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Il volto del paesaggio bellico a Firenze: gli orti di guerra e il contributo di Pietro Porcinai
Claudia Maria Bucelli
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 12 Gennaio 2026, n. 993
https://www.bta.it/txt/a0/09/bta00993.html
Articolo presentato il 29 Dicembre 2025, Accettato in data 02 Gennaio 2026 e pubblicati in data 12 Gennaio 2026
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Abstract
Alcune considerazioni sul fenomeno degli Orti di Guerra a Firenze e in altre città d'Italia nel breve lasso di tempo a ridosso del secondo conflitto mondiale come risposta alle dure ristrettezze alimentari contingenti sono in questo contributo relazionate alla coeva propaganda ufficiale di giornali e filmati LUCE, e alla produzione - manualistica e tecnica, accompagnata da articoli di giornali - per orientare i cittadini alla trasformazione di spazi urbani pubblici e giardini storici pubblici e privati in aree a coltivazioni agricole e orti produttivi sotto l'egida, le direttive e la diretta gestione delle OND-Organizzazioni Nazionali Dopolavoro. Contestualmente viene tratteggiata la coeva attività teorica e progettuale del già all'epoca famoso paesaggista toscano Pietro Porcinai per quello che si configurava come il nuovo paesaggio della guerra. Un nuovo paesaggio che rispondesse alle contemporanee emergenze della guerra. Un paesaggio da doversi integrare al preesistente, dove le trasformazioni della immanente necessità alimentare si sposassero all'estetica circostante dei celebrati paesaggi e giardini italiani. Porcinai, voce isolata a difesa del valore artistico-architettonico del giardino e sostenitore dell'importanza di armonia estetica anche nelle modalità eminentemente produttive del tempo di guerra, fu energico nel tentativo di salvaguardare il patrimonio del verde storico, minacciato, oltre che da stravolgimenti sommari di nuove coltivazioni, da edificazioni selvagge. Segnalò la necessità di progettare le nuove espansioni urbane in sintonia di architetture contemporanee con i prospicienti spazi aperti, ribadì la necessità di preparazione estetica e artistica, oltreché tecnica e scientifica, per i professionisti chiamati a intervenire non solo in ambiti civili, ma anche militari, soprattutto nei mascheramenti per la mimetizzazione di aree sensibili, che, assieme ad orti di guerra, progettò in risposta alle necessità specifiche del periodo.


Una necessità impellente, gli orti di guerra

Quelli di fine ottobre 1940 sono giorni in cui il Fascismo non tollera indifferenza o assenza partecipativa. Mussolini e Hitler stanno per incontrarsi ancora una volta nella splendida cornice di Firenze. È un momento strategico per il regime fascista, che necessita incondizionato consenso e ostenta perciò celebrazioni di grandezza e prefigurazioni di gloria, ancora richiedendo agli italiani cieca fiducia nella futura «Vittoria». In occasione della seconda visita del Führer nella Città del Giglio Mussolini esige dunque che Firenze e tutti i cittadini vengano mobilitati in massa.

Ma è una plumbea, piovosa giornata quella che saluta il 28 ottobre 1940 il Führer e il Duce che in corteo d'onore sfilano fra le acclamazioni della folla. Un'accoglienza ben diversa da quel ‘maggio radioso' che nel 1938 1 aveva ricevuto l'insigne ospite – giunto a rendere visita all'alleato in occasione del secondo anniversario della fondazione dell'Impero - nella magnificenza di allestimenti che avevano trasfigurato il capoluogo toscano in successione di splendide scenografie. Una teatralità posticcia puntigliosamente studiata e accuratamente allestita, rappresentativa di antiche glorie e virtù civili – eredità delle libertà comunali e repubblicane ed evocativa degli splendori rinascimentali – a esaltare la “Firenze fascistissima” in apoteosi di popolo e tripudi di colori, bandiere, festoni fioriti, stendardi gigliati, con cavalieri, giostratori e figuranti dei giochi storici toscani.

Come due anni prima – già preventivamente allontanati i dissidenti - i fiorentini vennero dunque chiamati una seconda volta a onorare il Führer. L'incontro avveniva nella stessa immortale bellezza, nuovamente esaltata, ma non più contornata da scenografie urbane per impressionare il potente alleato e celebrare una superiorità culturale a compensazione del perduto primato politico. Era la marziale suggestione della massiccia presenza di truppe e corpi speciali dell'esercito che ora salutava l'evento. Cadeva infatti il diciottesimo anniversario della marcia su Roma. Ma soprattutto era il giorno in cui l'Italia, già entrata in guerra il 10 giugno dello stesso anno e già promulgatrice delle leggi razziali fra il settembre 1938 e il giugno 1939, parallelamente ad una feroce repressione di qualsiasi manifestazione di dissenso e con il Tribunale Speciale in costante attività, intraprendeva per la prima volta autonomamente un'iniziativa militare, la Campagna di Grecia.

Quando Mussolini accoglie in questa diversa occasione - tenuta segreta fino all'ultimo per motivi di sicurezza - Adolf Hitler che giunge in treno alla stazione di Santa Maria Novella, l'esercito italiano ha infatti da poche ore avviato l'azione bellica contro la Grecia. Un intervento di cui Hitler venne reso edotto solo allora. Una decisione avventata e ben duramente pagata dall'Italia, che con il tributo umano e militare consegnerà al mondo un'immagine di profonda inadeguatezza politica. Fu dunque, questa seconda visita – seppur impeccabile – necessariamente priva della precedente festosità. Meno colori, bandiere, comparse storiche, molta più rigidità di apparati militari e soldati schierati sotto una pioggia battente. Un messaggio intenzionalmente esplicito e politicamente simbolico, ma anche cupo prodromo non a gloriose vittorie bensì a tempi durissimi, già peraltro manifesti. E, nel breve, l'inizio di quelle che saranno ore terribili, all'ombra di un orrore indicibile.

Dietro le ostentate fanfare si stagliava la realtà di ben dure ristrettezze, e da tempo coloro che potevano avevano cercato di integrare le povere e sempre decrescenti razioni alimentari coltivando orticelli familiari in giardini privati e su balconi e terrazzi. Già al volgere del terzo decennio del ‘900 infatti, al di là della propaganda a coprire voci di dissenso e dietro l'altisonanza dei proclami, la tragicità della situazione economica in Italia era emersa da tempo in tutta la sua amarezza e fatica. L'autarchia degli anni Trenta aveva messo a dura prova gli italiani, nel breve poi costretti a fronteggiare la realtà della vera miseria. Eran dunque quelli - pur celebrati in pompa magna - giorni in cui in pieno regime autarchico e in piena guerra la fame mordeva, e per cercare di fronteggiare la drammatica situazione alimentare 2 il Duce già da mesi aveva ordinato – azione propagandistica più che efficace programmazione - che nessuna zolla coltivabile restasse incolta e che tutti i parchi, giardini e viali pubblici e privati, nonché tutte le altre aree in qualche modo disponibili per coltivazioni agricole fossero trasformate in campi coltivati e orti dove piantare patate, girasoli e cavoli a risposta all'imperativo «non un lembo di terreno incolto» 3.

L'iniziativa, promossa fin dai primi mesi del 1940 al fine di contrastare la crisi alimentare, aveva visto l'Opera Nazionale Dopolavoro (OND) incaricata dell'attuazione dello sbandierato programma di «ruralizzazione degli italiani» con la promozione di uno specifico associazionismo sulla coltivazione degli orti urbani 4.

Dopo le fatiche dell'inverno 1941, che aveva colto impreparati i cittadini - ritrovatisi senza scorte e provviste per quello che credevano sarebbe stato un breve conflitto - patendo fin da subito gravi disagi, il Ministero dell'Agricoltura aveva lanciato, a marzo, una campagna di coltivazione degli appezzamenti di terra disponibili per potere far fronte alla richiesta di generi di prima necessità 5, con la previsione di piantare in abbondanza e a rotazione ortaggi primaverili, estivi e invernali, fra cui «broccoli, finocchi, sedani, rape, broccoletti di rape, spinaci, bieta, cavoli cappuccio, cipolle ed insalate, patate e legumi» 6. «Seminare molto e bene» 7 era l'imperativo dei manifesti propagandistici promossi in occasione del lancio della massiccia campagna per l'utilizzo di tutti gli appezzamenti di terra – pianificati su mappe dagli uffici comunali nella suddivisione in lotti il più possibile omogenei in dimensioni, ed assegnati a enti o persone fisiche col sistema della colonia per facilitarne la gestione e coltivazione - disponibili alla coltivazione di alimenti di prima necessità. Successivamente, il 18 agosto 1941 era arrivato «a tutti i Podestà di tutti i comuni d'Italia» un telegramma di Mussolini in cui si ordinava: «Vi impegno personalmente a non lasciare incoltivata una sola zolla – dico una sola – del territorio del Vostro Comune. Superate ogni eventuale ostacolo aut pigrizia aut misoneismo di singoli. Dovete contribuire e contribuirete ad alleviare il problema alimentare e lo farete. Premierò quelli più meritevoli» 8. Erano dunque stati ufficialmente istituiti, accompagnati dai consueti toni altisonanti della stampa di regime, gli “orti di guerra”, cui si erano affiancati ove possibile negli uffici dei Dopolavoro dei punti di consulenza tecnica agraria per fornire istruzioni per scelta di sementi, stagionalità di colture e modalità di coltivazione. «La parola d'ordine in tempo di guerra è di utilizzare ogni energia, sfruttare ogni risorsa. Obbedendo a questa precisa direttiva è sorta l'iniziativa degli “orti di guerra” moltiplicando i quali non una zolla di terreno produttivo dovrà restare inutilizzata» 9. E così fu.

Memoria storica evocativa di similari esempi creati nella Penisola a ridosso della prima guerra mondiale, affiancamento ai molti tentativi autonomi dei cittadini che da tempo cercavano di sopperire alla penuria di cibo, gli “orti di guerra” furono dunque una iniziativa a contrasto di una crisi alimentare pervenuta a livelli allarmanti, e, con la dichiarazione di guerra e l'entrata dell'Italia nel secondo conflitto, ulteriormente tragicamente aggravatasi. L'inizio delle belligeranze aveva inasprito un problema esistente, dato che le ristrettezze e la mancanza di generi di prima necessità si erano fatti sentire ai civili, costringendoli, ben prima dei fatidici bollini delle tessere alimentari, a diete forzate. Il bisogno di fonti alternative di sussistenza si era quindi reso impellente, e l'imperativo «create l'orto di guerra, è il dovere di ogni italiano» affisso anche in strada dalla propaganda bolognese per invitare ad intensificare le colture nei terreni privati, sollecitava, ancora nel 1941, ogni energia e risorsa per risposte a urgenze già resesi drammaticamente palpabili. La realtà della fame si era da tempo appalesata in modo tangibile. Fin dal settembre del 1939 era scattato il divieto di vendita della carne per due giorni la settimana, che diventeranno tre a partire dall'anno successivo, invitando a consumare pesce, peraltro non economico. Dieci giorni prima della dichiarazione di guerra era stato razionalizzato il sapone, quantificato in 200 grammi al mese a testa, suggerendo di utilizzare candeggina e cenere per i bucati. Dal gennaio 1940 i cittadini italiani erano stati disposti per decreto ministeriale di tessera annonaria, ribattezzata “tessera della fame”. Dal 1° febbraio erano stati razionati zucchero e caffè, pochi mesi dopo tesserati olio, burro e strutto, entro la fine dell'anno farina, pasta e riso. Alla fine del 1940 le restrizioni diventarono ancora più pesanti: fu vietata la confezione dei biscotti dolci, l'impasto del pane venne miscelato con farina di granoturco, la pasta era erogata in due chili al mese a persona, che scenderanno ben presto a un solo chilo per la Toscana (mentre nel Meridione si stabilizzerà nella quota di 1800 grammi). Vennero interdetti i panettoni in occasione delle feste, e con l'arrivo dell'autunno dello stesso anno il pane fu tesserato a 200 grammi quotidiani a testa scendendo, pochi mesi dopo, a soli 150. Già scomparsa la carne, burro, olio e zucchero divennero presto una rarità, e per il latte occorreva iscriversi al “registro del lattaio”. Se i combattimenti impiegavano i soldati e i bombardamenti riguardavano brani di città, i razionamenti colpivano indistintamente ogni famiglia, sconvolgendo le abitudini alimentari delle popolazioni non ancora alla fame, ma ben preoccupate dalle severe restrizioni che vedevano velocemente svanire dai banchi dei mercati e dai negozi le ormai costosissime materie prime 10. Prosperava la borsa nera, e davanti allo spettro della fame gli italiani residenti in città, che ben più dei contadini ne pativano i morsi, acquistavano a peso d'oro il necessario per sopravvivere, facendo quotidianamente i conti con le dure ristrettezze imposte. «Se mangi troppo derubi la patria» era un altro degli slogan ricorrenti a sostenere le tessere annonarie, mentre si diffondevano opuscoli e rubriche con consigli e ricettari rivolti alle massaie per suggerimenti su come organizzare la tavola con il poco disponibile in tempi di magra, utilizzando ingredienti di recupero per ogni piatto. Celebri all'epoca i suggerimenti di Petronilla - al secolo Amalia Moretti Foggia della Rovere - dalle pagine dell'allora diffusissima Domenica del Corriere che dai consigli medici, dietetici, erboristici e igienici, sotto lo pseudonimo di Dott. Amal passò a suggerimenti culinari in una rubrica dedicata 11 che in periodo di guerra si orientò a ricettari consoni alle ristrettezze, con ingredienti di riciclo per una gastronomia semplice in tempi di penuria.

Gli “orti di guerra” si diffusero quindi, affiancando le iniziative private da tempo inevitabilmente intraprese, coinvolgendo l'intera popolazione. Ovunque vi fosse un lembo di terreno utile alla coltivazione in vista di una qualsiasi produzione agricola si procedeva ad avviare l'“orto di guerra” alla cui cura erano chiamati tutti i cittadini, seminando ogni angolo a libera superficie e affiancandovi ove possibile la costruzione di pollai e conigliere, coltivando anche carpe, trote, avanotti e anguille nei bacini disponibili, come nei laghetti di Villa Paganini e Villa Umberto a Roma 12.

Se un aumento di produzione agricola nazionale era peraltro già stato auspicato dal 1925, quando il regime aveva avviato la cosiddetta “battaglia del grano” mirando in particolare ad un consistente incremento della produzione di frumento, la modalità si orientava all'epoca più ad ampliare il rendimento che ad estendere le aree coltivate, peraltro comunque già potenziate dal programma di bonifiche delle aree paludose, affiancandosi all'utilizzo di fertilizzanti, alla sponsorizzazione dell'ammodernamento delle tecnologie impiegate e all'istituzione delle “Cattedre Ambulanti di Agricoltura” in vista di uno sviluppo del settore e conseguente potenziale autosufficienza, svincolata il più possibile da importazioni estere 13. E già da prima, ma a maggior ragione a ridosso del secondo conflitto, i raccolti e la mietitura venivano pomposamente celebrati a scopo propagandistico nella festa della “battaglia del grano” con i toni entusiastici della stampa di regime.

Le trebbiature avevano luogo nelle piazze principali come occasioni celebrative, con i covoni, frutto del lavoro di operai e contadini, ma anche di studenti universitari e superiori sotto l'egida dell'Opera Nazionale Dopolavoro, ricoperti da bandiere tricolori e vessilli fascisti benedetti dai porporati in carica a mostrare l'unione di tutti gli italiani nel comune sforzo e impegno patriottico.

Tuttavia sarà solo mesi dopo, in piena disfatta militare e sull'orlo del tracollo, poco prima della caduta del Duce 14, che il governo, nel breve sciolto, produrrà il Regio Decreto Legge 8 febbraio 1943-XXI n. 428 15 a illustrare e regolamentare - tardivamente - tipologia, impianto e modalità gestionali delle aree da coltivarsi dai cittadini, peraltro già stremati dalle severe penurie. Nel Decreto si definiva ufficialmente quanto estemporaneamente da tempo realizzato sulle direttive della propaganda fascista, già esplicita circa le caratteristiche degli appezzamenti di terreno da seminare a scopo alimentare in aeree urbane - spesso ubicati all'interno di giardini e spazi pubblici – con modalità e varietà di coltivazione che prevedevano grano in prevalenza, ma anche orzo, legumi, patate e «quegli ortaggi che nelle contingenze attuali possono dare un apporto considerevole di nutrimento in parziale sostituzione di quanto, per varie cause, più scarseggia per la popolazione civile: la carne» 16.



Diffusione nelle città



«Seminare per vincere» campeggiava sui cartelli che designavano le collocazioni degli “orti di guerra” nelle aree urbane in tutta Italia, un segnale indicativo di rapida identificazione e diffusione, un invito al rispetto e uno sprone all'emulazione anche in altre città, che vedevano le coltivazioni agrarie irrompere come lembi di campagna entro i propri confini, mutandone non solo l'utilizzo, ma anche assetto, estetica, cromie, trasformando i giardini pubblici e privati in orti e affiancando un'aggiuntiva obbligata attività alla quotidianità dei civili: la cura delle nuove superfici coltivate a sostentamento del comune sforzo per la patria.

La diffusione degli “orti di guerra” fu dunque reale e tangibile conseguenza della penuria di generi alimentari dovuta alla sempre maggiore difficoltà di approvvigionamento indotta dagli eventi, unitamente al blocco delle importazioni imposto dal governo. Davanti alla contingenza si sacrificava l'estetica all'utilità, specificando come «forse qualche sentimentale rimpiangerà le variopinte e fragranti aiuole che ornavano gli incomparabili giardini della città, ma in questo clima di guerra (...) tutte le forze della nazione devono tendere alla fatidica parola “VINCERE”» 17.



Non mancava forse anche un ulteriore valore aggiunto:



«Il successo degli orti di guerra fu originato dalla penuria alimentare, a tratti feroce, creata dalla contingenza bellica. Ma si aggiunse a questa anche un aspetto psicologico, legato al rifugio nella generosità della natura che la coltivazione di un piccolo appezzamento offriva. (...) Gli orti offrirono il rimedio del ritorno ai familiari cicli e ritmi della natura. In mezzo al caos, costituivano un'oasi di sicurezza non solo per la promessa di cibo che rappresentavano, ma perché ripristinavano un rapporto diretto tra la terra e chi la coltivava. Partecipare alla riaffermazione dell'ordine naturale forniva conforto e appagamento» 18.


Tuttavia, nonostante l'altisonante propaganda con titoli cubitali sui giornali, fotografie di parchi e giardini pubblici arati, seminati e opimi di raccolti, le immagini del comune sforzo di tutte le classi sociali intente al lavoro dei campi, con persino intere scolaresche impegnate per aiutare a dissodare i fazzoletti di terra attorno alle scuole, e pur nell'imperio autoritario delle direttive in un momento in cui produrre a finalità alimentari era considerato un dovere non solo verso sé stessi ma anche nei confronti della nazione, scarsi furono i risultati effettivamente conseguiti.

