al cinema e alla letteratura. La sua ricerca non si è limitata a un'analisi delle opere note, ma ha ricomposto la complessità di un artista totale, inserito nel filone dannunziano, offrendo una visione d'insieme coerente e critica. Attraverso contributi fondamentali e la cura di importanti esposizioni, tra cui le due rassegne romane presso il Palazzo di Montecitorio (Fig. 3) 16 e il Chiostro del Bramante 17

Fig. 3 – Anna Maria Damigella, Bruno Mantura (a cura di), Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione, catalogo della mostra, Milano, FMR, 1989, courtesy Bibiana Borzì
Fig. 3 – Anna Maria Damigella, Bruno Mantura (a cura di), Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione,
catalogo della mostra, Milano, FMR, 1989, courtesy Bibiana Borzì


Damigella ha di fatto superato le precedenti e parziali letture sull'artista. Particolare attenzione è stata riservata a quegli aspetti meno indagati di Sartorio, come i bozzetti per il Duomo di Messina 18. In questo modo, l'autrice ha contribuito in modo decisivo alla rinascita degli studi sartoriani, consolidando la figura di Sartorio come artista poliedrico e centrale nella cultura italiana del primo Novecento.

Un ulteriore pilastro della sua produzione riguarda la valorizzazione critica di artisti siciliani, da nomi già affermati a volti meno noti. In questo ambito, la studiosa ha dedicato saggi e monografie a figure chiave come Nunzio Sciavarello 19, incisore e già direttore dell'Accademia di Belle Arti di Catania, di cui ha ricostruito la poliedrica produzione come scultore e medaglista. Tale attenzione alla Sicilia non è frutto di un mero radicamento geografico ma risponde a un preciso intento storiografico: colmare lacune documentarie, riscattare dalla marginalità percorsi finora trascurati e, soprattutto, riconnettere la periferia siciliana al dibattito artistico nazionale.

Questo filone di studio si è recentemente arricchito di contributi dedicati ad altri esponenti della cultura figurativa tra Otto e Novecento, confermando la volontà di mappare la complessità del territorio isolano. Attraverso il reperimento di documenti originali, la studiosa ha riportato alla luce artisti quali l'illustratore Giovanni Martoglio, lo scultore Salvatore Grita, il pittore Pasquale Liotta.

Il primo, fratello del noto commediografo catanese Nino Martoglio, è rimasto a lungo ai margini della storiografia artistica. Damigella, con un'indagine del tutto inedita, propone una ricostruzione completa della sua personalità, fondata su documenti d'archivio, lettere, scritti autobiografici, oltre che su un consistente corpus di opere provenienti dall'atelier dell'artista e da collezioni pubbliche. La figura di Giovanni Martoglio (Fig. 4) 20

Fig. 4 – Anna Maria Damigella, L'opera grafica di Giovanni Martoglio, Palermo, Sellerio, 1993, courtesy Bibiana Borzì
Fig. 4 – Anna Maria Damigella, L'opera grafica di Giovanni Martoglio,
Palermo, Sellerio, 1993, courtesy Bibiana Borzì


ingiustamente trascurata, recupera così una rinnovata centralità, restituendo il profilo di un autore capace di interpretare in modo personale il linguaggio decorativo dell'Art Nouveau, con una precisa collocazione nell'ambito del Simbolismo romano. Anche nel caso di Grita 21, l'autrice ha condotto un lavoro pioneristico, evidenziandone il verismo sociale e la singolare sperimentazione plastica; per Liotta 22 (Fig. 5), invece, ha ricostruito l'importante parabola internazionale delineando, ancora una volta, il percorso di un artista tutt'altro che secondario.



Fig. 5 – Anna Maria Damigella, Novità sul pittore Pasquale Liotta (1850-1909) lungo la rotta Napoli–Catania, Mineo, Centro Studi Ducezio, (1a ed. 2019), 2023, courtesy Leone Venticinque
Fig. 5 – Anna Maria Damigella, Novità sul pittore Pasquale Liotta (1850-1909)
lungo la rotta Napoli–Catania
, Mineo, Centro Studi Ducezio, (1a ed. 2019), 2023, courtesy Leone Venticinque


