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La Mostra di Rothko a Firenze: una recensione
Veronica Caliendo
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 5 Maggio 2026, n. 1005
https://www.bta.it/txt/a0/10/bta01005.html
Articolo presentato in data 16 Marzo 2026, Accettato in data 2 Maggio 2026 e pubblicato il 5 Maggio 2026
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Area Mostre

ABSTRACT

L'articolo recensisce la mostra Rothko a Firenze, che si tiene presso il Palazzo Strozzi di Firenze dal 14 marzo al 23 agosto 2026. La mostra, visitata in anteprima il giorno 12 marzo ed inaugurata il 14 marzo, propone al pubblico italiano una riflessione su uno dei più importanti protagonisti della pittura del Novecento: Mark Rothko.

L’esposizione, curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, si inserisce nel programma espositivo della Fondazione di Palazzo Strozzi come un progetto di forte respiro internazionale, capace di mettere in dialogo la ricerca dell’artista americano con la tradizione culturale e spirituale della città di Firenze, l'esposizione ricostruisce, in un ampio e articolato lavoro scientifico, lo sviluppo artistico e stilistico dell’artista anche in considerazione dei suoi viaggia in Italia e del suo legame con la città di Firenze.


Rothko a Firenze

Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione del linguaggio pittorico di Rothko, dagli esordi figurativi degli anni Trenta, fino alla radicale semplificazione formale che caratterizza le opere degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui il colore diventa protagonista assoluto, articolato in ampie superfici stratificate e vibranti, pensato e vissuto per condividere e generare un’intensa esperienza visiva ed emotiva.

Attraverso una selezione significativa di oltre 70 opere provenienti da importanti collezioni museali internazionali - molte delle quali mai esposte prima in Italia, la mostra consente di osservare il processo che conduce l’artista verso la definizione dei celebri color field, le grandi superfici di colore costruite attraverso sottili velature sovrapposte, che diventeranno il tratto distintivo della sua pittura.

Per Rothko la pittura non era mai un semplice esercizio formale, l’artista concepiva le proprie opere come spazi di contemplazione, luoghi di luce e di silenzio nei quali lo spettatore potesse entrare in relazione diretta con il colore, invitando a una fruizione lenta. Questa dimensione contemplativa, quasi meditativa, è forse l’intento più profondo della poetica rothkiana: creare immagini capaci di suscitare una risposta emotiva immediata - al di là della rappresentazione. Ma è anche il punto di partenza della mostra di Palazzo Strozzi: il rapporto tra l’opera di Rothko e la tradizione artistica italiana. Christopher Rothko, figlio dell’artista e principale curatore della mostra, richiama l’importanza del viaggio compiuto dal padre in Italia nel 1950, indicandolo come un momento decisivo nella maturazione del linguaggio dell’artista.

Il confronto con la pittura rinascimentale – e con la dimensione luminosa e spirituale delle opere presenti a Firenze – diventa una chiave di lettura essenziale per comprendere la tensione trascendente che attraversa la sua ricerca. In particolare, il suo incontro con la spiritualità pittorica del Beato Angelico nel convento di San Marco e con la concezione dello spazio di Michelangelo nelle opere architettoniche fiorentine.

La sua visita alla Biblioteca Laurenziana con il monumentale Vestibolo ispirò Rothko per il celebre ciclo destinato all’esclusivo ristorante Four Season di New York mai consegnato e poi donato, in parte, alla Tate di Londra.



Fig. 1 - Mark Rothko, opere a partire da sinistra:
Four Darks in Red, 1958, Whitney Museum of Ameican Art, New York – Untitled, 1964, Centre Pompidou, Parigi - Untitled, 1964, Collezione Kate Rothko Prizel e Ilya Prizel, n. 765 – Light Red over Black, 1957, Tate Gallery, Londra
Fig. 1 - Mark Rothko, opere a partire da sinistra: Four Darks in Red, 1958, Whitney Museum of Ameican Art, New York – Untitled, 1964, Centre Pompidou, Parigi - Untitled, 1964, Collezione Kate Rothko Prizel e Ilya Prizel, n. 765 – Light Red over Black, 1957, Tate Gallery, Londra

In questo senso, il dialogo ideale tra Rothko e la città di Firenze appare profondamente e particolarmente calzante. La riduzione della forma operata dall’artista americano trasforma la dimensione spirituale dell’immagine figurativa classica in un’esperienza percettiva essenziale, nella quale il colore sembra respirare e dilatarsi nello spazio, generando un’atmosfera immersiva. La tela diventa così uno spazio di presenza più che di rappresentazione.