Si era trattato dunque, a conti fatti, di un supporto più simbolico che reale, data la problematicità di reperire spazi adatti. In molti casi le difficoltà derivavano da cattiva esposizione o eccessiva ombra, disagio o impossibilità di irrigazione, mancanza di spessore dei terreni o loro collocazione in aree urbane dove per polvere, asfaltature, gas di scarico di autoveicoli, ridotta disponibilità di fertilizzanti, mancanza di manodopera per la massiccia chiamata alle armi – cui le persone rimaste, vecchi, malati, donne e bambini non potevano adeguatamente sopperire - e non da ultimo per i vandalismi cui le coltivazioni potevano essere soggette, il raccolto risulterà spesso compromesso.

Esempi di ampie aree destinate a queste coltivazioni – «Create l'orto di guerra. È il dovere di ogni cittadino italiano!» 19 - erano a Roma ai lati dei Fori Imperiali, alle Terme di Caracalla, attorno alla basilica di Massenzio e dei Mercati traianei, della Mole adriana e dell'Altare della Patria, a Piazza Venezia e Piazza del Popolo, nel piazzale davanti a San Giovanni in Laterano e nel parco della Basilica di San Paolo e in tutte le passeggiate, aiuole e giardinetti di quartiere. I parchi e i giardini storici della capitale erano stati convertiti in orti, con sole poche eccezioni, quali le aree più ombrose di Villa Borghese – tutte le altre ampiamente coltivate ad orto di guerra – là dove l'eccessiva copertura degli altifusti impediva la necessaria insolazione, permettendo solo la produzione di erba da sfalcio. I giardini di Castel Sant'Angelo, di Villa Doria Pamphilj, di Colle Oppio, di Via Panama, della storica passeggiata del Gianicolo, della passeggiata archeologica, il Parco Cesio, risultavano tutti convertiti in orti agricoli con contestuale ampia diffusione di materiale fotografico a ritrarre «l'aratura dei parchi di ville pubbliche» 20, il lavoro nei campi all'ombra dei monumenti, quasi a voler sfatare il sospetto di un ruolo privilegiato riservato all'Urbe 21, e forse a volerne esaltare il ruolo guida per l'intera nazione. Fuor di dubbio, comunque, una finalità promozionale per l'intera operazione posta in essere, prendendo in prestito la maestosa scenografia della capitale che per prima, solenne e al contempo efficiente, obbediva alle direttive del Duce. Quasi che la propaganda necessitasse più efficacia promozionale che funzionalità di interventi, con conseguente orientamento a fini scenografici nella scelta delle aree da coltivare, opportunamente collocate sullo sfondo dei monumenti eterni in vista della divulgazione in fotografie, filmati e cinegiornali LUCE ad illustrare pomposamente più che le coltivazioni, la stessa Roma, all'ombra della quale si dipanavano i successi dell'operazione degli “orti di guerra” 22. Nei giardini di Villa Torlonia poi Donna Rachele, ivi residente dal 1925 su offerta del principe Giovanni Torlonia, già da tempo perseguiva, come altre signore della buona società, l'esempio delle direttive fasciste, collocandosi nel solco di quella signorile tradizione che da sempre serbava aree di giardino alla produttività orticola, unendovi la saggezza contadina delle proprie origini nella cura di piccole coltivazioni di verdure, legumi e frutta per la mensa familiare cui erano affiancati allevamenti di polli, tacchini, pecore e maiali 23.

Nel primo cortometraggio LUCE dedicato agli “orti di guerra”, girato a Roma nel 1941 e intitolato Orti di guerra: raccolta delle patate nei giardini della città universitaria. Pollai di guerra organizzati un po' dovunque, si ritraeva la raccolta di grano, patate e fagioli negli “orti di guerra” ricavati nelle aiuole dell'università La Sapienza, con giovani sorridenti studentesse a trasportare dai campi panieri ricolmi di patate o movimentare grano con forconi mentre la voce narrante informava delle disposizioni governative, a che tutti i proprietari di case autorizzassero i piccoli allevamenti. Veniva mostrato come esempio, in un ampio terrazzo con elegante veduta, un efficiente «allevamento di guerra, conigliere e pollai, che si aggiungono agli orti di guerra» con un pollaio di guerra cittadino a forma di bianca casetta a tetto spiovente dotato di «tutti i più svariati accorgimenti per il migliore rendimento», compresa apertura vetrata su cardini con chiusura a chiave. Anche i cinegiornali successivi vennero dedicati a Roma. Nel marzo 1942 viene proiettato nei cinematografi L'utilizzazione dei terreni disponibili dei parchi e dei giardini di Roma con scene dalle aree attorno a via dell'Impero, alla colonna Traiana, ai Mercati di Traiano, a Castel Sant'Angelo, agli spazi di Piazza di Siena. Nel giugno dello stesso anno seguiva Istantanee negli “orti di guerra” romani dove impiegati e operai si trasformano in coltivatori con viste su via dell'Impero, Colle Oppio, Villa Umberto, Campidoglio, Colosseo, Palatino, San Giovanni, negli spiazzi del Laterano, a Villa Torlonia. Ovunque zelanti gruppi di lavoratori «di tutte le classi sociali» con, quando possibile, graziose e solerti signorine, a «dedicarsi con gioia a questa sana attività» nella soddisfazione di «fiorenti campi di insalate, patate e piselli», e nell'orto di famiglia di una residenza privata dove sono state collocate «lattughe e fagiolini al posto di rose e garofani».

Nella seconda metà dello stesso anno 1942 però, data la drammatica penuria e la reale sofferenza della popolazione civile, anche i cinegiornali cambiarono, per così dire, musica, e alle canzonette in voga e ammiccamenti giovanili sostituirono le messi in piazza come nel Giornale LUCE Festa del grano e della fiera resistenza civile degli italiani del luglio 1942 con mietiture e trebbiature in Piazza Duomo a Milano, alle Cascine a Firenze, in Piazza del Popolo a Roma, e Mietitura del grano a Milano e a Roma del giugno 1943 e il filmato Arezzo e Firenze: trebbiatura grano del luglio dello stesso anno, che sarà quello con cui, a due passi dal crollo, si chiuderà la propaganda cinematografica fascista 24.


[Figg. 1, 2 e 3]



Fig. 1 - Orti di guerra a Firenze: inaugurazione a Campo di Marte del più vasto ‘Orto di guerra' del Dopolavoro dipendenti comunali. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 1 - Orti di guerra a Firenze: inaugurazione a Campo di Marte del più vasto ‘Orto di guerra' del Dopolavoro dipendenti comunali. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Fig. 2 - Orti di guerra a Firenze: raccolto alle Cascine. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 2 - Orti di guerra a Firenze: raccolto alle Cascine. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Fig. 3 - Orti di guerra a Firenze davanti alla stazione di Santa Maria Novella con i lavori di piantagione dell'Orto di Guerra nell'area verso Largo Alinari. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 3 - Orti di guerra a Firenze davanti alla stazione di Santa Maria Novella con i lavori di piantagione dell'Orto di Guerra nell'area verso Largo Alinari. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli


In quella Firenze che esattamente un anno prima aveva visto la popolazione radunarsi in Piazza Signoria per il discorso via radio di Mussolini che annunciava l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania contro Gran Bretagna e Francia, presenti sul balcone di Palazzo Vecchio tutte le autorità, e con la Martinella che suonava a segnalare l'inizio delle belligeranze, già nel giugno 1941 gli “orti di guerra” si estendevano ad aiuole, a spartitraffico, a tutti gli spazi urbani disponibili, e ancora nel Parco delle Cascine - coltivato estensivamente a patate e a grano in ampi appezzamenti - ma anche in pieno centro storico: in piazza San Marco, nel Giardino dell'Orticoltura, nell'Orto Botanico, negli spazi liberi davanti alla recentemente realizzata Stazione di Santa Maria Novella, nel giardino di Boboli, dove il suggestivo spazio scenico dell'anfiteatro, dirimpetto Palazzo Pitti - sontuosa scenografia a giardino della vita di corte fino a tutto il periodo lorenese e anche oltre, nonché solenne scenario, pochi mesi prima, della festa di ginnastica della G.I.L. presenziata dalle Principessa di Piemonte Maria José del Belgio e Duchessa d'Aosta Anna d'Orléans 25 - era stato integralmente seminato a grano. Ove possibile si procedeva anche con allevamenti di carpe e trote nelle pubbliche vasche.

A Milano si mieteva il grano «che il comune ha posto in coltivazione nelle aree pubbliche, circa 90 ettari sui complessivi 150. Il personale dirigente, assistente ed operaio è quello del servizio giardini, che per l'occasione ha trasformato la sua attività da floreale ad agricola. Si miete anche in Piazza della Scala e Piazza del Duomo va prestandosi alla prossima trebbiatura del grano cittadino» e «nelle vaste aiuole e negli spazi del parco, trasformato in podere (...) in Piazza Cavour, (...) davanti alla Stazione Centrale e in Piazza del Duomo si trebbia per la prima volta dopo la fondazione della città» 26.

A Torino il primo parco pubblico ad essere coltivato fu il Parco della Pellerina, un campo da golf che a partire dal 1940 venne seminato a segale. A seguire, in poco meno di due anni, le superfici coltivate aumentarono a dismisura sotto la direzione dell'Ufficio Coltivazioni di Guerra, istituito il 21 agosto 1941, che provvedeva al censimento di tutti i terreni disponibili. La ruralizzazione della città ottenne «brillanti risultati», come riportato dai quotidiani 27.

Le coltivazioni erano sparse ovunque: nei balconi delle case, negli spartitraffico delle strade, nelle aiuole dei monumenti più importanti, lungo il tratto Torino-Milano della ferrovia, in piazza Risorgimento, lungo la viabilità maggiore e nei parchi pubblici. Ai parchi del Valentino, Principe Gerolamo, Napoleone Bonaparte, Regina di Bulgaria e Michelotti; nell'ex Bosco dell'Impero, nel parco della Villa San Severino, nell'area dell'ex-Stadium. Celebrati dal regime e ormai parte della vita quotidiana, gli “orti di guerra” venivano festeggiati in piazza Castello con trebbiatura e mietitura del grano 28.

A Bologna gli “orti di guerra” presero corpo ufficialmente nell'estate del 1941, quando il podestà - provvedendo contestualmente a collocare nella centralissima via Ugo Bassi uno striscione propagandistico che recitava: «Create l'orto di guerra. È il dovere di ogni cittadino italiano» 29 - dispose la semina dei terreni di proprietà comunale disponibili. Tra i più estesi quelli dei giardini Margherita e di villa Putti, ma anche nei campi delle orfanelle di San Luca, dove si coltivavano ortaggi e piante di ricino per produzione di olio medicinale e lubrificante per i cingoli dei carri armati. Vennero utilizzate anche le aiuole del centro cittadino, per un totale complessivo di circa 26 ettari, con la trebbiatura nell'estate successiva in piazza Maggiore alla presenza dei gerarchi fascisti, e con i covoni, benedetti dal cardinale Nasalli Rocca, disposti attorno al monumento di Vittorio Emanuele 30

[Figg. 4, 5 e 6]

Fig. 4 - Orti di guerra a Firenze: sosta nel lavoro di mietitura nel giardino dell'Orticoltura di Via Bolognese, trasformato in campo di grano dai vigili urbani. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 4 - Orti di guerra a Firenze: sosta nel lavoro di mietitura nel giardino dell'Orticoltura di Via Bolognese, trasformato in campo di grano dai vigili urbani. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Fig. 5 - Orti di guerra a Firenze: spigolatrici all'opera nei giardini del Campo di Marte sul lavoro appena terminato della trebbiatrice, davanti alla torre di Maratona e alle scale elicoidali dello stadio Artemio Franchi. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 5 - Orti di guerra a Firenze: spigolatrici all'opera nei giardini del Campo di Marte sul lavoro appena terminato della trebbiatrice, davanti alla torre di Maratona e alle scale elicoidali dello stadio Artemio Franchi. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Fig. 6 - Orti di guerra a Firenze: il primo raccolto di guerra davanti alle autorità fra cui il Podestà di Firenze Paolo Veronesi Pesciolini (secondo da sinistra) nel campo del Dopolavoro Dipendenti Comunali. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 6 - Orti di guerra a Firenze: il primo raccolto di guerra davanti alle autorità fra cui il Podestà di Firenze Paolo Veronesi Pesciolini (secondo da sinistra) nel campo del Dopolavoro Dipendenti Comunali. Anno 1941. Fonte: Rivista “Firenze Rassegna mensile del Comune” - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Mentre le municipalità della nazione erano chiamate a determinare le aree pubbliche da destinare alle coltivazioni di «essenze alimentari», analoga direttiva veniva avanzata il 9 settembre 1941 a tutti i privati relativamente a loro possessioni di terreni incolti. Vennero quindi richiesti ai Podestà gli elenchi dei parchi privati con l'indicazione dei proprietari, procedendo a sollecitare pure questi ultimi ad una coltivazione a scopi alimentari. Anche in questo caso le numerose lettere di risposta furono eloquenti di difficoltà alla traduzione pratica delle richieste assicurando tuttavia pronta volontà di adesione là ove possibile.

Il 23 agosto 1941 il Commissario prefettizio di Cuneo scriveva a tutti i proprietari di ville con parco invitandoli a «voler disporre la coltivazione ad ortaglia del parco annesso alla villa di Vostra proprietà» 31. Le risposte non si fecero attendere. Tutti informavano, in simultaneità quasi sorprendente, che già buona parte dei loro giardini era adibita a orto e frutteto, e la rimanente risultava tenuta a prato da sfalcio per consentire al giardiniere-ortolano di allevare una o due mucche, e magari un asino. Le mucche, oltre a fornire latte e burro per la famiglia del giardiniere, producevano lo stallatico indispensabile alla concimazione degli orti. Altri detentori, risultando meno efficienti in produzione commestibile al fabbisogno umano al momento dell'appello, dichiaravano di volersi impegnare comunque a fare del loro meglio per incrementare la resa dei propri terreni secondo l'ordine del Duce. Lo stesso Vescovo di Cuneo, monsignor Giacomo Rosso, assicurava di voler tentare negli spazi aperti attorno alla villa di sua proprietà - nonostante le difficoltà pratiche dovute alla mancanza di braccia - la coltivazione di ortaggi nella primavera a venire. Ci fu anche chi si premurò di presentare fotografie di donne – gli uomini erano in guerra – intente a zappare scampoli di terreno addossati alle proprie residenze 32.

Si levarono tuttavia anche voci ironicamente divergenti dal coro ossequiante. Il conte Luigi Caisotti di Chiusano, studioso e scrittore prolifico nonché attivo protagonista del dibattito sulle condizioni sociali delle classi lavoratrici a cavallo fra XIX e XX secolo, rispondeva sardonicamente alle esortazioni ricevute:


«mi si ingiunge la coltivazione ad ortaglia del parco di mia proprietà (...) faccio noto che (...) nel ristretto recinto di questa villa, (...) anticipando i tempi, già da venti anni, per mia spontanea iniziativa, allevo api e coltivo diversi orti e frutti. Ancora: internamente ed esternamente al muro di cinta ho stabilito spalliere di peri e viti, mentre dinanzi all'abitazione, al posto di un giardino di delizia, ho disposto un praticello irriguo, che pure rende buoni tagli di fieno. Solo qualche minuscola macchia fiorita paga un tributo all'estetica, fornendo anche polline e nettare alle api. Non credo possibile fare di più e ritengo anzi che lo “pseudo parco delle Basse dei Ronchi” possa invece portarsi a modello di ben studiato giardino utilitario in tempi difficili» 33.


Sottofondo al fervore agricolo e allo spirito di sacrificio richiesto, alla radio si trasmetteva accanto ad altisonanti brani quale Vincere! Vincere! Vincere! una canzonetta più familiare dal titolo Caro Papà, che, cantata dalla melodica voce dell'EIAR Jone Cacciagli sottoforma di lettera scritta dalla figlia al padre in guerra, ebbe particolare successo negli anni Quaranta. Si citava l'impegno dei figli rimasti a casa - ne esiste anche una versione cantata da Tito Manlio che evoca il piccolo balilla in braccio al padre - nel desiderio che fruttasse la terra nella cura quotidiana dell'“orticello di guerra” come prova di partecipazione, in identica fede, onore e disciplina del genitore, allo sforzo bellico 34.


Un supporto didattico e operativo

Non mancavano pubblicazioni diffuse per orientare i cittadini alla trasformazione del proprio giardino, utilizzandone al meglio lo spazio per la coltivazione delle “ortaglie”, con consigli pratici per come coltivarlo, concimarlo e mantenerlo efficacemente produttivo, quali piante estirpare e quali mantenere, quali i periodi più adatti alla semina e gli accorgimenti necessari a incrementare il rendimento dei terreni meno favorevoli. Mirando a rendere traducibile in fattiva realtà la richiesta di coltivazione a fini produttivi dell'intero suolo patrio, si proponeva quindi il modello di una piantagione razionalmente gestita in cui nulla dovesse lasciarsi al caso. Al contrario, ogni aspetto, esposizione, tipo di terreno, scelta dei semi, era attentamente valutato ai fini della massima resa produttiva.

In articoli pubblicati in quotidiani e stampa coeva, e nella propaganda di regime dei filmati LUCE, la necessità dell'istituzione di spazi deputati a orti in ogni superficie urbana coltivabile, e conseguentemente la forzata trasformazione - come già in parte avvenuto durante la prima guerra mondiale - dei giardini esistenti in orti produttivi, era frequentemente evocata quale atto necessario per la vittoria, segno di intelligenza e lungimiranza per ogni civica autorità e singolo cittadino.

Nel 1942, in una serie di articoli apparsi sotto il titolo Orti di Guerra nella Collana Quaderni Agrari veniva trattata proprio la necessità dell'istituzione di spazi deputati a produzioni ortive in ogni angolo utile, e quindi, fondamentalmente, l'inevitabile trasformazione dei giardini esistenti in orti: «perciò in luogo dei giardini sorgano “orti di guerra”, come già venticinque anni fa» 35.

Fra questi contributi lo scritto di Luigi Cavazza, di poco precedente la pubblicazione del Regio Decreto Legge del 1943, proponeva precise disposizioni per la trasformazione dei giardini nelle realtà eminentemente produttive degli “orti di guerra”, suggerendo coltivazioni rustiche ad uso produttivo quotidiano, solennemente specificando come tale procedura di necessaria, per quanto temporanea, riforma colturale, costituisse



«un atto di intelligenza, (...) un atto di perfetta disciplina, (...) un atto di fede per gli italiani in vista dello sforzo bellico (...). È dunque nostro imprescindibile dovere e supremo interesse utilizzare ogni appezzamento disponibile a produrre alimenti (...). Grano, anzitutto, nei terreni di sufficienti dimensioni, ed invece, nutritivi ortaggi negli adatti appezzamenti minori» 36.