Uno dei tratti di maggiore originalità nella ricerca di Damigella risiede nel definitivo superamento della dicotomia accademica tra storia dell'architettura e storia dell'arte. Nella sua visione, fenomeni come il Liberty siciliano o le grandi architetture istituzionali romane sono interpretati come organismi unitari. Ciò significa che l'analisi dei prospetti, delle strutture, degli interni non può prescindere da una puntuale comprensione del contesto di riferimento e dalla decodifica iconografica degli apparati decorativi. Il suo interesse per il progetto architettonico, infatti, non è mai scisso da una visione integrata dei linguaggi espressivi. Questo approccio si traduce in una produzione scientifica che ha ridisegnato il volto del Modernismo, specialmente in Sicilia, e il valore della decorazione pubblica nelle grandi committenze romane. Parte consistente della sua ricerca è quindi dedicata alla storia dell'architettura siciliana tra Otto e Novecento. In particolare i due scritti Il contributo di Tommaso Malerba all'architettura liberty a Catania (1907-1915) 23 e Saverio Fragapane (1871-1957). Dallo storicismo romantico al Liberty 24 (Fig. 6)

Fig. 6 – Anna Maria Damigella, Saverio Fragapane (1871–1957). Dallo storicismo romantico al Liberty, Roma, Lithos, 2000, courtesy Bibiana Borzì
Fig. 6 – Anna Maria Damigella, Saverio Fragapane (1871–1957)
Dallo storicismo romantico al Liberty
, Roma, Lithos, 2000, courtesy Bibiana Borzì


costituiscono modelli esemplari di ricostruzione critico-documentaria. In queste opere, l'autrice si concentra su due progettisti poco studiati, non limitandosi a una mera catalogazione delle architetture, ma ridisegnando il quadro della situazione isolana, con particolare attenzione alle dinamiche di ricezione dei modelli europei e le specificità regionali. Si tratta di studi capitali, che costituiscono un unicum nel contesto storiografico, colmando lacune evidenti nella bibliografia dedicata ai due architetti siciliani. Il testo su Fragapane, infatti, si configura come un approfondimento monografico che, per la prima volta, mette in luce le caratteristiche linguistiche del progettista calatino, allievo di Ernesto Basile, e la sua adesione al Liberty, al Déco, fino all'epilogo razionalista. Analogamente, il saggio su Malerba rappresenta un contributo decisivo per la comprensione dell'attività dell'architetto catanese. Attraverso l'analisi di alcune opere emblematiche — quali lo scomparso chiosco Inserra, il negozio Frigeri o il singolare Palazzo Mazzone — Damigella mette in luce il ruolo peculiare di Malerba nel panorama etneo, evidenziandone l'originalità espressiva e la capacità di declinare il linguaggio liberty in forme autonome e sperimentali.

Un ulteriore contributo alla storia dell'architettura è contenuto all'interno del volume L'orientalismo nell'architettura italiana tra Ottocento e Novecento 25; qui l'autrice arricchisce la storiografia di settore, analizzando la declinazione romana del gusto esotico attraverso le cosiddette architetture effimere. Lo studio si focalizza su allestimenti festivi e padiglioni espositivi che introdussero nella Capitale un linguaggio fatto di logge, archi moreschi e vivaci policromie. Un'attenzione specifica è riservata al perduto villino del pittore spagnolo José Villegas, firmato da Ernesto Basile. L'edificio in questione, prima della sua demolizione, rappresentava una delle massime testimonianze di stile neomoresco presenti a Roma, applicato alla tipologia della residenza privata.

A questo filone si intreccia anche un interesse costante per quegli artisti “totali” capaci di far dialogare le arti visive con lo spazio costruito. È il caso dei contributi dedicati a Giulio Bargellini e Arturo Dazzi – all'interno del volume Il Palazzo nuovo della Banca d'Italia 26 – nei quali Damigella analizza i complessi programmi decorativi del cantiere istituzionale romano, mettendo in luce un prezioso connubio tra scultura monumentale, architettura pubblica e costruzione di una identità nazionale. Attraverso lo studio dei cicli plastici e pittorici del palazzo romano, emerge una visione dell'architettura come sintesi di linguaggi diversi. Il serrato confronto tra spazio, forma e apparato simbolico testimonia, ancora una volta, una capacità critica in grado di muoversi con eguale interesse tra i generi artistici, dalla grande scala dell'architettura, alla piccola scala delle arti minori.