Non è un caso che l’artista insistesse sul rapporto diretto e ravvicinato con il pubblico alle sue tele, infatti non concepiva il quadro come un oggetto da osservare a distanza. Le sue tele dovevano essere installate poco sollevate da terra e osservate da vicino, dominando così il campo visivo dell’osservatore e creando l’impressione di “entrare” nel colore.



Fig. 2 - Mark Rothko, opere: Untitled – 1969, Collezione Christopher Rothko
Fig. 2 - Mark Rothko, opere: Untitled – 1969, Collezione Christopher Rothko

La mostra invita proprio a questa esperienza: sostare davanti ai dipinti, lasciarsi attraversare dal colore, percepire quella tensione quasi spirituale che attraversa la sua pittura.

Di fronte ai grandi campi cromatici – blu intensi, rossi profondi, aranci luminosi, neri e grigi attraversati da vibrazioni di luce – la pittura di Rothko continua a chiedere qualcosa che oggi appare quasi insolito: tempo, attenzione, lentezza, concentrazione, disponibilità emotiva.

La mostra di Palazzo Strozzi si configura dunque non soltanto come una retrospettiva monografica ma evidenza la continuità di una ricerca che attraversa i secoli: quella di un’arte capace di interrogare l’uomo nella sua dimensione più profonda. In quest’ottica il progetto espositivo si estende anche ad altri luoghi simbolo della città, coinvolgendo le due tappe fondamentali del suo viaggio del 1950: il Museo di San Marco e il Vestibolo della Biblioteca Laurenziana.

Con questo progetto espositivo, Palazzo Strozzi conferma ancora una volta il proprio ruolo nel panorama culturale italiano, proponendo al pubblico un’esperienza capace di coniugare rigore scientifico e forte impatto emotivo.


Rothko a Firenze, sede di Palazzo Strozzi:

Il percorso espositivo concepito nella sede di Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere lo sviluppo dei diversi momenti della sua ricerca artistica.


Sala 1: Figurazione e Surrealismo

In questa sala si trovano alcuni esempi del primo periodo figurativo Di Rothko: scene urbane, nature morte, ritratti. La prima sala si apre con la visione del celebre ed unico autoritratto dell’artista, dipinto nel 1936 che prende inspirazione dall’autoritratto di Rembrant del 1660, visto al Metropolitan museum of Art di N.Y. All’inizio degli anni Quaranta l’artista lascia il figurativo per giungere ad uno stile neo-surrealista e, ispirandosi ai miti dell’antichità, crea figure biomorfiche e primordiali che diventano una chiave per accedere al modo dell’inconscio.


Sala 2: Multiforms, opere preclassiche e della prima fase classica

Verso il 1946 Rothko, superando lo stile neosurrealista, arriva al passaggio verso la dissoluzione delle forme. Crea grandi campiture di colore costruite attraverso sottili velature sovrapposte. Le opere di questo periodo diventeranno note in seguito come Multiforms. Nelle prime astrazioni dominano i contrasti cromatici in seguito, tra il 1948 e 1949, le superfici assumono una forma “organizzata” di cui l’opera No.3/No.13 ne è un esempio.


Sala 3: Anni Cinquanta

Le opere in questa sala mostrano il periodo considerato della sua maturità dell’artistica. È l’anno del viaggio in Europa e dell’incontro a Firenze con il Beato Angelico e Michelangelo, ma non solo. L’equilibrio cromatico, le proporzioni, la luce, tutto svolge un ruolo che parla dell’esperienza emotiva che l’artista vive e desidera far vivere, come nell’opera Untitled,1952-1953. La tonalità si sposta perso tavolozze più profonde e intense.