Seguivano indicazioni pragmatiche circa la scelta e coltivazione del terreno, che doveva essere dissodato a renderlo friabile, arieggiato e arricchito di concime – naturale o chimico – previa attenta analisi per comprenderne carenze e potenzialità, per poi procedere alle modalità di semina. Si passavano in rassegna i mesi più adatti a piantare i vari ortaggi e piante da seme oleoso, illustrando i sistemi di sarchiatura e di lotta alle specie infestanti e alle malattie, la migliore modalità di avvicendamento delle colture e le procedure di semine, trapianti, irrigazione. A seguire anche un dettagliato elenco affiancato da ulteriori puntuali specifiche di coltivazione e suggerimenti utili al miglior rendimento 37.

Altri consigli, offerti da Michele Omis 38, riguardavano le «colture forzate e primaticcie (sic) in aree favorevoli», come quelle soleggiate e costiere, elencando le qualità di ortaggi da prediligere e raccomandando contestualmente la conversione dei letti caldi di produzioni floricole per adibirli a colture alimentari. Dettagliati i suggerimenti pratici per la preparazione del supporto e del terreno opportunamente concimato, nonché per le modalità e le tempistiche di alternanza di coltivazioni diverse nello stesso cassone – procedura redditizia per raccolti abbondanti - fornendo poi una pratica tabella per le rotazioni delle colture da eseguirvi e da riprodurre parimenti, in tempistiche meno serrate, nell'orto.

Un contributo interessante fu quello di Guido Roda 39. Singolare e innovativo, come sottolineato dall'autore, orientato all'individuazione della potenzialità ornamentale degli ortaggi e della loro utilizzazione in finalità anche decorative nei giardini, suggeriva possibilità varie per non perdere quella dimensione estetica così identitariamente connessa, da sempre, alla forma e funzione del luogo-giardino italiano:



«Fino a ieri era teorico separare le varie colture, dedicando speciali reparti alla coltivazione degli ortaggi, come dei fruttiferi nelle parti limitrofe del giardino; così nel giardino stesso si consigliava di assegnare alla coltivazione dei fiori da recidere ed ai rosai uno speciale reparto, appunto per dare ad ogni coltura ed (sic) ad ogni pianta l'ambiente più consono alle esigenze delle varie categorie di piante. Oggi le condizioni sono diverse e tali per l'arresto dei normali scambi internazionali, per effetto dell'immane lotta in cui è ingaggiato il nostro Paese, lotta che deve darci la libertà di movimento, lo spazio indispensabile all'accrescimento della popolazione Italiana, il così detto spazio vitale, oggi in cui l'Italia lotta per il suo avvenire, oggi in cui la balda nostra gioventù in armi combatte in lontani paesi, oggi è indispensabile mettere in seconda ed anche in terza linea quanto non è strettamente inerente alla produzione, onde ottenere il massimo prodotto possibile e coadiuvare tutti, in ragione delle nostre possibilità, a fornire prodotti utili all'alimentazione del Paese» 40.



Consapevole delle difficoltà a mettere in atto le direttive pervenute, l'autore sottolineava come



«certamente sarà doloroso all'amatore di fiori dover disfare i praticelli del suo giardino, annullare le sue aiuole per coltivare cavoli, carote e simili, ma nella natura, specialmente nel mondo vegetale, tutto ha il suo lato ornamentale, e, se disposti con criterio e con gusto artistico, anche il cavolo, la zucca, il cardo e le varie specie di insalate possono servire a rendere piacevole il vostro giardino. Del resto io, come vecchio giardiniere discendente da una famiglia che da duecento anni si è dedicata alle piante e ai fiori, non vi dico di rivoluzionare il vostro giardino, ma semplicemente di dedicare parte di esso a colture utili all'alimentazione» 41.



Un approccio misurato, dunque, quello proposto - unire l'utilità richiesta al preservare il più possibile le preesistenze - che vale la pena in questa sede ripercorrere.

I gruppi di alberi e di arbusti saranno conservati, si specificava, ma non tutti. Una parte dei tappeti erbosi del giardino potrà «essere trasformata in colture ortive senza danno all'estetica generale e senza un danno futuro, poiché questa parziale trasformazione potrà essere vantaggiosa all'avvenire degli spazi da vari anni non dissodati e con ogni probabilità infestati da erbe cattive e da gramigna» 42. Dopo un anno di avvicendamento così radicale in colture ortive, seminati, dopo la sistemazione del terreno, con un miscuglio adatto, i prati potranno infatti acquistare un nuovo rigoglio divenendo ancora più regolari e compatti, e di un verde più brillante.

Un beneficio positivo anche per i giardini, una rotazione vantaggiosa di colture per giungere non a



«trasformare tutti i prati del vostro piccolo o grande parco in orto, ma a dedicare alle colture ortive solo parte di essi, tanto più che non tutte le parti del vostro parco o giardino sono adatte alle colture ortive. Per esempio le parti in ombra, quelle immediatamente vicine a gruppi di alberi, ad un boschetto, non si prestano a questa temporanea coltivazione. Solo le parti più soleggiate, i bordi dei praticelli, le aiuole a fiori: facendo una accurata scelta delle specie e delle varietà di ortaggi, voi potrete, anche dalle nuove colture, ottenere effetti decorativi assai notevoli. Fra le diverse specie e varietà di ortaggi noi abbiamo piante che molto si prestano a formare bordi, centri di aiuole, masse di sfondo di varie gradazioni di verde; piante da piantarsi isolate, piante arrampicanti a fiori ed a frutto di effetto decorativo» 43.



Seguono precise indicazioni pratiche con la specificazione delle specie vegetali da utilizzare:



«Per la formazione dei bordi delle aiuole, delle fasce e simili si useranno: prezzemolo riccio le cui foglie finemente frastagliate, di color verde brillante, possono formare un orlo di aiuola pari a qualsiasi pianta usata dai nostri giardinieri per contornare le aiuole. Tanto più è consigliabile questo ortaggio per la facilità sua di essere facilmente trapiantabile, cosa non molto comune nelle piante da orto. Cicoria riccia a fogliame verde chiaro, ricciuto e frastagliato la cui tinta di un verde pallido fa risaltare qualsiasi ortaggio costituente il pieno dell'aiuola. Cicoria Trevigiana rossa, le cui foglie di un rosso bruno spiccano sul verde dei praticelli ed è perciò fra le piante più adatte a formare bordi. Endivia riccia imperiale, endivia riccia fine inverno, le cui foglie di un vede pallido e frastagliate sono adattissime allo scopo» 44.



E ancora, per formare lo sfondo ed il pieno delle aiuole:



«Carote varie, le quali per il loro fogliame fine e leggiero (sic), simile alle felci, possono formare degli sfondi di aiuola molto graziosi ed ornamentali, su cui possono risaltare altri ortaggi quali cardi, cavoli, peperoni e simili, od anche fiori, piantati isolati ed alla distanza di un metro fra di loro, quali zinnie e simili.

Spinace. Le diverse varietà di spinace sono fra i più consigliabili ortaggi per formare il pieno e lo sfondo delle aiuole per il loro ricco ed abbondante fogliame di un verde intenso su cui mirabilmente spiccano quegli ortaggi di maggior sviluppo che si pianteranno ad una certa distanza fra di loro, per dare maggior eleganza all'aiuola.

Una aiuola piantata di spinace in cui, alla distanza di un metro circa fra loro sorgeranno dei cardi è di effetto molto decorativo. Lattughe varie, Cicoria amara, Cicoria scarola, ecc» 45.



Inoltre, per formare il centro di aiuole o da piantare isolati su fondo di spinaci, lattughe o simili:



«Cavolo cappuccio, di un vede metallico che, riunito a masse od isolato, produce un effetto assai pittorico. Cavolo ricciuto, a foglie elegantemente frastagliate ed arricciate e variamente tinteggiate, di effetto molto ornamentale. Cavolo verza, di un colore verde metallico bluastro, di portamento maestoso, specialmente adatto a piantarsi isolato su fondo di altri ortaggi sopramenzionati. Cavolo Cavaliere. Questo, più che ortaggio, è considerata pianta da foraggio, quindi sempre utile se non all'alimentazione umana, a quella animale, per cui si suggerisce di piantarne qualche pianta, essendo per il suo portamento elegante e gigante, adattissimo a formar centro di aiuole. Altri cavoli si prestano a formar centro di aiuole fra cui: cavolo fiore, molto decorativo per la sua testa floreale bianca, circondata da una corona di foglie di un verde brillante, cavolo broccolo, forse più del precedente decorativo per il suo portamento e per la tinta delle sue foglie di un verde metallico intenso su cui spicca il suo corimbo di fiori verdognoli» 46.



Venivano segnalati anche quegli ortaggi che, di particolare potenzialità ornamentale, si prestavano a meglio comporre il disegno della parte centrale delle aiuole, risultando gradevoli alla vista anche se piantarti isolati, come



«Cardo pieno inerme – Cardo spinoso di Tours che possono stare a pari di piante ornamentali, quali dracene e simili, che il giardiniere mette nel centro di un'aiuola, per il loro elegante portamento e per la tinta del loro fogliame bianco-argenteo. Un'aiuola formata da spinace come sfondo di un verde intenso, bordeggiata di cicoria riccia di un verde pallido con riflessi argentei, con dei cardi disposti isolatamente, può stare in qualsiasi giardino per la sua ornamentalità come per la sua eleganza. Peperone giallo di Spagna – Peperone rosso di Spagna che, quando hanno i loro grossi frutti di un bel rosso brillante o giallo oro, costituiscono una delle più belle piante dell'orto. Melanzane, coi loro frutti a pera di un violetto intenso. Alchechengi Franchetti, che forma un grazioso arbustino specialmente decorativo quando i suoi frutti a bacca prendono il naturale loro colorito rosso fuoco. Borragine. Questo, per quanto non sia un ortaggio nel vero senso della parola, è però utile per profumare insalate e vivande, ed è specialmente ornamentale per i suoi fiorellini di un azzurro intenso. Bietola a coste, a grandi foglie a coste grossissime argentee. Barbabietola rossa a foglie nere, le cui foglie di un rosso porpora, quasi nerastro possono fare un adattissimo sfondo agli argentei cardi» 47.



Non mancavano disposizioni riguardo ai rampicanti:



«Fra gli ortaggi noi abbiamo dei rampicanti che possono, in un certo qual senso, sostituire i convolvoli, le campanelle e simili: Fagiolo di Spagna bianco e rosso, di forte sviluppo, che può raggiungere fino i tre metri di altezza, con numerosi fiori rossi e bianchi, adattissimi a formare ghirlande e piramidi da porsi isolate, di effetto molto ornamentale. Zucche arrampicanti, che per la loro sviluppata vegetazione sono utilissime arrampicanti molto ornamentali, specialmente per i loro fiori grandi di un giallo oro brillante, nonché alcune di esse per i loro frutti. Momordica Luffa o Luffa cilindrica. Per quanto questa pianta non sia un vero ortaggio, o quanto meno non si coltivi da noi per tale, io ritengo consigliarla quale arrampicante di uno speciale merito ornamentale e nello stesso tempo pianta utile per i suoi frutti che, maturi, fatti essiccare e depurati dalla polpa, possono sostituire la spugna, specialmente per gli usi di cucina, mentre per gli abbondanti suoi fiori ha un non comune pregio ornamentale» 48.



Accanto agli ortaggi sopra enumerati venivano anche segnalati, in aggiunta:



«Ravanelli, che possono formare, in primavera, delle graziose zone verdi nel vostro giardino per il loro fogliame di un verde brillante, fra cui spicca la testa rossa corallo dei loro tuberi, di graziosissimo effetto. I fagioli ed i piselli nani, che possono formare dei graziosi bordi ai vostri prati ed agli scomparti architettonici. I piselli mangiatutto, rampicanti di un verde tenero. Il basilico, l'acetosella, il cerfoglio, il finocchio ed altri ancora possono trovare posto nel vostro giardino, per quanto meno decorativi delle sopra menzionate specie» 49.



Seguiva inoltre un suggerimento specifico per il rabarbaro:



«Un suggerimento ancora voglio darvi, cioè introdurre nel vostro giardino, formando dei gruppi molto decorativi, il rabarbaro, i cui pezioli delle foglie servono a fare un dolce squisito, mentre la pianta, per le sue foglie grandi, molto simili a quelle dell'acanto, può considerarsi fra le piante più ornamentali, tanto che la conserverete nel vostro giardino anche dopo che la pace arriderà al nostro paese» 50.



E soprattutto, riguardo alla patata, cui si deve assegnare



«il posto d'onore, formando delle larghe fasce attorno ai principali prati del giardino, lungo i viali, lasciando una striscia di prato fra il viale e la fascia coltivata a patate. Potete pure fare nel centro di uno dei vostri prati principali, un grande circolo di patate, il quale per nulla danneggerà l'effetto pittorico del parco, essendo la patata, specialmente quando è in fiore, una pianta assai ornamentale» 51.



Venivano inoltre offerte alcune pratiche indicazioni circa le modalità con cui disporre gli ortaggi:



«Una proposta suggeriva disporli come grande aiuola ovale, con spinace o lattuga o cicoria come sfondo, i cardi piantati a circa 1 m fra loro, e l'endivia riccia o Indivia Trevigiana a formare il bordo. Lungo le fasce costeggianti i viali del giardino si suggerisce una piantagione di spinace a sfondo di aiuole con cavoli o verze o anche cardi. Una fascia più consistente, costeggiante un viale o un piazzale di fronte alla casa può essere piantata con cavoli con bordo di cicoria riccia, e lattuga romana o spinace con bordo di Cicoria Trevigiana. Per una aiuola che decora un incrocio di viali sono suggeriti Helianthsu (Topinambour) con bordo di cicoria amara; cavoli o patate o fagioli nani con bordo di spinace; zucche nane, cioè non arrampicanti, o Peperoni di Spagna; bieta da coste, cardi o Alchinchingeri Franchetti» 52.

[Figg. 7 e 8]

Fig. 7 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: un'aiuola ovale, con spinaci o lattuga o cicoria come sfondo, i cardi piantati a circa 1 metro fra loro, e l'Indivia Trevigiana a formare il bordo. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 7 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: un'aiuola ovale, con spinaci o lattuga o cicoria come sfondo, i cardi piantati a circa 1 metro fra loro, e l'Indivia Trevigiana a formare il bordo. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Fig. 8 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: fasce verdi a costeggiare i viali del giardino, per cui sono suggerite piantagioni di spinaci per sfondo a semine di cavoli, verze e cardi; piantagioni isolate di cavoli, cardi e Helianthus alternati a dalie o zinnie davanti a gruppi di alberi. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra  - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 8 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: fasce verdi a costeggiare i viali del giardino, per cui sono suggerite piantagioni di spinaci per sfondo a semine di cavoli, verze e cardi; piantagioni isolate di cavoli, cardi e Helianthus alternati a dalie o zinnie davanti a gruppi di alberi. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra - Cortesia Claudia Maria Bucelli



Ulteriori spunti erano offerti per piantagioni isolate davanti a gruppi di alberi o boschetti, per le quali si orientava a cavoli, cardi o Helianthus (Topinambour), oppure a cardi alternati a dalie o zinnie, e a fagioli di Spagna e zucchini per formare ghirlande da arrampicarsi ai fusti degli alberelli. Fra i rosai ad alberello isolati si suggeriva poi di seminare Fagioli di Spagna a formare ghirlande a unire gli alberelli a rose uno all'altro.

Un consiglio interessante riguardava inoltre le ‘piramidi fiorite' lungo i viali del giardino,



«realizzate con tre sostegni a triangolo piantati a due metri e mezzo – tre d'altezza, con la distanza fra un paletto e l'altro di circa 50 cm, riunendoli all'estremità superiore in modo da formare delle piramidi alla distanza di 4-5 metri l'una dall'altra, seminando alla base di ogni paletto un Fagiolo di Spagna (tre ogni piramide), oppure piantandole con cavolfiori o cardi o anche Cavoli di Bruxelles o, meglio ancora, cavoli cavaliere» 53.



Un aggiuntivo disegno suggeriva infine



«uno scomparto regolare da creare al centro di un grande prato, decorandolo con ortaggi quali il ricino o Topinambour, patate o zucchini, o cavoli, o lattuga romana, tutti con bordo di fagiolini nani; Fagioli di Spagna sostenuti da paletti dell'altezza di circa 2,5 metri con bordo di endivia, spinace o cicoria con bordo di prezzemolo, Alchinchingeri Franchetti piantati isolati» 54.

[Figg. 9 e 10]

Fig. 9 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: fagioli di Spagna e zucchini a formare ghirlande o arrampicarsi ai fusti di alberelli, fagioli di Spagna seminati fra i rosai ad alberello a formare ghirlande che uniscano gli alberelli uno all'altro; piramidi fiorite da realizzarsi con tre sostegni a triangolo riuniti all'estremità superiore a formare forme piramidali disposte lungo i viali del giardino seminate con Fagioli di Spagna, cavolfiori, cardi. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra.
Fig. 9 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: fagioli di Spagna e zucchini a formare ghirlande o arrampicarsi ai fusti di alberelli, fagioli di Spagna seminati fra i rosai ad alberello a formare ghirlande che uniscano gli alberelli uno all'altro; piramidi fiorite da realizzarsi con tre sostegni a triangolo riuniti all'estremità superiore a formare forme piramidali disposte lungo i viali del giardino seminate con Fagioli di Spagna, cavolfiori, cardi. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra.


Fig. 10 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: un esempio di scomparto regolare da realizzare al centro di un prato, dove piantare decorativamente ortaggi quali il ricino o Topinambour con bordo di fagioli nani, patate, zucchine, fagiolini nani, cavoli, lattuga. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 10 - Proposte estetiche per Orti di Guerra: un esempio di scomparto regolare da realizzare al centro di un prato, dove piantare decorativamente ortaggi quali il ricino o Topinambour con bordo di fagioli nani, patate, zucchine, fagiolini nani, cavoli, lattuga. Anno 1942. Fonte: Collana di Quaderni Agrari, n. 29, Orti di Guerra - Cortesia Claudia Maria Bucelli

In tutti i suggerimenti offerti si rimarcava come varie potessero essere le combinazioni applicabili, con un minimo di conoscenza delle dinamiche di sviluppo degli ortaggi, consigliando di



«piantare fra gli ortaggi piante a fiori a grande sviluppo quali dalie, zinnie e simili, ottenendo effetti assai pittoreschi ed ornamentali che non solo per nulla danneggiano tecnicamente o esteticamente il vostro giardino, ma al contrario lo abbelliscono rendendolo più interessante colla interna nostra soddisfazione di aver cooperato al benessere comune» 55.