In questa medesima linea interpretativa si collocano i numerosi studi su Duilio Cambellotti 27, figura che, al pari di Sartorio, incarna l'ideale dell'artista artigiano legato indissolubilmente alla dimensione architettonica. L'autrice si sofferma sull'abilità di Cambellotti di intervenire sullo spazio, attraverso una padronanza plastica e grafica che trasforma l'edificio in un'opera d'arte totale, spaziando dalla vetrata al fregio scultoreo. Emerge, dunque, come per tali artisti la decorazione non sia un surplus ornamentale ma una parte essenziale del progetto architettonico, capace di comunicare valori civili e mitologie moderne.

Un sentito ringraziamento va ad Anna Maria Damigella per il duraturo e ininterrotto contributo al dibattito storiografico nazionale. Con coraggio critico è riuscita a ridare voce ad autori spesso dimenticati o considerati espressioni di un regionalismo marginale. La sua capacità di coniugare analisi artistica e architettonica rimarrà un solido paradigma metodologico, in grado di indicare nuove prospettive d'indagine agli studiosi a venire. Il suo è un lascito scientifico e umano, che invita a guardare con occhi nuovi e attenti ogni forma espressiva, indagando anche nelle pieghe della produzione cosiddetta “minore”, perché, come lei ci ha insegnato, è proprio lì che spesso si celano le chiavi di volta per comprendere la complessità della cultura visuale.



           

NOTE

1Anna Maria Damigella (Catania, 19 gennaio 1939 – Roma, 16 maggio 2025), storica dell'arte e saggista, ha dedicato la propria ricerca all'arte e all'architettura italiane tra Otto e Novecento, con studi e monografie di riferimento sul Liberty e sul Simbolismo. Già docente presso le Accademie di Belle Arti di Catania, Firenze e Roma, si è distinta per un'intensa attività scientifica e curatoriale, partecipando a convegni e curando mostre tematiche, secondo un approccio interdisciplinare attento al dialogo tra i diversi linguaggi espressivi.

2 DAMIGELLA 1971; DAMIGELLA 1997a.

3 DAMIGELLA 1966; DAMIGELLA 1967a; DAMIGELLA 1967b; DAMIGELLA 1969a.

4 DAMIGELLA 1967c.

5 DAMIGELLA 1969b.

6 DAMIGELLA 1981.

7 DAMIGELLA, MANTURA, QUESADA, 1991a

8 BONASEGALE, DAMIGELLA, MANTURA 1999.

9 DAMIGELLA 1989a; DAMIGELLA 1993a; DAMIGELLA 2007d.

10 L'attività curatoriale di Anna Maria Damigella si sviluppa lungo un arco cronologico ampio, tra gli anni Settanta e Duemila, e comprende numerosi progetti espositivi con contributi critici in catalogo. Tra i principali si segnalano:
Mostra grafica di Duilio Cambellotti
(Roma, 1970), Un modello di decorazione liberty. La Scuola d'arte applicata all'industria di Siracusa, 1883–1914 (Roma, 1983), Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione (Roma, 1989), Giulio Aristide Sartorio. 1860 1932 (Roma, 2006). Negli ultimi anni della sua carriera la studiosa ha partecipato a progetti di respiro storico istituzionale, tra cui Artisti italiani in Terra Santa (2009), confermando il suo costante impegno nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Cfr. DAMIGELLA, PIANTONI 1970; DAMIGELLA 1983; DAMIGELLA, MANTURA 1989b; DAMIGELLA 2006; DAMIGELLA, MANTURA, SECCO 2009.

11 DAMIGELLA 2012.

12 DAMIGELLA 2020.

13 DAMIGELLA 1997b.

14 DAMIGELLA 1980c.

15 DAMIGELLA, BORSI, SCARDINO 1986; DAMIGELLA 2007a.

16 DAMIGELLA, MANTURA 1989b.

17 DAMIGELLA 2006.

18 BARBERA, DAMIGELLA 1989c.

19 DAMIGELLA 1976; DAMIGELLA 1993b.

20 DAMIGELLA 1993c.

21 DAMIGELLA 1998.

22 DAMIGELLA 2004a; DAMIGELLA 2019.

23 DAMIGELLA 2007c.

24 DAMIGELLA 2000b.

25 DAMIGELLA 1999.

26 DAMIGELLA 1991b.

27 DAMIGELLA 1974; DAMIGELLA 1977a; DAMIGELLA 1980a; DAMIGELLA 1980b; MIRACCO; DAMIGELLA, TETRO 2003; DAMIGELLA 2015.



      

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Giovanna BONASEGALE, Anna Maria DAMIGELLA, Bruno MANTURA (a cura di), Cambellotti (1876-1960), catalogo della mostra, Roma, De Luca, 1999.