Sala 4: Metà e fine anni Cinquanta

È la sala dedicata alle opere di una fase considerata più introspettiva. La tavolozza vira su toni di verdi e blu che creano un’atmosfera di riflessione, quasi di silenzio contemplativo.


Sala 5 e Sala 6: Bozzetti per i Seagram Murals/Harvard Murals

Due piccole sale dedicate ai bozzetti realizzati tra il 1958 e il 1962, studi per la realizzazione della serie dei murali Seagram per Harvard. In particolare, i bozzetti riuniti nella sala n. 6 coincidono con un altro viaggio di Rothko in Italia, il viaggio del 1959.


Sala 7: Primi anni Sessanta

Sono qui raccolte alcune opere che l’artista realizzò per il Four Season ristorante all’interno del Seagram Building di New York progettato a Mies van der Rohe e Philip Jonson (di cui sono presenti in mostra alcuni disegni-saletta n. 5). Per queste opere Rothko trarrà ispirazione dall’architettura di Michelangelo, l’artista infatti era rimasto particolarmente colpito dal Vestibolo della Biblioteca

Laurenziana a Firenze, con i suoi grigi e bianchi in un ambiente pensato da Michelangelo come rottura col canone classico, con colonne incassate che non sostengono, finestre cieche, spazio angusto stretto e alto. Rothko realizza opere con ampie campiture di rosso scuro e nero prodomi degli Harvard Murals che avrebbe terminato nel 1962.


Sala 8: Tardi anni Cinquanta - primi Sessanta

Nel 1958 insieme ad altri artisti americani espone alla Biennale di Venezia in rappresentanza dell’America che mostra una nuova svolta dell’opera di Rothko. Nel 1959 visita Pompei e i templi di Paestum che influenzano la sua tavolozza dominata da rossi sempre più profondamente stratificati. Dirà: «Per tutta una vita non ho fatto altro che dipingere templi e non lo sapevo».


Sala 9: Tardi anni Sessanta

Nell’ultimo decennio Rothko, consacrato come artista a livello internazionale, si dedica ad opere commissionate da privati e da istituzioni pubbliche. Tra il 1964 e il 1967 realizzò l’importante progetto di quella che verrà chiamata la Rothko Chapel. Nel 1969 lavorò ad un progetto mai realizzato commissionato dall’UNESCO in cui Rothko tornò alla tela dopo essersi dedicato alla pittura su carta. Queste opere, sui toni dei grigi, sono incorniciate da un bordo bianco che fa focalizzare lo spettatore sul piano immagine.


Sala 10: Opere tarde su carta

Le opere degli ultimi mesi di vita, prima di suicidarsi nel suo studio il 25 febbraio del 1970, variano da colori molto cupi a colori quasi pastello. In questa sala è stato creato un omaggio al Battistero di Firenze in correlazione anche con la Rothko Chapel di Houston, creando un’architettura dedicata a queste ultime opere la cui gamma cromatica per lo più richiama una tavolozza quattrocentesca in un desiderio di spiritualità e contemplazione, come accennato precedentemente.


Rothko a Firenze, sede del Museo di San Marco:

Quando Mark Rothko arriva in Italia nel 1950, il viaggio europeo rappresenta per l’artista un momento di riflessione profonda sulla propria ricerca pittorica. Tra le tappe più significative del suo soggiorno c’è anche Firenze, città che lo colpisce profondamento, in particolare, resta profondamente impressionato dagli affreschi di Beato Angelico nel convento di Museo di San Marco.

Le celle affrescate per i frati domenicani, con le loro scene essenziali e silenziose, costruiscono uno spazio pittorico pensato per la contemplazione. Questa dimensione colpisce profondamente Rothko. In quegli anni l’artista sta già orientando la propria ricerca verso una progressiva riduzione delle forme e verso una pittura sempre più affidata alla forza del colore. L’incontro con la pittura di Beato Angelico sembra rafforzare questa direzione. Ciò che l’artista percepisce nella pittura del frate domenicano è soprattutto l’intenzione spirituale dell’immagine: la capacità dell’opera di trasformarsi in luogo di raccoglimento e di esperienza emotiva.