Aggiuntive indicazioni si soffermavano sulle malattie più frequenti per le comuni piante da orto, come riconoscerle e affrontarle, gli insetti dannosi e le modalità di debellarli, possibilmente con metodi manuali e facilmente applicabili, e le prospettive di irrigazione durante la guerra, in un momento quindi di particolare difficoltà, là dove il problema alimentare fatalmente si presentava impellente, con la necessità di crescita il più possibile rapida delle piante, spesso in aree afflitte, come anche la Toscana, da siccità.

Se l'esigenza di incrementare ulteriormente la produzione agricola per sopperire alle urgenze nazionali aveva dunque indotto il Governo ad emanare nel 1943 quel decreto legge in cui si ordinava di reperire tutte le aree incolte suscettibili di proficua coltivazione agraria, e se pur tuttavia, nonostante le pressioni dei prefetti, poche furono le aree, oltre a quelle già in uso, efficacemente convertite a produttività 56, il progetto autarchico degli “orti di guerra” proseguì fino al 1945. Era in particolar modo sostenuto dalla ‘Federazione dei Fasci di Combattimento', alla quale spettava l'assegnazione gratuita «alle famiglie che ne faranno richiesta e che si impegnino a coltivarli razionalmente ed ove occorra sotto la direzione di appositi incaricati» 57 dei terreni incolti che i privati e lo stesso Comune avevano messo a disposizione. Subentrava poi l'“Unione Lavoratori dell'Agricoltura”, che provvedeva «al primo dissodamento del terreno mediante un corso di motoaratura» 58, mentre Enti pubblici e privati fornivano concime, sementi e attrezzi da lavoro. Data la penuria di derrate alimentari, le richieste per avere a disposizione un pezzo di terra da coltivare erano numerose 59.

Ancora per tutto il 1944 e 1945, dato il permanere della drammatica situazione, continuerà, a Firenze come altrove, la distribuzione presso le parrocchie delle carte annonarie per generi alimentari e carbone 60. E se dal gennaio 1945 si ricominciava timidamente a parlare di carne e di dolci, il Gabinetto del Sindaco comunicava perentoriamente agli esercenti interessati che a norma dell'ordinanza della Giunta Comunale «la somministrazione della carne di pollame e coniglio nelle trattorie e rosticcerie è permessa nel giorno di domenica. Sarà peraltro permesso lo smercio delle rimanenze nella giornata successiva, lunedì» 61, e che «per adeguare le disposizioni sulla vendita del panforte e torrone a quanto è stato stabilità dal Ministero competente, e come viene praticato in altre città la vendita di panforte e torrone consentita fino al 31 gennaio. Trascorso tale termine verrà proceduto contro i trasgressori come precisato col comunicato precedente» 62, specificando anche come dal 10 febbraio successivo sarebbe cessata anche la concessione dell'impiego di fichi secchi nella fabbricazione di marzapani e altri generi di pasticceria.

Erano eccezionalmente previste distribuzioni speciali, marmellata e latte in polvere a bambini e ammalati 63, e contestualmente veniva dichiarato l'obbligo di comunicare i prezzi massimi delle derrate alimentari, fissati dalla SEPRAL per la vendita al minuto in tutta la provincia di Firenze, onde evitare speculazioni 64.

In occasione delle festività natalizie, il 24 dicembre 1944 un evento organizzato dal “Florence Command” aveva visto svolgersi nei locali del Teatro Comunale - presenti alla cerimonia la sig.ra Claire Booth Luce del Congresso Americano e il Comandante Alston Comandante della Piazza di Firenze - una festa natalizia a favore di oltre 700 bambini fra i più bisognosi della città, con distribuzione di caramelle, dolci, cioccolate e pacchi natalizi e, nel Saloncino del Teatro, un intrattenimento con musica e spettacolo acrobatico 65.

Nell'anno nuovo, il 1945, dal 24 gennaio iniziò a Firenze la presentazione delle «Domande alla Intendenza di Finanza da parte dei danneggiati per il risarcimento dei danni agricoli, industriali, commerciali, e asportazioni compiute dai tedeschi» 66, mentre venivano distribuite «cento tonnellate di medicinali assegnate per la Toscana» da parte delle autorità alleate con la consegna di «2600 casse di medicinali di 120 voci diverse al dirigente dell'Endimea per coprire i fabbisogni dei mesi di gennaio e febbraio» 67 e «mezzo milione di capi di vestiario inviati dai cittadini degli Stati Uniti e giunti dall'America saranno distribuiti gratuitamente per almeno 62.000 persone dal Civilian War Relief in Toscana, 100.000 destinati alla Provincia di Firenze» 68.

Già dal 5 gennaio, emanate disposizioni per conservare le patate da seme da parte del Generale Edgar Erskine Hume, Ufficiale superiore incaricato per gli affari civili della V Armata e dei funzionari italiani addetti all'agricoltura, si avvertivano tutti i contadini della provincia di Firenze e quelle delle altre provincie della valle dell'Arno di conservare presso di loro un quantitativo di patate sufficienti per la semina, nonostante la penuria dovuta nell'anno ad un raccolto scarso 69, mentre venivano contestualmente assegnati piselli e fagioli da seme 70.

Si apriva inoltre la possibilità di mettersi «al lavoro per rivendicare l'onore dell'Italia e degli italiani: Alla liberazione e ricostruzione della vostra Patria portate anche il vostro contributo? Potete essere di valido aiuto alle Forze Alleate e a voi stessi collaborando nelle retrovie al fine di scacciare l'invasore tedesco. Specialisti, operai, braccianti, manovali, sono richiesti dagli alleati. (...) Paga, garanzia di almeno un pasto al giorno, paga straordinaria per ogni ora in più delle 8 d'obbligo. Solo con un lavoro onesto contribuirete alla ricostruzione dell'Italia ed accorcerete la durata della guerra. Presentatevi subito all'Ufficio Britannico del Lavoro Civile, oppure allo stesso Ufficio dell'AMG, via Cerretani» 71.

Dopo il ripristino dell'illuminazione stradale e l'assegnazione del sale ai pubblici esercizi nei giorni del 27 e 28 maggio, già ripresa peraltro la suggestiva tradizione dello “Scoppio del Carro” nella domenica di Pasqua 1° Aprile, preceduta dalla celebrazione del cardinale Elia Dalla Costa, il 22 giugno era stato abolito il coprifuoco e il 24 successivo, in occasione della festa di San Giovanni, distribuito il baccalà alla popolazione.

Iniziavano le valutazioni dei danni di guerra, pesantemente estese anche ai giardini. Molte le segnalazioni dei cittadini per il grave stato in cui versavano i giardini e i parchi pubblici in città, con particolare attenzione al Parco delle Cascine, come riportato dalla stampa cittadina:


«L'Amministrazione Comunale vuole ridare a Firenze il suo splendido e invidiato volto di città -giardino. Più che altrove la guerra ha prodotto a Firenze distruzioni e rovine, a anche ai giardini pubblici danni ingentissimi. In un primo tempo per la trasformazione delle aiuole e dei prati in orti di guerra; in seguito i bombardamenti, lo scoppio delle mine, il parcheggio di automezzi e carri armati, ed infine gli atti vandalici compiuti, bisogna pur dirlo, anche dalla popolazione civile. In complesso sono state atterrate oltre 6500 piante di alto fusto e distrutti 10.000 mt di siepe sempreverde, rotti o distrutti manufatti in pietra, molti dei quali artistici, per valore di più di 20 milioni di lire. Danneggiati o distrutti immobili facenti parte del patrimonio dei giardini per oltre 100 milion; asportati o distrutti 500 sedili di pietra, legno e ferro; devastati 100.000 mq di prato; gravemente sciupati viali, passeggi, marciapiedi, piazzali, etc. parecchie altre centinaia di piante vennero intaccate e minate dai tedeschi durante la loro permanenza alle Cascine, e solo per il tempestio e deciso intervento dei dirigenti dei pubblici giardini le mine vennero tolte e al fine di alleviare le difficoltà di approvvigionamento di combustibili, ha effettuato delle potature straordinarie e abbattimenti di piante in quei viali ove le piantagioni erano più vecchie e deperite o maggiormente esposte alle necessità e...all'accetta del pubblico. Si sono così potute ottenere 68.000 fustelle 18.000 distribuite ei panifici e 50.000 alla popolazione; 4000 quali di legna da ardere x popolazione e x panifici. Purtroppo alcuni viali sono rimasti senz'alberi. La Soprintendenza, per iniziativa del Comune di restituire nuove file verdi alla bellezza e all'utilità di vie ora malinconicamente spoglie, la Soprintendenza ai Giardini (Dir. Nello Niccoli) nonostante le difficoltà ha subito iniziato il lavoro di ricostruzione. Il giardino del Pellegrino è stato riaperto al pubblico. Si sta ripristinando la zona di Viale dei Colli e redatto il progetto di ricostruzione di Piazza SMN i cui lavori inizieranno a breve. 200 operai e tecnici impegnati. Rimesse le aiuole di Viale Umberto, Via Curtatone, piazza Unità, Piazza San Marco, Piazza Oberdan. A breve Piazza d'Azelio, dove solo per la sostituzione dei recinti necessari milioni, e, non appena libere, Le Cascine» 72.


A fronte del poco che fu possibile operare a causa delle emergenze belliche durante gli anni del conflitto, che videro ampie aree acquisite a coltivazioni alimentari, ancora negli anni successivi le condizioni in cui versava il Parco delle Cascine avevano continuato a suscitare preoccupazione nei cittadini. Le condizioni del parco apparivano miserrime sia a seguito dei danni di guerra e della coltivazione degli Orti di Guerra che dei molti usi impropri e dell'abbandono all'incuria e ai vandalismi.

Nel luglio 1946 veniva organizzata, a fini di sensibilizzare la cittadinanza sull'urgenza di un intervento di restauro al parco, una pubblica adunanza davanti all'ingresso di Piazzale del Re con la partecipazione del Soprintendente ai Giardini Pubblici del Comune di Firenze, Prof. Bardi e della recentemente fondata Associazione ‘Amici del Paesaggio' 73.

Il 1° febbraio 1947 la stessa Soprintendenza ai Giardini di Firenze organizzava, su invito del sindaco Mario Fabiani, una pubblica adunanza in Palazzo Vecchio, in copartecipazione con il ‘Comitato per il Riassetto del Parco delle Cascine' nel frattempo costituitosi in città al fine di «ridare al parco delle Cascine il loro (sic) antico splendore» nella finalità di illustrare inoltre i provvedimenti ed i lavori da intraprendersi, alcuni già iniziati, molti altri da eseguire, per il suo graduale ripristino 74.

L'occasione di un incidente nel circuito automobilistico delle Cascine riaccese nel 1948 il pubblico dibattito sul parco, e il 29 settembre 1948 ‘Alcuni Fiorentini' firmarono nello spazio di ‘Tribuna Libera' de “Il Mattino dell'Italia Centrale” un articolo intitolato Il Parco delle Cascine, dove veniva criticato il fatto che venissero consentite manifestazioni automobilistiche nel già ferito Parco delle Cascine, e che agli ancora presenti danni di guerra se ne aggiungessero di nuovi per l'uso non consono, registrando inoltre la scomparsa di alcuni percorsi storici ed esortando il Comune alla conservazione «dei nostri paesaggi pubblici (aggiungendo inoltre.) noi che scriviamo siamo vecchi fiorentini orgogliosi di uno dei più bei parchi del mondo, e desolati di vederlo distruggere», firmandosi in calce ‘Alcuni fiorentini' 75.


Pietro Porcinai e il paesaggio della guerra

La necessità degli “orti di guerra” era stata esplicitamente riconosciuta da Pietro Porcinai, che in occasione di una comunicazione nella sede dell'Accademia dei Georgofili a Firenze - parole proclamate davanti al pubblico convenuto e pubblicate poi negli Atti della stessa Accademia nel fascicolo di aprile-giugno 1942 sotto il titolo Giardino e Paesaggio - evidenziava come nell'istituzione degli “orti di guerra” si confermasse



«l'identità del giardino italiano sotto una nuova formula più complessa, sotto un aspetto più vasto e grandioso (...): arte del giardino dal punto di vista sociale, (arte che) (...) abbraccia il territorio dell'intera Nazione, con funzioni nuove, essenzialmente sociali e spirituali. Un giardino rafforzato nella sua nuova funzione spirituale, (...) trasformato in orto, non deve vedersi una più vasta area dedicata alle culture redditizie, ma il simbolo di ogni risorsa, di ogni forza della Nazione (...). Una nuova arte del giardino (legata) alla nuova economia, (...) con scopo principale quello di innalzare non soltanto il livello spirituale delle masse con la ricreazione, ma anche quello materiale, col concedere ad esse benefici alla salute e al reddito» 76.



Porcinai sottolineava anche come sussistesse «una stretta relazione fra i problemi economici e le questioni estetiche» per cui la nuova arte traesse dignità e signorilità dal semplice più che dal lusso 77.

Pur nel sostegno ideologico agli orti di guerra - non ancora ufficializzati e sinteticamente strutturati dalla legge del febbraio '43 ma già produttivi sul territorio nazionale - tuttavia davanti alle modalità fin troppo sommarie con cui si procedeva ad abbattere alberi e siepi cancellando il prezioso patrimonio dei giardini storici del Paese –affiancando aggiuntive devastazioni a quelle già perpetrate dai bombardamenti aerei - la voce di Porcinai si levò a difesa, in un accorato quanto isolato intervento di richiesta di tutela. Tutela non solo per gli edifici storici dunque, ma anche per il patrimonio dei giardini, pur nella necessità momentanea di parziale traduzione in orti produttivi indispensabili alla drammatica contingenza. Giardini che venivano troppo spesso sacrificati alla penuria e alla fame là dove le disposizioni ufficiali orientavano all'aumento produttivo e poi quelle di legge nel breve denomineranno orti di guerra solo «le aree fabbricabili in attesa della loro utilizzazione, le aree di demanio pubblico, le superfici libere nei parchi o giardini ancorché appartenenti a privati e in generale i relitti di terreni situati entro il perimetro dei centri abitati e loro immediate vicinanze» 78.

Porcinai intravvedeva altresì quel dinamismo futuro che avrebbe coinvolto i ‘nuovi giardini' nel legame alle contemporanee architetture, consapevole nondimeno che



«con la fine della conflagrazione attuale, bisogna prevedere un'immancabile enorme ripresa delle costruzioni di ogni genere (...) nelle nostre città, dove (...) il giardino urbano è stato soffocato, e distrutto lentamente, sacrificato alle nuove costruzioni (...) ben pochi sono adesso i giardini rimasti salvi da questa follia distruttrice e, proprio per questa loro rarità, la nostra vigile cura si deve fare più attenta e più intensa. Bisogna vietare ogni dilapidazione di questo patrimonio prima che la devastazione sia completa e irrimediabile. Un vincolo assoluto dovrebbe essere imposto per la tutela di questi eroici avanzi, che sono riusciti, quasi per miracolo, a resistere alla furia devastatrice dell'uomo insensibile. Nessuna pianta, nessun albero più deve essere distrutto, per qualsiasi ragione, e il patrimonio vegetale che ancora sopravvive nelle città deve essere dichiarato nazionale e come tale deve essere protetto e conservato, anche contro gli interessi privati degli stessi proprietari» 79.



Già dal 1937 Porcinai si era adoperato alla sensibilizzazione circa il tema del giardino, anche contemporaneo, con un appello all'allora ministro dell'interno Galeazzo Ciano per esortare alla necessità di applicare valore estetico e culturale alla progettazione di quei parchi pubblici e spazi a verde che l'ideologia fascista associava a monumenti, architetture e ampliamenti urbanistici coevi, legando definizioni e realizzazioni alla finalità di affiancare la “Terza Roma” a grandiosità e rappresentatività ‘architettonica e giardiniera'. Rientravano infatti anche i giardini nei simboli culturali utilizzati, politicizzati e strumentalizzati ai fini propagandistici. Nel 1939 la rivista “Capitolium” riportava come sotto Mussolini il giardino italiano avesse nuovamente raggiunto la supremazia posseduta un tempo e come si fosse pervenuti a notevoli progressi nell'orticoltura, avendo ricucito quei legami che univano le pratiche attuali alla grande tradizione passata, apertamente e pomposamente dichiarata ormai raggiunta 80.

Nella lettera a Ciano, pervenuta per il tramite del Duca Filippo Melito di Caracciolo 81, Porcinai perorava la causa dei giardini come «forma ricreativa per il popolo» 82, e intercedeva per il problema del verde pubblico in funzione sociale e nazionale, sottolineando anche l'esigenza di «risolvere il lato estetico e igienico (...); il lato, per così dire, spirituale, per il quale occorre che il verde corrisponda pure a determinate regole estetiche, artistiche, scientifiche» 83. Nello specificare poi la necessità di creare alberature lungo strade e autostrade e nelle stazioni ferroviarie, su «criterio estetico biologico» 84, differenziando le specie utilizzate a seconda dei siti, piantando alberi in gruppi e non solo in filari, e soprattutto in armonia con gli «stupendi paesaggi» 85, Porcinai puntualizzava come dovessero «le menti direttive preposte essere fornite di tutta la preparazione estetica necessaria» 86. In seno agli orientamenti nazionalistici del ventennio fascista, là dove la propaganda di regime politicizzava il giardino contemporaneo come espressione di superiorità in riverbero ai grandi esempi rinascimentali con i quali era obbligo mantenere continuità sui principi dell'ordine geometrico, Porcinai sottolineava la mancanza di coerenza estetica fra nuove architetture e le aree verdi progettate contestualmente. Nuovi campi sportivi, Case del Balilla, scuole, sanatori, ospedali, erano a suo avviso circondati da parchi senza ‘armonia', senza ‘atmosfera estetica', non degni e adeguati quindi delle nuove strutture. Il motivo, denunciava il paesaggista, era quella mancanza di «preparazione tecnico-artistica» 87, una lacuna da lui in seguito reiteratamente segnalata, da parte di coloro che se ne occupavano.

A maggior ragione durante il secondo conflitto l'impegno di Porcinai sul campo si intensificò. Nel giugno 1941 si accingeva a rispondere, dalla sua Firenze, quella ‘città giardino' a più riprese evocata quale esempio e culla del giardino italiano, alle disposizioni del governo sugli orti di guerra con la proposta di un articolo da pubblicare su Domus, inviato il 9 giugno 1941 all'amico, cliente e noto editore Gianni Mazzocchi 88.

Vi ribadiva come


«l'arte, la natura, il sole, il cielo, il clima e tutto ciò che può allietare lo spirito attraverso il senso estetico, contribuiscono a creare in Italia quel fascino specialissimo che la rende una delle più belle e più famose contrade del mondo. Dalla natura fanno parte anche i giardini, non tutti celebri e storicamente importanti, ma tutti degni di particolari riguardi perché insieme – nel loro complesso unitario – dànno alla nostra terra quell'aspetto ridentissimo di eterna Primavera che l'hanno resa degna del canto di mille poeti» 89.


