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Abstract
Il
saggio ricostruisce il profilo scientifico e metodologico di Anna
Maria Damigella, figura centrale della storiografia artistica
italiana del secondo Novecento, mettendone in luce l'originalità
critica e l'approccio interdisciplinare. Attraverso l'analisi di un
vasto corpus di studi dedicati all'arte, all'architettura e ai
linguaggi della modernità, il contributo evidenzia come la studiosa
abbia elaborato un metodo fondato sul primato del documento, sulla
lettura integrata delle arti visive e sul superamento delle
tradizionali categorie disciplinari. Damigella si è distinta per le
sue ricerche sul Simbolismo, sul Divisionismo e sulle Avanguardie,
dedicando, soprattutto nella fase più matura della sua produzione,
un'attenzione sistematica alla valorizzazione di artisti e architetti
siciliani attivi tra Otto e Novecento, spesso trascurati dagli studi
di settore. Il testo approfondisce inoltre il ruolo centrale
attribuito dalla studiosa al rapporto tra immagine e spazio
architettonico, alla decorazione intesa come componente strutturale
del progetto e al dialogo costante tra arti figurative, letteratura e
teatro. Ne emerge il profilo di una storica dell'arte capace di
coniugare rigore filologico, raffinata sensibilità visiva e una
solida visione d'insieme, il cui lascito, intellettuale e umano,
continua a offrire strumenti critici fondamentali per
l'interpretazione della cultura visuale moderna.
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