DAMIGELLA 2000a

Anna Maria DAMIGELLA, Simbolismo, Roma, Lithos, 2000.

DAMIGELLA 2000b

EAD., Saverio Fragapane (1871–1957). Dallo storicismo romantico al Liberty, Lecce, Edizioni del Grifo, 2000.

DAMIGELLA 2002

EAD., L'artista studente. I concorsi del Pensionato Artistico Nazionale (1891–1939), Roma, SACS, 2002.

MIRACCO, DAMIGELLA, TETRO 2003

Renato MIRACCO, Anna Maria DAMIGELLA, Francesco TETRO, Duilio Cambellotti: opere dall'Archivio, Milano, Mazzotta, 2003.

DAMIGELLA 2004a

Anna Maria DAMIGELLA, Pasquale Liotta. Un pittore siciliano tra Napoli e Parigi, Roma, Lithos, 2004.

DAMIGELLA 2004b

EAD., La natura, l'uomo, il mito nell'immaginario dei simbolisti, Roma, Lithos, 2004.

DAMIGELLA 2006

EAD., Immaginazione, cultura, realtà nell'arte di Sartorio, in Renato Miracco (a cura di), Giulio Aristide Sartorio 1860-1932, catalogo della mostra, Maschietto Editore/Mandragora, Firenze, 2006, pp. 17-33.

DAMIGELLA 2007a

EAD., Nuovi ideali artistici e simbolici nel fregio di Sartorio, in Renato Miracco (a cura di), Il fregio di Giulio Aristide Sartorio, catalogo della mostra, Milano, Leonardo International, 2007, pp. 93-106.

DAMIGELLA 2007b

EAD., La scultura del Pensionato Artistico Nazionale (1891–1940), Roma, Lithos, 2007.

DAMIGELLA 2007c

EAD., Il contributo di Tommaso Malerba all'architettura liberty a Catania, in “Arte Documento”, n. 23, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2007, pp. 240-251, 2007.

DAMIGELLA 2007d

EAD., Gauguin a Tahiti, Firenze, Giunti, 2007 (Art Dossier).

DAMIGELLA, MANTURA, SECCO 2009

Bruno MANTURA, Anna Maria DAMIGELLA, Gian Maria SECCO SUARDO (a cura di), Artisti italiani in Terra Santa. Pittori, scultori e artigiani nei cantieri di Antonio Barluzzi (1914–1955), catalogo della mostra, Roma, Gangemi, 2009.

D'ACHILLE, DAMIGELLA, SIMONGINI 2010

Tiziana D'ACHILLE, Anna Maria DAMIGELLA, Gabriele SIMONGINI (a cura di), Romaccademia. Un secolo d'arte da Sartorio a Scialoja, catalogo della mostra, Roma, Gangemi, 2010.

DAMIGELLA 2012

Anna Maria DAMIGELLA, Luigi Capuana e le arti figurative, Milano, LED Edizioni Universitarie, 2012.

DAMIGELLA 2015

EAD., Duilio Cambellotti e le arti decorative a Roma, conferenza, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 19 Novembre 2015.

DAMIGELLA 2019

EAD., Novità sul pittore Pasquale Liotta (1850-1909) lungo la rotta Napoli–Catania, Mineo, Centro Studi Ducezio, 2019.

GUZZANTI 2020

Corrado GUZZANTI, Le diverse forme delle nubi spiegate colla fotografia, a cura di Anna Maria Damigella, Mineo, Centro Studi Ducezio, 2020.

DAMIGELLA 2020

Anna Maria DAMIGELLA, D'Annunzio e l'arte contemporanea europea. Simbolismo e Art Nouveau tra Italia e Francia, 1900 1910, in “Archivio d'Annunzio”, Vol. 7, 2020, pp. 101-122.

DAMIGELLA 2021

EAD., Fausto Giorno. Meteora futurista da Lipari a Bologna (1927-1934), Mineo, Centro Studi Ducezio, 2021.

DAMIGELLA 2022

EAD.,“La Sicile illustrée” (1904-1911). Orgoglio sicilianista e proiezione cosmopolita. Luigi Capuana, Masino Termine, Giuseppe Rondini, Salvatore Gregorietti e altri, Mineo, Centro Studi Ducezio, 2022.

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Contributo valutato da due referees anonimi nel rispetto delle finalità scientifiche, informative, creative e culturali storico-artistiche della rivista

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