Porcinai ribadiva molto chiaramente come fra le opere d'arte rientrassero i giardini, sottolineando ancora una volta, preoccupato per le già perpetrate nonché future incombenti devastazioni, come pur nella drammaticità del momento «ora siamo in tempo di guerra e molti problemi nuovi s'impongono in ogni campo perché tutte le forze produttive della Nazione in armi tendano e convergano in uno sforzo gigantesco ai fini della sicura vittoria» 90 sussistesse tuttavia un obbligo preciso: «non per questo, però, i proprietari dei giardini devono trascurare i propri terreni, quasi che il culto della bellezza debba cedere dinnanzi alla gloria delle armi ed al valoroso impulso dei combattenti». Il paesaggista ribadiva l'incombenza di un grave pericolo:


«Vi sono alcuni – che forse non hanno mai avuto giardini e quindi non conoscono il loro valore spirituale – che, con decisione radicale ed iniqua, vorrebbero vederli tutti trasformati in veri e propri orti, anche se ciò comporti la distruzione e l'annullamento del lavoro, del tempo e del denaro spesi fino ad oggi con lunga pazienza di anni e talvolta di secoli; altri vi sono – ancor peggio – che non si curano affatto né degli orti né dei giardini e – giudicando attività non degna del tempo presente il dedicarsi ad essi – lasciano la terra incoltivata ed inutile, con grave pregiudizio della ricchezza nazionale. Gli uni e gli altri dimostrano una mentalità irrazionale ed antipatriottica (facendo poi osservare ai primi) che è necessario mantenere alla Patria questo cospicuo patrimonio artistico rappresentato dai giardini in tempo di guerra ancor più che in periodo di pace (e agli altri) che in ogni giardino si può e si deve decidere almeno una parte del terreno alla coltivazione degli ortaggi, intensificandola in modo intelligente e razionale quanto più è possibile per potere essere realmente utili all'economia del Paese» 91,


caldeggiandovi in particolare la rotazione per gli ortaggi.

Coltivando e arando ogni spazio urbano disponibile - il che includeva, oltre ai giardini pubblici, che anche gli spazi privati a giardino, senza che i proprietari potessero opporre significativi rifiuti, fossero almeno parzialmente convertiti a produttività - il paesaggio delle città italiane era venuto inevitabilmente ad assumere connotati del tutto insoliti. Davanti ai drammatici cambiamenti di impianto ed estetica di giardini pubblici e privati, Porcinai ne rimarcava la dignità quale patrimonio artistico d'Italia, specificando inoltre come fosse «necessario mantenere anche i fiori e i prati, perché gli uni e gli altri ugualmente contribuiscono alla bellezza del giardino, dandogli quella nota di vita e di serenità di cui ognuno di noi ha tanto bisogno in tutti i momenti, ma specialmente in questi più gravi ed affannosi».

Una concessione che trovava una eco nella sollecitudine all'estetica già da lui espressa, un appello allo spirito del giardino che difficilmente poteva essere compreso in quel momento storico, in piena guerra, mentre la propaganda inneggiava con forza alla maschia vittoria che avrebbe arriso alla nazione.

E le accorate parole, che pur dichiarando obbedienza alle disposizioni chiedevano, in attesa della fine del conflitto, di preservare la bellezza dei giardini, da non sacrificarsi, ma razionalmente trasformarsi «per i fini superiori delle necessità nazionali», da non trascurare dunque anche nel lato estetico, bensì curare ancora di più al fine di ottenerne l'ottimale sfruttamento a beneficio dell'economia di guerra, dato che


«se vogliamo compiere il nostro dovere di cittadini, si può cercare di raggiungere, contemporaneamente, l'utile e il dilettevole, unendo abilmente nei giardini i fiori e gli ortaggi, coprendo, ad esempio, pergole e recinzioni con fagioli rampicanti che costituiscono benissimo l'effetto dei convolvoli e di altre simili piante, ed aggiungendo ad essi anche piante da frutto (ribes, uva spina, lamponi, ecc.) che alla loro bellezza accoppiano l'utile qualità di fruttificare rapidamente» 92,


caddero nel vuoto, mal confacendosi all‘intento celebrativo e virile, accompagnato da fanfare altisonanti di futuri trionfi militari che il regime proponeva ossessivamente. Il testo non venne dunque pubblicato.

È interessante notare come la professionalità di Porcinai fosse chiamata all'opera l'anno seguente la stesura del suo accorato appello nell'impegno progettuale di mascheramenti militari relativi a mimetizzazioni di aree di magazzini di Artiglieria alla Magliana e a Frosinone, e contemporaneamente per due orti di guerra in periferia di Pescara 93.

Due tipologie di paesaggi bellici, dunque, redatti sull'intensa attività professionale che produsse nell'anno 1942 un paesaggio mimetico ‘attivo' di guerra, quello configurato a mascheramento per difesa, prima ancora che in eventuale valutazione di danni e successiva ricostruzione, e un paesaggio agrario ‘reattivo' alle penurie conseguenti alle condizioni belliche.

Già nella citata lettera a Galeazzo Ciano Porcinai aveva lamentato come per i nuovi aeroporti militari mancasse la capacità di utilizzare il verde, dato che «nulla pareggia la vegetazione nell'occultare, mimetizzare, confondere» 94, offrendo contestualmente l'apporto della propria professionalità ai fini di migliori risultati, e sottolineando, specifica forse insolita in quel contesto ma già più volte reiterata, la necessità di una sensibilità estetica, di una «preparazione tecnico-artistica» 95 anche e soprattutto per chi si occupi di mascheramenti di paesaggio. Successivamente, accompagnati da una lettera datata 6 marzo 1943 Porcinai inviava, dietro incarico del Ministero della Guerra tramite la Scuola Centrale Genio-Centro Mascheramenti di Civitavecchia, il preventivo di spesa per il mascheramento dei Magazzini di Artiglieria alla Magliana a mezzo di movimenti di terra e vegetazione naturale, per il quale venne fatto a seguito di più di un sopralluogo di persona, uno studio di massima e un progetto particolareggiato che prevedeva la piantagione con 2000 Polulus canadensis, con relative movimentazioni di terreno, escavazione di buche e pali tutori per le giovani piante, concimazione e successiva manutenzione nei mesi da aprile a settembre. Risultano particolarmente interessanti alcune specifiche di Porcinai pervenute al Ten. Colonnello De Silvestri, Comandante la scuola Centrale del Genio, Ufficio Addestramento di Civitavecchia, in varie lettere antecedenti, e in particolare in una datata 1° settembre 1942 96 in cui espressamente dichiarava come fra le professionalità indispensabili alla efficacia dei mascheramenti ci fossero gli artisti, chiamati in causa per la loro maggiore sensibilità, indispensabile ai fini della continuità estetica ed armonica delle parti da celare con il preesistente, continuità visiva fondamentale all'efficacia del mascheramento militare.

Sostanzialmente il ‘paesaggio attivo della guerra' era il più possibile invisibile. Mimetizzato, irriconoscibile sul contesto che lo ospitava, e quindi del tutto ad esso proporzionato in linee e variazioni altimetriche, nonché armonicamente inserito nell'esistente circostante paesaggio, in affinità botanica e cromatica, possibilmente lontano da elementi distintivi riconoscibili o emergenze paesaggistiche che facilmente potessero essere presi come riferimenti dai bombardieri nemici. L'assoluta mancanza di elementi distintivi dal contesto significava dunque la migliore efficacia. In parte tale paesaggio poteva costruirsi nel lungo tempo con movimenti di terra e piantumazioni - per cui, come specificato in una raccomandata all'Ufficio Lavori del Genio Militare del Corpo d'Armata di Roma del 6 marzo 1943, sarebbe stato necessario tenere conto dei tempi necessari di fornitura, impianto e di adattamento e uniformizzazione delle piante perché il mascheramento potesse risultare efficiente, il che implicava circa 12-16 mesi, suggerendo come manovalanza l'impiego di soldati coordinati da capi operai ai quali Porcinai si dichiarava disponibile a dare tutte le necessarie istruzioni. Ma anche, in parte, il paesaggio del camuffamento poteva costruirsi come vero e proprio inganno scenico, una quinta teatrale a simulare il disegno paesaggistico dei luoghi, da installarsi in tempi brevi.

Un documento inedito non datato, che molto presumibilmente risale al periodo nell'anno 1942, intitolato “Descrizione del trovato avente per titolo Elementi mimetici per mascheramento militare con vegetazione naturale del Sig. Prof. Pietro Porcinai”, riportato in Appendice, ci illustra le procedure tecniche per questa vera e propria ‘scena di teatro di paesaggio in periodo bellico', procedure per le quali Porcinai richiese contestualmente il brevetto 97. Si tratta di una serie di allestimenti di elementi mimetici, di forma geometrica rettangolare (2 x 5 mt, con spessore di 4 cm), costruiti in tela di juta, canapa o materiale sintetico o plastico o altro materiale idoneo a contenere terriccio - colorato di verde - affiancati e congiunti fra loro da cuoiature, corde o cinghie a creare una continuità di involucro cellulare. Appoggiati su reti metalliche o superfici di altro tipo (cemento, etc.) purché resistenti a trazione, o agganciati in sospensione a sostegni, collocati anche a notevole distanza gli uni dagli altri e realizzati con tubi innocenti o legno da carpenteria, questi elementi di tela venivano tesi e riempiti di strati di inerti e terreno vegetale, per poi essere seminati e in seguito annaffiati con conseguente germinazione e mascheramento, nell'idoneità a presentare dall'esterno la vista di una superficie continua prevalentemente ad erbacee a mimetizzazione del sottostante, con l'eventuale possibilità di lasciare aperture di grandezza opportuna per l'aereazione degli ambienti nascosti al di sotto.

[Fig. 11]

Fig. 11 - Planimetria di mascheramenti militari, intitolata da cartiglio ‘Mimetizzazione ideale di depositi di munizioni' e firmata personalmente da Pietro Porcinai con riportata anche la dicitura ‘depositi di munizioni in tempo di guerra, fabbricati rurali in tempo di pace', datata 11.12.1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai, Fiesole: rotolo ‘Mascheramenti Militari'. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole  - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 11 - Planimetria di mascheramenti militari, intitolata da cartiglio ‘Mimetizzazione ideale di depositi di munizioni' e firmata personalmente da Pietro Porcinai con riportata anche la dicitura ‘depositi di munizioni in tempo di guerra, fabbricati rurali in tempo di pace', datata 11.12.1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai, Fiesole: rotolo ‘Mascheramenti Militari'. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole - Cortesia Claudia Maria Bucelli

Il progetto di un impianto di mimetizzazione riportato in foto 11 veniva descritto da Porcinai quale riferimento esemplificativo generale per eventuali applicazioni delle tecniche sopra descritte su siti diversi, e in una Relazione inviata all'Ufficio Lavori Genio Militare (Ten. Col. Capo Ufficio F.F. E. Rungi) si faceva esplicito riferimento «ai progetti di mimetizzazione con vegetazione viva dei depositi di munizioni/magazzini di artiglieria di Magliana e di Frosinone» 98, da realizzarsi sulle linee guida del suddetto disegno e sulle indicazioni di una dettagliata Relazione datata 5 ottobre 1942 99, con allegate fotografie del sito di intervento cui si accompagnavano descrizioni di applicazione, specificando come per i due casi in esame si stesse operando un mascheramento sul già esistente, mentre ogni mimetizzazione efficace – specificava Porcinai - richiederebbe che la si studiasse e applicasse contemporaneamente alla formazione e costruzione dei siti militari e non successivamente, con particolare attenzione ad evitare aspetti di riconoscibilità, ad esempio per le strade che uniscono le varie baracche, che non si dovrebbero srotolare fra i campi in modalità differenti, e dunque riconoscibili, rispetto alle altre strade della zona.

Per il deposito di munizioni della Magliana (per il quale Porcinai fa riferimento al disegno di studio ‘RER 534') si prevedeva «il mascheramento a mezzo di ‘Populus', ‘Salix', ‘Arundo' e ‘Sambucus', piante che rappresentano la parte preponderante della vegetazione nella zona circostante» 100, con la necessità di almeno 6 mesi per progetto terminato (da Gennaio 1943 a giugno 1943). Per il deposito di munizioni di Frosinone (per il quale Porcinai fa riferimento al disegno di studio RER 536) si prevedeva il mascheramento con piante prese dai terreni circostanti e ivi trapiantate previa preparazione del terreno, essendo caratteristica della zona il ‘Quercus', più oneroso del precedente. Conseguentemente, specificava Porcinai nella sopracitata relazione, volutamente non troppo dettagliata, avendo egli esplicitata molto chiaramente la necessità di indicazioni specifiche da darsi solo in loco e di persona 101,


«se si dovessero costruire altri depositi di munizioni situati in luoghi simili a quelli esaminati nella presente relazione, (...) meglio sarebbe costruire delle opere in muratura resistenti al tempo e alle intemperie che possono poi essere utilizzate anche in tempo di pace (...) vere e proprie case rurali, simili a quelle tradizionalmente edificate nella zona circostante. (...) E siccome – per ragioni di più facile e rapido accesso – per impiantare depositi di munizioni si scelgono di solito zone importanti e pianeggianti situate in buon terreno, zone lontane dagli abitati e attualmente poco popolate, bisogna provvedere che tali zone, in un prossimo avvenire, potranno e dovranno essere trasformate, bonificate o trasformandone le culture da “estensive” a “intensive”. (...) Questo nuovo tipo di mimetizzazione sarà assai più efficace e perfetto, non solo per le speciali caratteristiche dei fabbricati, ma anche per le strade di accesso che saranno vere e proprie strade poderali tracciate con gli stessi criteri di quelle delle zone circostanti, mentre i terreni attorno alle costruzioni dovranno essere coltivati come i campi vicini e eventualmente affidati, durante il periodo bellico, alle cure dei soldati che presiedano quello opere. Tali criteri di mimetizzazione vengono illustrati meglio che attraverso l'esposizione verbale di cui sopra, dal disegno R.E/537 che fa parte integrante della presente relazione».


Quella stessa estesa e ingegnosa professionalità di Porcinai fu chiamata all'opera nello stesso periodo in un impegno fattivo per lo sforzo bellico nella progettazione di ‘orti di guerra', dei quali abbiamo nello specifico informazioni dettagliate relativamente a due episodi a Pescara. L'archivio Porcinai conserva due rotoli, progetti apparentemente distinti e indipendenti ma riferiti entrambi alla stessa città, Pescara. Si tratta di due planimetrie, numerate per maggiore chiarezza esplicativa in 1 e 2, entrambe realizzate e firmate personalmente da Porcinai. In una la data è precisa, 20 novembre 1942, e l'altra è presumibile che risalga a stessa data o perlomeno data vicina, quindi entrambi i disegni sarebbero stati redatti prima dell'uscita della legge del 1943, in tempi in cui la creazione degli orti di guerra era comunque attiva sul territorio nazionale a seguito di proclami e contestuali direttive OND.

Nella prima, redatta in scala 1:50, priva di orientamento Nord, viene indicata in baso la strada statale n. 5 Valeria Tiburtina verso Roma come uno dei confini, e poco più in alto una parallela strada comunale che divide i due lotti maggiori entrambi denominati ‘orto specializzato', sotto di forma trapezoidale e sopra di forma triangolare, dell'intera coltivazione. Altre proprietà circuitali a confine vengono indicate con i nominativi dei proprietari: a sinistra Antonio Pace e proprietà Italo-Americana con fosso di scolo lungo il confine, a destra proprietà Giammaria e Lauro Oreste. Entrambi i lotti sono suddivisi razionalmente, con una maglia quadrata e percorsi rettilinei per una fruizione e coltivazione razionale, facile, organizzata, coltivati a specie locali, rustiche, e piantumati lungo il perimetro con alberi da frutta, peschi e peri nel lotto triangolare, albicocchi, susini e kaki in quello trapezoidale. Entrambi i lotti sono suddivisi in aree quadrate con pendenza 2% separate da percorsi pedonali affiancati in sommità e fossi di scolo in gola, come riportato più specificamente nella vicina sezione 1:50, e che prevedono, nel lotto più grande triangolare, percorsi di distribuzione in asse e laterali, contornati da piantumazione minore di peri innestati su cotogno. Nell'angolo in basso a sinistra dell'area triangolare sono raccolti, contornati da un frutteto a peschi e ortaggi di grande coltura, e prospicienti una casa esistente, il porcile, la concimaia a tre celle, la casa dell'ortolano e i magazzini, nonché, affiancati alle suddivisioni quadrate degli orti, due cassoni per orti rialzati.

[Fig. 12]


Fig. 12 - Planimetria Orto di Guerra 1 a Pescara, 20.11.1942, N. Disegno CA/525, Pescara, Orto di Guerra Camplone, scala 1:50. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 12 - Planimetria Orto di Guerra 1 a Pescara, 20.11.1942, N. Disegno CA/525, Pescara, Orto di Guerra Camplone, scala 1:50. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole - Cortesia Claudia Maria Bucelli

La seconda planimetria, redatta in scala 1.200, che si presume stesso anno e periodo vicino, dato che si riferisce sempre a progetto di Orti di guerra a Pescara, ha un perimetro di due superfici trapezoidali congiunte a L, e vi è riportato il nord. Confina a nord con via Costantinopoli, a ovest con la strada per Orsogna-Guardiagrele, ed è contornato a sud e ad est da strade poderali, che si incuneano anche nella superficie del lotto, perpendicolari ai percorsi circuitali, in modalità razionale e funzionale alle colture e alle preesistenze. A nord, sull'area trapezoidale più estesa, una fascia a oliveto, una lunga pergola ad essa tangente, che poi gira sul lato est, e subito dopo una prospicente fascia coltivata ad asparagi, di cui è riportato un particolare in scala 1: 20 con la specifica delle dimensioni: 70 cm la strada di passaggio e 70 cm la distanza fra una pianta di asparagi e l'altra. L'area centrale, tangente alle suddette fasce, si divide fra colture agricole al centro, orto a ovest, carciofaia, casa del giardiniere e concimaia con alberi di fico a est, esteso vigneto a sud con ampio serbatoio. Il vigneto si estende all'adiacente area più piccola, il lato più corto della L, contornato da strade poderali a loro volta perimetrate da lunga siepe cui si associano alberi da frutto, probabilmente kaki, lungo il lato della superficie maggiore verso edifici preesistenti su area attigua.

[Fig. 13]

Fig. 13 - Planimetria Orto di Guerra 2 a Pescara, probabilmente datato 1942 scala 1:200. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole - Cortesia Claudia Maria Bucelli
Fig. 13 - Planimetria Orto di Guerra 2 a Pescara, probabilmente datato 1942 scala 1:200. Anno 1942. Fonte: APPF, Archivio Pietro Porcinai Fiesole - Cortesia Claudia Maria Bucelli





APPENDICE



Pietro Porcinai, Lettera a Galeazzo Ciano, dattiloscritto inedito, 1937 APPF.