Nelle celle di San Marco, sono state collocate cinque opere di Rotkho di piccole dimensioni, in dialogo con cinque degli affreschi che avevano contribuito all’idea del colore come spazio da vivere (celle 1-3-4-6-7). Come è stato detto durante la conferenza stampa dalla curatrice Elena Geuna «La scelta delle opere accostate agli affreschi del Beato Angelico nelle celle del complesso di San Marco ha seguito un criterio di affinità di colore, materia e soprattutto di spirito».

Fig. 3 - Beato Angelico Firenze, Noli Me Tangere, 1439-1441, Museo di San Marco, dormitorio, cella 1, Firenze_Mark Rothko, Untitled – 1958, Collezione Christopher Rothko
Fig. 3 - Beato Angelico Firenze, Noli Me Tangere, 1439-1441, Museo di San Marco, dormitorio, cella 1, Firenze_Mark Rothko, Untitled – 1958, Collezione Christopher Rothko

Rothko a Firenze, sede del Vestibolo della Biblioteca Laurenziana:

Nel citato viaggio del 1950 Rothko rimase particolarmente colpito dal Vestibolo che precede la Biblioteca Laurenziana, dall’uso dello spazio nell’opera di Michelangelo. Rothko disse che Michelangelo «è riuscito ad far sì che i visitatori abbiano l’impressione di essere imprigionati dentro una stanza in cui le porte e le finestre sono murate cosicché non resta loro che sbattere la testa contro il muro per l’eternità». Nel Vestibolo sono esposti due studi preparatori per i pannelli del Seagram, di cui altri studi sono esposti a Palazzo Strozzi.



Fig. 4 - Michelangelo Buonarruoti, Vestibolo della Biblioteca Laurenziana, 1525-1571, Firenze_
Mark Rothko, Seagram Murales Study, 1959 – Seagram Murales Study, 1958, Collezione Kate Rothko Prizel e Ilya Prizel, Estate inv. 2108.68
Fig. 4 - Michelangelo Buonarruoti, Vestibolo della Biblioteca Laurenziana, 1525-1571, Firenze_ Mark Rothko, Seagram Murales Study, 1959 – Seagram Murales Study, 1958, Collezione Kate Rothko Prizel e Ilya Prizel, Estate inv. 2108.68

Conferenza Stampa:

Durante la conferenza stampa, che si è svolta il 12 marzo nella sala stampa di Palazzo Strozzi, sono intervenuti i curatori della mostra, Christopher Rothko ed Elena Geuna, il Direttore di Palazzo Strozzi Arturo Galansino e il Presidente della Fondazione di Palazzo Strozzi Luigi de Siervo sottolineando quanto la realizzazione della mostra sia stata frutto di un lungo lavoro sinergico durato cinque anni ricongiungendo idealmente l’artista con la città di Firenze da lui tanto amata.



Fig. 5 - Sala stampa di Palazzo Strozzi, Firenze dove si è svolta la conferenza stampa
Fig. 5 - Sala stampa di Palazzo Strozzi, Firenze dove si è svolta la conferenza stampa

Hanno partecipato: il Sindaco di Firenze, le direttrici del Museo San Marco e della Biblioteca Laurenziana, l’assessore alla cultura della Regione Toscana e vari Sponsor e sostenitori privati.


BIBLIOGRAFIA


ROTHKO 2007

Mark ROTHKO, Scritti sull’arte. 1934–1969, Roma, Donzelli Editore, 2007.


BARISON 2011

Marcello BARISON, Sulla soglia del nulla. Mark Rothko: l’immagine oltre lo spazio, Milano, Mimesis Edizioni, 2011.


ROTHKO 2021

Mark ROTHKO, Vivere l’arte. Scritti 1934–1969, a cura di Miguel López-Remiro, ed. it. a cura di R. Venturi, Roma, Donzelli Editore, 2021.


Rothko a Firenze 2026

Rothko a Firenze, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo–23 agosto 2026), a cura di C. Rothko, E. Geuna, Venezia, Marsilio Arte, 2026.


ROTHKO 2026

Christopher ROTHKO, Mark Rothko. Dentro l’opera, Venezia, Marsilio Arte, 2026.



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