(s.d., alcuni giorni dopo 21.7.1937)


Eccellenza,

mi permetto disturbare l'E.V. per un problema che se a prima vista può sembrare superficiale, ha tuttavia la sua non secondaria importanza: voglio alludere al problema del verde nella funzione sociale e nazionale (parchi e giardini pubblici, parchi senatoriali, stazioni fiorite etc.).

Limitandomi qui ai capisaldi dell'argomento, mi riserbo di entrare in maggiori e più documentati dettagli qualora V.E. ritenga opportuno dimostrarmi benevola attenzione.

Non v'ha dubbio che nel settore economico per quel che riguarda i boschi il problema in questione è stato affrontato in pieno e come si doveva con la Milizia Forestale.

Resterebbe da risolvere il lato estetico e igienico d'esso; il lato, per così dire, spirituale, per il quale occorre che il verde corrisponda pure a determinate regole estetiche, artistiche, scientifiche. Cosa che purtroppo vediamo da noi non perfettamente avvenire.

Percorrendo la nostra Penisola ci accorgiamo infatti come non poche delle strade nazionali e comunali siano alberate senza alcun criterio estetico biologico, così da ritrovare, in un Paese a clima ed ambiente vario come il nostro, gli stessi alberi in tutte le regioni (Platani, ad esempio, in Piemonte, Platani in Liguria, in Toscana, nel Lazio, giù giù fino in Sicilia) senza contare poi che questi alberi prosperano e sono (p. 2) diffusissime anche in altre regioni del Nord quali la Francia, l'Inghilterra, la Germania etc.

Ora quale altro Paese può, come il nostro, tanta ricchezza e varietà vegetativa? E allora perché lo si “turba” con alberi che anche altri hanno.

Lascio poi giudicare all'E.V. se sulle strade e autostrade, specie in collina, e quindi contornate da stupendi paesaggi, sian più opportuni alberi piantati a guisa di tanti soldati in fila (e quindi, per questa loro stessa disposizione non giovevoli neppure alla “lucidità” di guida degli automobilisti), o non piuttosto a gruppi diversi secondo i motivi del paesaggio circostante.

Anche per quanto concerne le strade ferrate, si potrebbe ottenere, con gli stessi mezzi economici, risultati più soddisfacenti, se invece di affidare la decorazione delle stazioni fiorite all'iniziativa e all'opera di volontari manovali ed operai ferroviari, la si affidasse a menti direttive fornite, ben s'intende, di tutta la preparazione estetica necessaria. Passando alle città, vediamo che lo sviluppo e la importanza del giardino non sono curati di pari passo con l'evolversi dell'Architettura.

I giardini infatti non dovrebbero servire solo alle romantiche passeggiate delle coppie e al riposo dei vecchi, ma bensì ad ogni forma ricreativa del popolo. Persino i campi sportivi persino le Case del Balilla, dovrebbero, a mio giudizio, rientrare (p. 3) nell'armonia e nella serenità dei grandi parchi e dei vasti giardini. Per quel che si riferisce poi alle scuole, si nota come il Regime crea per esse nuovi ed ampi fabbricati con un indirizzo igienico superiore, ma per la mancanza quasi sempre di un giardino educativo nel vero senso della parola, viene ad essere mutilata l'atmosfera estetica.

Anche in fatto di sanatori, ospedali etc. si sono edificate opere esemplari; però pure quì i parchi che circondano questi organismi non sono per nulla all'altezza della situazione. E pensare che con gli stessi mezzi affidati a veri e propri esperti, l'Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale avrebbe potuto fare parchi degni degli edifizi. Non ci si può negare infine che il verde abbia la sua importanza anche nel campo militare, che nulla pareggia la vegetazione nell'occultare, mimetizzare, confondere. Ebbene, negli aeroporti che si stan costruendo, pare che ciò non si sia ben compreso o non se ne voglia tener conto.

E non a dire che in molti non ci sia l'intenzione di migliorare lo stato di cose che sono venuto esponendo, ma indubbiamente, in siffatto campo, è la preparazione tecnico-artistica quella che in Italia manca: mancano cioè le apposite scuole che formino non solo i superiori dirigenti, ma i tecnici, gli operai anche.

Ma il governo di Mussolini saprà indubbiamente realizzare quel che fin ora non è stato ancora, in questo campo, raggiunto.

Cosciente di ciò, offro la mia modesta opera, la mia preparazione, non improvvisata ma lunga e difficile. Conosco questo campo, e potrei anche indicare gli uomini capaci di contribuire alla soluzione del problema.

Voglia l'E.V. aver la bontà di prendere in esame quanto ho fin qua esposto.

Fiducioso mi rassegno all'E.V.



Pietro Porcinai, Giardinaggio in tempo di guerra, dattiloscritto inedito, 9.6.1941, APPF.


L'arte, la natura, il sole, il cielo, il clima e tutto ciò che può allietare lo spirito attraverso il senso estetico, contribuiscono a creare in Italia quel fascino specialissimo che la rende una delle più belle e più famose contrade del mondo.

Dalla natura fanno parte anche i giardini, non tutti celebri e storicamente importanti, ma tutti degni di particolari riguardi perché insieme – nel loro complesso unitario – dànno alla nostra terra quell'aspetto ridentissimo di eterna Primavera che l'hanno resa degna del canto di mille poeti. Ora siamo in tempo di guerra e molti problemi nuovi s'impongono in ogni campo perché tutte le forze produttive della Nazione in armi tendano e convergano in uno sforzo gigantesco ai fini della sicura vittoria.

Non per questo, però, i proprietari dei giardini devono trascurare i propri terreni, quasi che il culto della bellezza debba cedere dinnanzi alla gloria delle armi ed al valoroso impulso dei combattenti.

Vi sono alcuni – che forse non hanno mai avuto giardini e quindi non conoscono il loro valore spirituale – che, con decisione radicale ed iniqua, vorrebbero vederli tutti trasformati in veri e propri orti, anche se ciò comporti la distruzione e l'annullamento del lavoro, del tempo e del denaro spesi fino ad oggi con lunga pazienza di anni e talvolta di secoli; altri vi sono – ancor peggio – che non si curano affatto né degli orti né dei giardini e – giudicando attività non degna del tempo presente il dedicarsi ad ess – lasciano la terra incoltivata ed inutile, con grave pregiudizio della ricchezza nazionale.

Gli uni e gli altri dimostrano una mentalità irrazionale ed antipatriotica (sic).

Ai primi dobbiamo fare osservare che non solo è necessario mantenere alla Patria questo cospicuo patrimonio artistico rappresentato dai giardini, ma bisogna anzi darvi sempre maggiore incremento perché anche i fiori – come ogni cosa bella che Iddio ci ha elargita – contribuiscono alla distrazione ed al riposo dello spirito, in tempo di guerra ancor più che in periodo di pace, e perché le energie produttive meglio si ritemprano in un ambiente (p. 2) sereno che rappresenta quello migliore e ideale per lo sforzo quotidiano sempre più intenso e necessario.

Agli altri diciamo che in ogni giardino si può e si deve decidere almeno una parte del terreno alla coltivazione degli ortaggi, intensificandola in modo intelligente e razionale quanto più è possibile, per potere essere realmente utili all'economia del Paese a cui ognuno è tenuto a portare il suo personale contributo.

Infatti in quasi tutti i giardini – specialmente nei più grandi – si trova sempre lo spazio destinato agli ortaggi se questo non fosse stato ancora scelto ed assegnato, vi si può rimediare in breve tempo e senza grandi difficoltà.

Però è necessario mantenere anche i fiori ed anche i prati, perché gli uni e gli altri ugualmente contribuiscono alla bellezza del giardino, dandogli quella nota di vita e di serenità di cui ognuno di noi ha tanto bisogno in tutti i momenti, ma specialmente in questi più gravi ed affannosi.

In quanto agli orti, bisogna ricordare che, se essi vengono creati e mantenuti con passione, ordine ed intelligenza, possono diventare fonte di soddisfazione e di benessere per i proprietari e, di conseguenza, sorgente – sia pur modesta ma importantissima – di ricchezza per la Nazione.

Anzi, in questi duri tempi di guerra, anche la produzione di questi orti privati dovrebbe essere coordinata e indirizzata nel modo più razionale possibile, al fine di favorire ed intensificare specialmente la coltivazione di quei prodotti che di solito provengono da mercati lontani: così, oltre a tutto, si contribuirà ad alleggerire notevolmente i trasporti per questo genere di approvvigionamenti, in un periodo in cui essi devono essere ridotti al minimo, a vantaggio di merci più direttamente interessanti la Nazione e la sua preparazione bellica.

Diventerà quindi un aiuto particolarmente apprezzabile, nell'interesse collettivo, produrre in preferenza quegli ortaggi che, consumandosi freschi ed essendo soggetti a rapido deterioramento, rischierebbero trasporti veloci (lattughe, pomodori, sedani, ecc.) mentre invece si possono facilmente ottenere a casa propria, col vantaggio inoltre che il consumo di essi porterà ad economizzare quelli che possono essere conservati fino alla stagione invernale (patate, carote, cipolle, fagioli, ecc.).

(p. 3) Per queste coltivazioni bisogna però tener presenti, prima di tutto, le necessità della convivenza e della rotazione degli ortaggi e, a tal riguardo, ognuno potrà istruirsi facilmente con uno dei tanti manuali esistenti, oppure rivolgendosi agl'Ispettorati agrari che alla grande competenza geberica uniscono la conoscenza perfetta di terreni di ogni zona e quindi delle culture più adatte e più proficue.

Soprattutto importante, per gli ortaggi, è la rotazione, di cui si possono indicare i principi generali con molta facilità. Infatti, dividendo in tre parti il terreno destinato all'orto, nella prima si metteranno piante a radice o tuberi (carote, patate, ecc.); nella seconda, piante di cui si consumano i fiori e le foglie e che richiedono un terreno ben concimato (cavoli, spinaci, ecc.); nella terra, infine – con terreno ancor meglio concimato – si coltiveranno piante delle quali si consumano i frutti (fagiuoli, piselli, ecc.):

L'anno successivo le piante della prima zona verranno coltivate nella seconda, quelle della seconda nella terza e quelle della terza nella prima, e così di seguito ogni anno, in modo da attuare una rotazione regolare, importantissima per non togliere al terreno la sua fertilità.

Per la concimazione dei terreni – ora che le industrie dei concimi chimici sono chiamate a soddisfare la necessità della guerra – i prati, che sono inesauribili miniere di ‘humus' (materia organica), rappresentano delle vere e proprie fabbriche di concimi.

Infatti l'erba raccolta, se verrà stratificata insieme a terra e a piccole quantità di calciocianamide o gesso, costituirà un terriccio che funziona da ottimo concime per i terreni coltivati a ortaggi.

E poiché nel periodo di guerra – più ancora del solito – bisogna trovare il modo di fare grande economia di tempo, di terreno e di concime, pur cercando di ottenere nello stesso tempo, il massimo rendimento, occorre che i semi da adoperare provengano da piante selezionate peroché così soltanto si può ottenere la più alta produzione, sia qualitativa che quantitativa. Perciò l'acquisto dei semi non va fatto incautamente da qualunque rivenditore, ma conviene rivolgersi ai fornitori più sicuri e più noti i quali possono altresì fornire utili consigli per le coltivazioni.

(p.4) In quanto all'elemento estetico che è l'essenza fondamentale dei giardini, dobbiamo rilevare che anche l'orto e il frutteto – quando sono ben curati – possono recare al giardino il loro contributo di bellezza originale e variata: infatti, come gli alberi da frutto hanno sempre costituito un elemento decorativo importantissimo, anche molte piante da ortaggio (cavoli neri, asparagi, barbabietole, carciofi, fagioli rampicanti, ecc.) possono portare una nota estetica veramente caratteristica.

Perciò se vogliamo compiere il nostro dovere di cittadini, si può cercare di raggiungere, contemporaneamente, l'utile e il dilettevole, unendo abilmente nei giardini i fiori e gli ortaggi, comprendo, ad esempio, pergole e recinzioni con fagioli rampicanti che costituiscono benissimo l'effetto dei convolvoli e di altre simili piante, ed aggiungendo ad essi anche piante da frutto (ribes, uva spina, lamponi, ecc.) che alla loro bellezza accoppiano l'utile qualità di fruttificare rapidamente.

Questi brevi suggerimenti dovrebbero servire, insomma, ad aumentare quanto più è possibile la fertilità del terreno e la produttività degli orti, pur salvaguardando gelosamente l'armonia estetica dei giardini: essi non devono affatto essere sacrificati, ma devono seguitare a vivere, razionalmente trasformati per i fini superiori delle necessità nazionali, né devono essere trascurati, bensì curati adesso anche più che in tempo di pace, al fine di raggiungerne il massimo sfruttamento e beneficio dell'economia di guerra e conservare – per il momento presente e per il domani di pace – quella fonte dolcissima di gioia e di serenità che in essi soltanto si può ritrovare.



Pietro Porcinai, Mascheramenti e mimetizzazione a mezzo vegetazione. Relazione dattiloscritto inedito, 5.10.1942, APPF.


(p. 1) Data l'urgenza dei problemi dei mascheramenti, se si considera la +naturale lentezza della vegetazione, potrebbe sembrare a prima vista errato il ricorrere ad essa per i mascheramento delle opere di importanza bellica, industriale ed economica; ma l'attuazione di questo sistema, a mezzo di persone specializzate che hanno già lavorato e quindi ben conoscono questi problemi, può effettuarsi invece con relativa facilità e rapidità, valendosi di mezzi e di espedienti, non comunemente conosciuti. D'altra parte bisogna tener presente che la guerra non finisce oggi e che quindi è necessario provvedere fin d'adesso per il domani. Inoltre non si deve pensare che si tratti di denaro sperperato perché le necessarie spese – oltre alla loro attuale importanza ai fini della guerra – verranno, per il tempo di pace, a migliorare un paesaggio e ad evitare le deturpazioni già spesso constatate di opere mal studiate e realizzate con criteri inadeguati dal punto di vista dell'armonia e dell'estetica.

Infine: il mascheramento a mezzo della vegetazione è particolarmente consigliabile e preferibile agli altri sistemi perché questi si manifestano sempre più insufficienti col continuo perfezionamento dei mezzi di ricognizione.

Non bisogna soprattutto allarmarsi ingiustamente per la lentezza dell'accrescimento degli alberi, perché la tecnica moderna può riuscire perfettamente nel trapianto dei medesimi anche se già adulti e se misurano fino a 10 metri d'altezza e magari di più.

Ciò premesso, vediamo come questo genere di mascheramento può attuarsi.

Il mascheramento per mezzo della vegetazione può ottenersi: con piante erbacee, con cespugli, con alberi sempreverdi e spoglianti, oppure con tutti questi elementi simultaneamente ed opportunamente combinati.

Ma il mascheramento no consiste soltanto nell'applicare le piante perché questo importante problema nasce ancor prima di quanto si possa credere comunemente comincia fin dalla progettazione delle opere da occultare, o per lo meno durante il corso dei lavori di costruzione.

È per questo motivo che nel caso di opere già esistenti, costruite (p. 2) senza aver preveduto il relativo mascheramento, questo no potrà essere mai così perfetto come nel caso di opere progettate in vista del futuro mascheramento.

Possiamo quindi distinguere i lavori di mascheramenti in due categorie principali:

  1. Esame di studio delle opere belliche da costruire in modo che siano adatte a ricevere ifl mascheramento.

  2. Mascheramento delle opere belliche già esistenti


1° caso

Il mascheramento non consiste puramente e semplicemente nel rivestire di vegetazione un'opera di interesse bellico, ma anche nel fare in modo che tale opera non turbi minimamente le linee del paesaggio circostante e non rappresenti un elemento eterogeneo nel logo in cui viene costuita: altrimenti essa si denunzierebbe facilmente da se stessa anche ad una non accurata ricognizione. Così in certi casi, se in una zona non esiste vegetazione, può essere conveniente non crearla ex-novo perché il risultato potrebbe essere completamente contrario a quello voluto. Non si deve fare perciò, quello che è stato fatto, ad es. per l'autocentro di Firenze, o per varie caserme, o per molti aereoporti che – costruiti ormai come sono stati – resteranno evidenti con qualunque vegetazione si crei attorno ad essi, a meno che non si ricorra ad opere assai complesse e costose che avrebbero potuto essere evitate se, fin dal momento della progettazione, si fossero prevedute e tenute presenti le necessità del mascheramento.

Pertanto nella progettazione delle opere di interesse bellico, si deve tener conto principalmente di tutti i seguenti elementi, ai fini del mascheramento:

  1. Linee generali del paesaggio

  2. Altimetria

  3. Natura del terreno

  4. Volumi e caratteri degli edifici circostanti esistenti

  5. Clima principale e clima secondario (cioè quello generale del luogo e quello particolare di certe zone, modificato da diversi fattori speciali come boschi, corsi d'acqua, stagni, depressioni, ecc.)

  6. Possibilità idriche

  7. Associazioni vegetali spontanee (cioè quali siano le piante che vivono (p. 3) naturalmente le une vicine alle altre)

  8. Flora Coltivata

  9. Tipi di appoderamento, e di pascolo, o di bosco.

La progettazione delle opere di interesse bellico non dovrebbe essere mai fatta prima di conoscere tutti i dati sopraelencati che vanno tenuti ben presenti per evitare successive difficoltà nel campo del mascheramento. A tal fine saranno pure necessari dei rilievi fotografici e topografici esattissimi di tutta la zona circostante.

Tale progettazione non si limiterà ai soli fabbricati, ma dovrà indicare la loro esatta posizione di riferimento, le strade, l'altimetria, le posizioni degli alberi già esistenti, ecc. e si dovrà curare fra l'altro, che gli appezzamenti di terreno sui quali si vogliono sostituire le opere da occultarsi non abbiamo dei perimetri regolari bensì accidentali ed irregolari secondo la natura del paesaggio circostante.


2° caso

Se il mascheramento deve essere effettuato quando le opere da occultare sono già iniziate, o addirittura terminate, il problema diventa assai più difficile e complesso perché può darsi che la mole degli edifici, il loro perimetro, la loro posizione, ecc. siano così contrastanti col paesaggio circostante da rendere assai più ardua l'opera del mascheramento. Tuttavia, anche in questi casi, si può ricorrere a mezzi adeguati e diversi con la sicurezza di ottenere soluzioni perfette e di completa soddisfazione.

Anche in questo secondo caso di mascheramento di opere già costruite precedentemente, occorre possedere ed esaminare tutti gli elementi naturali elencati per il caso precedente e si dovrà provvedere ad occultare nel modo migliore anche i corsi d'acqua artificiali, i bacini e le condotte esterne delle centrali idrauliche che rappresentano altrettanti elementi di guida e di riferimento per la ricognizione aerea, mentre per le strade d'importanza militare si creeranno delle zone di vegetazione arborea per il rapido riparo degli uomini e dei materiali in caso di allarme improvviso.

Tutto il vasto lavoro di mascheramento può essere organizzato e realizzato come segue:

  1. Compilazione di elenchi di tutte le opere da occultare mettendo in evidenza le opere di cui è urgente il mascheramento e distinguendo quelle che possono essere mascherate in tempo brevissimo (tre mesi) (p.4) e quelle per cui occorre un tempo più lungo (da uno fino a 5 anni)

  2. Rapido approntamento dei vari mezzi (militari e civili) di cui la Nazione dispone – uomini e cose – valendosi di persone che per i loro studi e le loro attività particolari diano maggiore affidamento di capacità e di attitudine ed effettuando requisizioni di piante, sementi ecc., presso le Ditte del genere.

Tutta l'opera organizzativa ed esecutiva potrebbe essere iniziata nel prossimo mese d'Ottobre, servendosi di persone non prelevare dai più disparati mestieri e professioni, ma tenendo presenti le loro capacità tecniche ed artistiche (indispensabili per il perfetto mascheramento) in modo che questo nucleo sia formato di gente già affiatata e quindi di miglior rendimento.

  1. Costituzione presso l'Arma del Genio di un “Reparto mascheramento Verde” che dovrebbe cominciare a funzionare immediatamente per le più urgenti realizzazioni e dovrebbe essere costituito di elementi militari e borghesi.


Poiché il problema del mascheramento deve essere considerato in modo unitario e totalitario, non si seve creare un ufficio speciale per ciascun'Arma, ma un ufficio unico, generale, che si occupi di tutte le opere di interesse bellico, diretto e indiretto, delle Forze di terra, dell'aria e del mare.


Il primo nucleo di persone chiamate a questa funzione istruirà poi facilmente tutti gli altri elementi che aumenteranno il numero di coloro che saranno preposti alle opere di mascheramento, chiamando a propri collaboratori professionisti, artisti ed operai di cui abbiano potuto esperimentare nella vita civile, le particolari doti di capacità ed attitudine che possano valere per questi speciali lavori.


E così dovranno funzionare i seguenti Reparti:

  1. Reparto dirigente del mascheramento, responsabile die risultati, che deve essere a contatto continuo con gli Organi militari superiori (Ministero, Stato Maggiore, ecc.). Esso esamina le opere del mascheramento e, nel caso che dette opere siano ancora da progettare, dà le direttive generali ai progettisti perché tengano presenti i criteri generali sopra esposti. Dovrà anche sorvegliare i lavori in corso tutte le volte che lo crede necessario per apportarvi quelle modifiche strutturali che ritenga necessarie per il migliore mascheramento.

  2. Reparto rilievi, costituito da un aerofotografo provvisto di aereo (p. 5) da un fotografo, da un topografo e da uno specialista per i rilievi relativi alla vegetazione, alle acque, al terreno, ecc. i (quali) avranno il compito d compilare tutti i dati necessari già sopra riassunti in elenco.

  3. Riassunto progetti che, nella base degli elementi forniti dal Reparto rilievi e sotto la direzione di competenti, compilerà i progetti e i disegni esecutivi dei lavori di mascheramento, coi relativi modelli, particolari ecc.

  4. Reparto esecuzione e controllo, che curerà la fedele realizzazione dei progetti durante la quale potrà eventualmente proporre al Reparto Progetti quelle modifiche che si appalesino opportune per il fine migliore da raggiungere.

  5. Reparto informazioni, che dovrà studiare all'estero i sistemi e le innovazioni più interessanti nel campo del mascheramento, riferendone al reparto dirigenti.


Oltre a questi cinque Reparti dovrà essere costituito alle dipendenze del “Reparto esecuzione e controllo” un nucleo di capi-operai anche ‘essi specializzati, che sovrintenderanno ai singoli lavori, portandovi il contributo della loro esperienza.

A tutti questi elementi “centrali” dovranno esserne aggiunti altri “periferici” in numero adeguato alle esigenze dei vari momenti, composti di Ufficiali e soldati da arruolarsi previo esame preliminare che dimostri le loro attitudini speciali che renderanno facile e rapida la loro più completa preparazione.

Il buon esito e l'efficacia dei lavori di mascheramento sono subordinati alla perfetta manutenzione delle piantagioni dei primi tre anni che dovrà essere seguita e controllata dal Reparto lavori, e non trascurata come talvolta è avvenuto fino ad oggi.

Per ragioni di giusta economia tale manutenzione dovrebbe essere effettuata:

  1. Quando le opere ed i mascheramenti sono già completamente terminati dalle truppe addette alle opere occultate.

  2. Fino a quando le opere non sono in uso ed in attività, dalle Ditte appaltatrici che le hanno eseguite.

Le Ditte che sono maggiormente adatte per eseguire questo genere di lavori sono: la Ditta Ing. Gabbianelli (impresa costruzioni) di Milano Galleria del Corso 2, la Ditta Fratelli Saravatti (piante) Saonara, la Ditta “Il Giardino” di Firenze Piazza del Carmine 2, e la Ditta Martino Bianchi di Pistoia.

(p. 6) Non esistono in Italia delle Ditte completamente attrezzate per eseguire importanti trapianti di alberi, ma le tre Ditte sopra citate possono, in breve tempo, mettersi in grado di funzionare anche in tale attività importantissima. Esse dovrebbero essere le esecutrici dei progetti elaborati da Reparti di cui sopra ed i lavori dovrebbero essere loro affidati alle condizoni di appalto da fissarsi preventivamente.


RIEPOLOGO – Lo speciale Ufficio per il mascheramento a mezzo di piante, ecc. deve avere un funzionamento autonomo che gli garantisca la necessaria snellezza e rapidità di realizzazione; deve essere unico e non distinto secondo la varia pertinenza delle opere da mascherare; il rapido allestimento degli uomini e delle cose necessari per il suo funzionamento può essere perfezionato nello spazio di poche settimane; la scelta delle persone adatte deve essere fatta con cura speciale, tenendo presente soprattutto la particolare sensibilità per la Natura e la consoscenza dei vari complessi problemi che si ricollegano alla vita vegetale.

F.to

P. Porcinai


L'elenco in calce comprende le varie persone che potrebbero essere aggregate immediatamente ai diversi Reparti sopra indicati:

REPARTO DIRIGENTE: Dott. Arch. Baroni Nello – Via dei Bardi 33 – Firenze

Prof. Porcinai Pietro – Lungarno Corsini 6 - Firenze

REPARTO RILIEVI: Soldato Dott. Benelli Florio – 84° Regg. Fanteria Firenze

Ten. Cicchetti Augusto - Riccione

REPARTO PROGETTI: Capit. Zetti Giuliano – Com. IV Zona treni balcanici Mestre (Venezia)

Scorsipa Giordano – Via Ponte Sospeso 27 – Firenze

Passerini Giorgio – Via Argonauti 27 – Pistoia

Serg. Costa Vincenzo – Rep. 71° Telegrafisti Vallecrosia

Sold. Mannucci Giannetto – Scuola Centr. Genio – Civitavecchia

Allievo Serg. Dott. Anchisi Guido – Il Comp. Artieri Scuola All. Uff. Complemento – Pavia

Dott. Arch. Trinoi Raffaello – Via dei Servi 2 – Firenze

S. Ten. Sernesi Arduino – VII Btg. Mitr. Di C.d'A. 3° Comp/P.M.112

(p. 7) REPARTO

ESECUZIONE E

CONTROLLO Geom. Fernando Romani – Via Cenisio 64 – Milano

Ten. Gorian Ferrante – Batt. Sciatori Monte Rosa (Aosta)

Per. Agr. Bartolini Alderigo – Via Fiorentina – Pistoia

Per. Agr. Bianchi Dante – Via del Salsero – Montecatini T.

Stianti Bruno – VII Comp. Chimica di C. d'Armata, Posta Militare 44

Calamai Alidano – 84° Regg. Fanteria Div. Venezia 1° Batt. 3° Comp. Posta M.re 99

Calamai Gino – Via Mercadante 119 – Firenze

Tasso Ubaldo – 212 Autoparto Posta M.re 33

Bartoli Gino – 2° Regg. Artiglieria d'Armata Alessandria

Leidi Giovanni – Via Sapinasse 74- Milano

Ten. Temparani Marino – 3° Regg. Di Marcr. 85° Batt. Compl. – 2° Comp. Fucilieri – Tortona (Alessandria)


Firenze, 5.10.42 – XX

Alla relazione originale rimessa al Ministero della Guerra furono allegate n. 10 fotografie (di cui si riportano le didascalie delle foto, N.d.R.).


Foto 1: Accasermamento creato senza considerare le caratteristiche del paesaggio circostante. La disposizione e la mole degli edifici – completamente nuovi per la zona – la vicinanza del fiume ecc. sono elementi rilevatori e d'identificazione per la recognizione nemica. Fortunatamente la fertilità del terreno in quella zona e la natura di gran parte degli alberi preesistenti danno la possibilità di ben mascherare le opere.

Foto 2: Caserme, magazzini, ecc. già mimetizzati. Per le ragioni di cui al n° 1 ma soprattutto per la mole delle fabbriche l'opera è assai difficilmente occultabile. Il mascheramento di simili opere non consiste solo nel collocarvi attorno della vegetazione ma piuttosto nel disporre e costruire le fabbriche, terreno e vegetazione secondo le caratteristiche del paesaggio nella zona.

Foto 3: Modello di accasermamento eseguito seguendo i criteri paesaggistici. I diversi fabbricati sono “sposati” alle curve di livello del terreno e gli alberi sono disposti nello stesso modo di quelli esistenti nella regione.

Foto 4: L'attecchimento e il rapido sviluppo delle piante vicino alle opere mascherate, dipende dalla buona preparazione del terreno. Buona preparazione vuol dire effettuare i movimenti di terra mantenendo gli strati secondo il loro ordine naturale. Quando si opera in modo diverso periscono i microorganismi esistenti nel terreno associati alla vita delle piante e, di conseguenza, gli alberi collocati in terreno inerte intristiscono e muoiono assai rapidamente. La fotografia eseguita in Germania (zona di Aalfeld) è riportata per indicare come nel corso dei lavori i diversi strati vengano tenuti accuratamente separati. È una nuova tecnica dei movimenti di terra che viene applicata.

Foto 5: Particolare allegato alla fotografia n° 4. L'humus viene accuratamente conservato e aumentato. Esso sarà prezioso al termine dei lavori per dare in pochi giorni alle opere realizzate l'apparenza di una già lunga esistenza.

Foto 6: Movimenti di terra eseguiti seguendo i criteri di cui al n° 4. Epoca Marzo 1939.

Foto 7: La stesa zona due mesi dopo. Si notino notevoli opere murarie sono occultate. Fra le più importanti una grande cisterna e una cabina elettrica.

Foto 8: Gli esecutori dei mascheramenti devono essere muniti di appositi carri che consetano il rapido e facile spostamento di alberi di notevole mole.

Foto 9: Carri costruiti appositamente per il trapianto o trasporto di grandi alberi.

Foto 10: Idem come ai n° 7 e 8. Nel caso nostro simili carri dovrebbero essere consegnati alle dittte esecutrici dei lavori (quelle consigliate sono: Ditta Ing. Enrico Gabbianelli – Calleria del corso 2 – Milano; Ditta “Il Giardino” S.A – Piazza del Carmine 2 – Firenze; Ditta Fratelli Sgaravatti (Piante) – Saonara; Ditta Martino Bianchi – Pistoia.



Pietro Porcinai, Descrizione del trovato avente per titolo “Elementi mimetici per mascheramento militare con vegetazione naturale del Sig. Prof. Pietro Porciani dattiloscritto inedito con parti manoscritte, s.d., presumibilmente 1942, APPF.


(p. 1) Il trovato avente per titolo “elementi mimetici per mascheramento con vegetazione naturale” consiste in elementi di superfice (sic) varia preferibilmente rettangolare suscettibili di essere trasportati e disposti su leggere armature portanti in legno sospesi ad una struttura superiore, o disposti su superfici in cemento, laterizio, asfalto, ecc. Gli elementi sono costituiti da due strati esterni in tela di juta od altro materiale che possa servire per il contenimento di corpi pulverolenti; almeno uno strato (b) preferibilmente discontinuo dotato di una resistenza notevole a trazione; questo strato può essere costituito con reti metalliche o no, materiali sintetici, plastici, o qualsiasi altro materiale resistente a trazione. Lo strato o gli strati (b) resistendo alla trazione permettono di porre gli elementi mimetici appoggiati o appesi a sostegni relativamente distanti. L'involucro costituito dagli elementi esterni (a) viene riempito con materiali costituenti un terreno vegetale naturale o artificiale; preferibilmente avremo una base inerte formata da materiale leggero e sciolto ed una miscela di materie vegetali che possono dar vita ad un tappeto erboso ed eventuali arbusti. Per fissare il materiale contenuto gli strati saranno congiunti preferibilmente da cuciture in modo da dare origine ad un involucro cellulare. Costruita un'armatura in materiale qualsiasi, legno, tubi da carpenteria tipo Innocenti o simili in modo da poter appoggiare gli elementi a sostegni posti ad una distanza compatibile con la resistenza degli strati (b) si pongono in opera avvicinati gli elementi mimetici avvicinati in modo da (p. 2) presentare all'esterno una superfice (sic) continua per tutta la porzione prestabilita. Naturalmente ove sia il peso gli elementi mimetici in fibra... essere so... su superfici continue come solai, terreni, etc.

  1. Si pongono in un secondo tempo le sementi alla superfice (sic) annaffiando in modo da creare le condizioni necessarie per la germinazione; appena i vegetali sono ad un certo grado di sviluppo gli elementi possono assolvere la loro funzione.

Per rendere più chiara la descrizione del presente trovato diamo un esempio di pratica attuazione: Gli elementi sono delle dimensioni di ml. 2.5 e dello spessore di circa cm. 4. Sono costituiti (vedi fig. 2) come coltroni trapuntati con esternamente ai bordi delle corde o cinghie o altro che serve per l'unione con altri elementi.

Esaminando la composizione di ciascun elemento (fig. 3) vediamo:

  1. Strato inferiore esterno costituito da rete di ferro catramata per la conservazione, che serve a dare la necessaria resistenza all'elemento.

  1. Strati di contenimento, costituiti con tela di juta, uno posto inferiormente aderente alla rete (b) e l'altro superiore che viene cucito allo strato inferiore secondo un insieme di maglie quadrate (fig. 2 cuciture (e))

  1. Riempimento di terra vegetale costituita da: 1) base inerte in vermiculite e torba o una sola delle due. 2) Materiali con i principi necessari per la vegetazione costituiti con ‘fito', speciale concime completo d'ogni elemento necessario per la vegetazione.

Inferiormente si notano i sostegni degli elementi mimetici che sono in questo caso dati da loro struttura tubulare tipo Innocenti

È da notare che la superficie superiore (a) è formata da tela juta colorata verde.

Posati in opera gli elementi mimetici e collegati mediante le cinghie (p. 3) di cui sono muniti si passa a spargere superiormente i semi dei vegetali con cui si costituisce la mimetizzazione e si annaffia in modo che questi semi possano germogliare. Quando il tappeto erboso (f) si è formato, la mimetizzazione è in atto. Possiamo aggiungere che evitando di dare forme geometriche all'armatura degli elementi, cosa che può essere messa in evidenza dalle ombre specialmente all'osservazione aerea, la vegetazione naturale che si genera sugli elementi è la migliore mimetizzazione che si possa vere.

Rivendicazioni:

  1. Elementi mimetici per mascheramenti con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale o sintetico caratterizzati dal fatto che stesi sopra una struttura portante inferiore od ancorati ad una struttura superiore permettono la vegetazione a piante che determinano la mimetizzazione dell'insieme.

  2. Elementi mimetici per mascheramenti con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale o sintetico come alla rivendicazione precedente caratterizzati dal fatto di essere muniti di uno o più strati di materiale metallico, o no, sintetico o simili, resistente a trazione che permette la posa in opera degli elementi stessi o il loro ancoraggio su sostegni assai lontani gli uni dagli altri.

  3. Elementi mimetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale o sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto di essere muniti di uno (p. 4) o più strati di materiale metallico, o no, sintetico, o simili, resistente a flessione che permette la posa in opera degli elementi stessi e il loro ancoraggio sui sostegni assai lontani gli uni dagli altri

  4. Elementi mimetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto che le due tele di contenimento costituite in juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili, sono riunite da cuciture in modo formare un insieme cellulare per il quale il materiale contenuto è impossibilitato a scorrere nell'interno dell'elemento stesso.

  5. Elementi sintetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto che nell'interno dei teli di contenimento è racchiuso uno strato di terreno vegetale naturale o sintetico capace di generare, opportunamente seminato, uno strato erboso alla superfice (sic).

  1. Elementi sintetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto di essere muniti al contorno di cinghie, corde o simili per il collegamento con gli elementi adiacenti.

  2. Elementi sintetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili (p. 5) contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto che la loro superfice (sic) non è continua, ma attraverso delle aperture di grandezza opportuna permettono l'aereazione dell'ambiente sottostante.

  3. Elementi sintetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto che la loro superfice (sic) non è continua, ma attraverso delle aperture di grandezza opportuna permettono l'illuminazione dell'ambiente sottostante.

  4. Elementi sintetici con vegetazione naturale costituiti con coltri di tela juta, canapa, materiale sintetico, plastico o simili contenenti terreno vegetale, naturale e sintetico come alle rivendicazioni precedenti caratterizzati dal fatto di essere superiormente colorati in modo opportuno per confondersi col terreno vicino prima che la vegetazione seminata sulla superfice possa svilupparsi opportunamente.

  5. Elementi mimetici con vegetazione naturale come sopra descritti e come rappresentati in esempio del disegno allegato.


NB: non sono pervenute immagini, con ogni probabilità annesse solo al documento originale inviato.



Regio Decreto Legge 8 febbraio 1943_XXI n. 428


Gazzetta Ufficiale 9 giugno 1943 – Regio Decreto Legge 8 febbraio 1943_XXI n. 428.

(p. 1995) Norme per regolare l'impianto e la gestione degli orti di guerra

Vittorio Emanuele II - Per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia - Visto l'art. 18, comma primo, della legge 19 gennaio 1939 XVII, n. 129; Ritenuto lo stato di necessità derivante da causa di guerra: Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Segretario del Partito Nazionale Fascista, Ministro Segretario di Satto, di intesa con i Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le finanze, per l'educazione nazionale, per i lavori pubblici, per l'agricoltura e per le foreste, per le comunicazioni e per le corporazioni: Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. Sono denominati orti di guerra le aree fabbricabili in attesa della loro utilizzazione, le aree di demanio pubblico, le superfici libere nei parchi o giardini ancorché appartenenti a privati e in generale i relitti di terreni situati entro il perimetro dei centri abitati e loro immediate vicinanze, che abbiano adibiti a proficua coltivazione agraria. Gli orti di guerra si distinguono in orti familiari, orti collettivi e orti aziendali.

Art. 2. L'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) ha facoltà di domandare che le aree fabbricabili in attesa della loro utilizzazione, le aree di demanio pubblico incolte e non altrimenti utilizzate, le superfici libere nei parchi o giardini ancorché appartenenti a privati e in generale i relitti di terreni situati entro il perimetro dei centri abitati e loro immediate vicinanze, che siano suscettibili di proficua coltivazione agraria, vengano destinati all'impianto di orti di guerra.

Art. 3. La richiesta, di cui al precedente art. 2, è formulata dal Dopolavoro provinciale e su di essa si pronunzia il Capo dell'Ispettorato agrario provinciale circa la possibilità e convenienza tecnica della destinazione ad orti di guerra degli apprezzamenti di terreno. Avuto il parere del Capo dell'Ispettorato agrario, il Dopolavoro comunica la richiesta al proprietario, il quale, ove abbia giustificati motivi per opporvisi, può presentare reclamo al Prefetto entro quindici giorni dalla comunicazione. Il Prefetto decide in via definitiva. Per i beni di pertinenza dello Stato – beni di demanio pubblico o patrimoniali – e delle Aziende autonome statali, la richiesta è comunicata dal Dopolavoro provinciale all'Intendenza di finanza competente, ovvero alle Amministrazioni statali che localmente hanno l'amministrazione dei beni stessi. In caso di reclamo da parte dell'Intendenza di finanza o delle predette Amministrazioni statali, da proporsi nel termine di giorni trenta dalla comunicazione della richiesta. La relativa decisione spetta alle Amministrazioni centrali competenti, sentito il Ministero dell'agricoltura e delle foreste qualora trattisi di reclamo avverso la possibilità e convenienza tecnica della destinazione del terreno ad orto di guerra.

Art. 4. Dopo esperita la procedura di cui all'art. 3, l'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) prefigge al proprietario il termine entro il quale il terreno deve essere rilasciato a disposizione dell'Opera. Il proprietario può esimersi da tale obbligo, iniziando, entro l'anzidetto termine, la messa a coltura del terreno. Qualora a giudizio insindacabile dell'Ispettorato agrario provinciale siano accertate trascuratezze elle coltivazioni, l'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.), previa intimazione del rilascio del terreno, provvede alle coltivazioni medesime direttamente o mediante concessione a terzi. Se il proprietario non si sia valso della facoltà indicata nel secondo comma del presente articolo, l'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) provvede all'impianto dell'orto di guerra nei modi indicati nel terzo comma.

Art. 5. Nei casi preveduti nei commi terzo e quarto dell'articolo 4, compete al proprietario, per la utilizzazione temporanea del terreno da parte dell'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D), la corresponsione di un canone annuo a carico della stessa Opera. Tale canone ha carattere ricognitivo ed è insindacabilmente determinato dall'Ispettorato agrario provinciale, sentiti il Dopolavoro provinciale e il proprietario. Per i beni del demanio pubblico e del patrimonio dello Stato il canone annuo è fissato di intesa con (p. 1996) l'Intendente di finanza, mentre per i beni delle Aziende autonome statali lo stesso canone è stabilito di intesa con le Amministrazioni delle medesime aziende. Per i beni appartenenti agli Enti ausiliari dello stato il predetto canone è fissato di intesa con il Prefetto.

Art. 6. Entro il termine di giorni trenta dalla data di entrata in vigore del presente decreto, chiunque coltivi orti di guerra deve farne denunzia al Dopolavoro provinciale, indicandone l'ubicazione, l'estensione e le colture in atto. Chi omette la denunzia o la fa dopo il termine prescritto, ovvero denunzia dati inesatti, è punito con l'ammenda fino a lire cinquemila. Dette disposizioni non si applicano per gli orti di guerra coltivati da pubbliche Amministrazioni, le quali, peraltro, devono comunicare al Dopolavoro provinciale l'elenco degli orti di guerra da esse coltivati con le indicazioni di cui al primo comma.

Art. 7. L'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) ha la vigilanza sulle coltivazioni degli orti di guerra ed ha facoltà di determinare, previa intesa con l'Ispettorato agrario provinciale, quei criteri e quelle modalità tecniche che ritenga necessari od utili prescrivere nell'interesse delle finalità da perseguire. Qualora vengano accertate inadempienze di carattere tecnico o trascuratezze nelle coltivazioni, l'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) ha facoltà – sentito l'anzidetto Ispettorato – di revocare la concessione degli orti di guerra, intimando il termine per il rilascio del terreno, con facoltà di provvedere alla coltivazione direttamente o mediante nuova concessione.

Art. 8. Chiunque non rilascia il terreno all'Opera nazionale Dopolavoro (O.B.D.) nel termine prefissogli ai sensi degli articoli 4 e 7, è punito con l'ammenda sino a lire diecimila. La disposizione, di cui al comma precedente, non si applica quando si tratta di terreni di pertinenza dello Stato o delle Aziende autonome statali od in genere di un ente pubblico, per i quali, in caso di non ottemperanza, l'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) richiede il rilascio in via amministrativa, rivolgendosi, ove del caso, all'autorità preposta alla direzione dell'Amministrazione statale o alla vigilanza sull'Ente pubblico.

Art. 9. Qualora il terreno sia soggetto ad usufrutto, sia dato in affitto o comunque goduto da persona diversa dal proprietario, le disposizioni del presente decreto, invece che dal proprietario, le disposizioni del presente decreto, invece che al proprietario, si applicano all'usufruttuario, all'affittuario e a chiunque altro abbia il godimento del terreno.

Art. 10. Con il provvedimento di cui al successivo art. 13 saranno determinati i criteri da osservarsi, anche in deroga alle disposizioni vigenti, per la destinazione dei prodotti ricavati dalla coltivazione degli orti di guerra collettivi ed aziendali, specialmente per quanto riguarda l'assegnazione dei prodotti stessi per le refezioni scolastiche.

Art. 11. Le disposizioni contenute nei precedenti articoli non si applicano: a) per le aree affidate in gestione alle aziende agricole comunai; b) per le aree costituenti le sedi di ferrovie, di tranvie extra urbane e di edifici ad uso di servizi postelegrafonici, e relative pertinenze; c) per i beni demaniali marittimi; d) per le aree occorrenti per nuove linee ferroviarie in costruzione, per gli acquedotti e gli impianti di pertinenza di tali linee e per quelle che, in attesa di definitiva destinazione, sono state concesse, con regolari contratti, ad enti o privati per uso agricolo; e) per le superfici coltivate dai proprietari per proprio conto, salvo quanto è previsto dal comma terzo dell'art. 4.

Art. 12. È autorizzata l'iscrizione nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, per l'esercizio finanziario 1942.XX.1913.XXI, della somma di lire tre milioni da erogarsi a favore dell'Opera nazionale Dopolavoro (O.N.D.) per l'impianto e la vigilanza degli orti di guerra. Con decreto del Ministro per le finanze sarà provveduto alla occorrente variazione di bilancio.

Art. 13. Con Regio decreto, su proposta del Segretario del Partito Nazionale Fascista, Ministro Segretario di Stato, d'Intesa con i Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le finanze, per l'educazione nazionale, per a lavori pubblici, per l'agricoltura e per le foreste, per le comunicazioni e per le corporazioni, saranno emanate, ai sensi della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, le norme eventualmente necessarie per l'attuazione del presente decreto.

Art. 14. Il presente decreto, che entra in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno ed avrà effetto per la durata dello stato di guerra e fino ad un anno dopo la cessazione di esso, sarà presentato alle Assemblee legislative per la conversione in legge. Il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque aspetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 8 febbraio 1943-XXI

VITTORIO EMANUELE

Mussolini – Vidussoni – De Marsico – Acerbo - Biggini – Benini – Pareschi – Cini -Tiengo

Visto, il Guardasigilli: De Marsico

Registrato alla Corte dei Conti addì 8 giugno 1943-XXI Atti del Governo, registro 458, foglio 26 – Mancini



  

NOTE

1 La prima visita ufficiale fatta da Adolf Hitler al belpaese avvenne dal 3 al 9 maggio 1938, sette giorni trascorsi fra Firenze, Roma, Napoli, in ricevimenti, banchetti ufficiali e fantasmagoria di manifestazioni. La «Calata in Italia», come venne ribattezzata, fu l'apoteosi di quella che sembrava il conferimento al fascismo italiano di un certificato di solidità nazionale e grandiosità europea. ROSSI 2012, pp. 27, 28.

2 Già la popolazione italiana duramente provata, alla vigilia della guerra si avvertivano le avvisaglie di una penuria a breve mutata in vera e propria miseria alimentare. Con il razionamento e le insufficienti porzioni unica aggiuntiva fonte di sopravvivenza rimaneva la costosa borsa nera, non cessando la situazione di peggiorare ulteriormente, arrivando ben presto le ristrettezze a divenire quasi carestia fino al culmine dei mesi dell'emergenza, quando si patì la fame, riuscendo, in pochi e se possibile, a cibarsi di mele essiccate, brodo vegetale, scarsa farina di piselli secchi, pane di soia. Le uova, preziose e clandestine, erano conservate nella calce e pagate a peso d'oro. Cfr. https://www.assemblea.emr.it/cittadinanza/concittadini/temi/progetti/2016-2017/m/Ciboaltempodellaguerra.pdf https://www.firenzeinguerra.com/it/ per alcuni spunti, visionato il 10 ottobre 2024.

3 PICHETTO FRATIN, POZZATI 2015, p. 1, nota 2. Nel 1928 la rivista Capitolium (ANONIMO 1928, p. 150) riportava nell'editoriale come, essendo ormai le città d'Italia abbellite dai nuovi parchi e giardini realizzati durante gli anni del fascismo, fosse ormai giunta l'ora di indire un concorso per l'abbellimento dei balconi al fine di «portare il culto della bellezza dei fiori dentro ogni singola casa». Già dall'anno dopo l'avvio della campagna della ‘battaglia del grano' il regime invitava dunque le famiglie a partecipare anche alla “battaglia del fiore” come iniziative per l'abbellimento floreale in tutta la nazione - specialmente della capitale in vista dell'E42 - e la campagna sociale ed economica per incrementare le produzioni vivaistiche. Dal 1928 in poi i concorsi per i “balconi fioriti” vennero organizzati dall'O.N.D. come supporto propagandistico e motivazione per i cittadini e le famiglie in occupazioni di bellezza, educazione, salute e divertimento in un continuativo contatto con la natura, fonte di vigore fisico e spirituale, a Roma ma anche in altre città, comprese Firenze e Milano. L'inizio della guerra portò naturalmente la ‘battaglia del Fiore' a cedere il passo alla già attiva ‘battaglia del grano', fra i principali prodotti agricoli e simbolicamente rappresentativo di culti antichi e del sostentamento alla nazione ai fini della vittoria.

4 Ivi, p. 3.

5 ANONIMO 1941, Orti di guerra capitale, pp. 365, 366. Qui a seguire la trascrizione dell'attuazione nella capitale delle direttive ministeriali per gli orti di guerra. “In una riunione tenuta in Campidoglio nei primi del settembre scorso il Governatore ha tracciato in linea di massima il programma da svolgere durante la prossima stagione. (...). Rendendosi quindi interprete del dovere di coltivare le zone di terreno, attualmente inutilizzate, il Governatore ha invitato tutti i presenti a collaborare, ciascuno nel suo campo, perché lo scopo prefisso sia raggiunto completamente. È stato stabilito che, in linea di massima, tutti gli appezzamenti di terreno di proprietà governatoriale, anche destinati a prossime ma non immediate costruzioni, siano utilizzati come orti di guerra. A tale riguardo il Governatore comunicava che sono stati recentemente assegnati altri 400 ettari di terreno da coltivare, alla Direzione Giardini, la cui attuale organizzazione verrà convenientemente potenziata ed adibita nella quasi totalità alla coltura degli orti di guerra. Per quanto riguarda i terreni incolti di proprietà privata, si è stabilito di invitare i proprietari a coltivarli in proprio. Per coloro che non abbiano la possibilità o l'attrezzatura necessaria per adempiere a questo che è oggi uno dei primi doveri della Nazione in guerra, la Federazione dell'Urbe e l'Opera Nazionale Dopolavoro provvederanno a far coltivare i terreni dai Gruppi Rionali e dai Dopolavoro Aziendali. Formava anche oggetto di esame la possibilità che offrono i vari campi sportivi ed ippodromi della Capitale di essere utilizzati per coltivazioni ortive, pur conservando il loro carattere e la loro efficienza. Per l'impianto degli orti di guerra in detti campi, saranno presi diretti accordi con le rispettive organizzazioni interessate. Il Governatore annunciava anche che oltre alle coltivazioni orticole che verranno eseguite a rotazione nei terreni urbani, il Governatorato provvederà anche a seminare a grano le zone dell'Agro Romano di sua proprietà. I giardini ed i parchi pubblici dove le condizioni ambientali non consentono di provvedere a coltivazioni ortive, saranno utilizzati per la produzione di fieno e foraggi.

6 ANONIMO 1941, Orti di guerra capitale, p. 367.

7 Pichetto Fratin, Pozzati 2015, p. 1, nota 1, riferimento a L. Martinati, Pane per la Vittoria, manifesto, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.

8 SANINO 1999, p. 31.

9 ANONIMO 1942 Sfruttare ogni zolla, p. 2.

10 Pichetto Fratin, Pozzati 2015, p. 2.

11 Le ricette di Petronilla furono in seguito pubblicate in volume dal titolo Ricette di Petronilla per tempi eccezionali edito a Milano da Sonzogno nel 1941, con il sottotitolo “il problema della cucina, in tempi di restrizioni e di guerra, è risolto con questo nuovo libro di Petronilla che insegna il modo di fare gustosi e sani pasti con pochi grassi, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero. È il libro d'oro delle donne Italiane”. Vi erano descritte signore di diverse regioni italiane riunite in termini di familiarità e quotidianità domestica intente a scambiarsi suggerimenti culinari e consigli preziosi su come nutrire la famiglia, mettendo insieme il pranzo con la cena, utilizzando quanto a disposizione e inventandosi creativamente, col poco disponibile, nuove ricette nutrienti e appaganti. Il tono, ironico davanti alle reali difficoltà, e ammiccante per il lettore, era anche sensibile al dramma del momento. Emergeva la capacità comunicativa di mettere a disposizione esperienze e conoscenze utili con tono leggero, a tratti spiritoso, a esorcizzare la ben faticosa contingenza sostenendo anche psicologicamente le massaie italiane, invitate affettuosamente a fare del proprio meglio con il poco, la fantasia, la solidarietà e il sorriso. Seguirà nel novembre 1944 il volume Desinaretti per...questi tempi, dove l'arte di arrangiarsi viene raffinata in iperboli fantasiose nell'utilizzo del quasi nulla a disposizione. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Amalia_Moretti_Foggia visionato il 20 aprile 2025.

12 ANONIMO 1942, Orti di guerra, p. 64.

13 Campitelli 2019, p. 5. Filmati originali dell'Istituto Luce sulla Battaglia del Grano, www.archivioluce.com; Carillo Mario Francesco, Agricultural Policy and Long-Run Development: Evidence from Mussolini's Battle for Grain, The Economic Journal, in https://doi.org/10.1093/ej/ueaa060, visionato in febbraio 2024.

14 PANZINI, 2021, p. 88.

15 Gazzetta Ufficiale, 1943, riportato in appendice. Con Regio Decreto, viste le necessità derivate dalla situazione bellica, si denominavano gli “orti di guerra” – genericamente indicati come aree fabbricabili in attesa di utilizzo, le aree di demanio pubblico, le superfici libere di parchi e giardini pubblici privati, i relitti di terreni nel perimetro e vicinanze dei centri abitati da adibirsi coltivazione agraria, distinguendoli in orti familiari, collettivi e aziendali, e demandandone definizione, ubicazione, estensione, colture gestione, utilizzo nonché vigilanza alla supervisione O.N.D., l' Opera nazionale Dopolavoro istituita dal regime nel 1925 per occuparsi del tempo libero dei lavoratori. Era compito dell'O.N.D. individuare i terreni adatti e notificarne l'utilità ai fini produttivi, gestire le aree destinate alla coltivazione urbana determinandone, d'intesa con l'Ispettorato agrario provinciale, criteri e modalità tecniche di coltivazione ritenute necessari od utili alla produttività: La legge definiva i tempi entro cui i privati proprietari potevano opporsi o mettere a coltivazione i suoli in “orto di guerra” personalmente o in concessione a terzi, dovendo segnalarli in estensione, collocazione e colture all'autorità sotto pena pecuniaria, e le sanzioni per le inadempienze.

16 PNF 1941, p. 1.

17 ANONIMO 1941 Orti di guerra capitale, p. 367.

18 Panzini 2021, pp. 61, 62.

19 ANONIMO 1941 Sfruttare ogni zolla, p. 2

20 ANONIMO 1942 Orti di guerra, p. 63.

21 CAMPITELLI 2019, pp. 9 e segg.

22 PANZINI 2021, pp. 83-85.

23 CAMPITELLI 2019, p. 297.

24 Cfr. i filmati originali dell'Istituto LUCE sugli “orti di guerra”, in www.archivioluce.com, visionati il16 luglio 2024.

25 Anonimo 1941 Vita Cittadina 1, pp. 154-157.

26 Vedi in particolare il filmato originale dell'Istituto Luce sugli “orti di guerra” a Milano, Giornale Luce Festa del grano e della fiera resistenza civile degli italiani del 10.7.1942, e Giornale Luce Mietitura del grano a Milano e a Roma del 20.6.1943, in www.archivioluce.com, visionato il 3 luglio 2024.

27 Pichetto Fratin, Pozzati 2015, p. 3 nota 26.

28 Ivi, p. 3.

29 ANONIMO 1941 Sfruttare ogni zolla, p. 2

31 SANINO 1999, p. 31

32 Ibidem.

33 Ivi, pp. 31, 32, 33.

34 L'EIAR – Ente italiano per le Audizioni Radiofoniche, proponeva frequentemente la canzone spesso citata come “Orticello di guerra” che in realtà si chiamava “Caro Papà”, il cui testo, scritto da Domenico Titomanlio (in arte Tito Manlio) e musicato da Gino Filippini era la lettera di un bimbo (o bimba, a seconda se cantata da voce femminile o maschile) al babbo in guerra a comunicargli nel suo piccolo l'impegno alla causa comune coltivando l'“orticello di guerra” cfr. Campitelli 2019, p. 6 nota 5; PANZINI 2021, p. 82 e p. 83.

35 CAVAZZA 1942, p. 5.

36 Ibidem.

37 Ivi, pp. 6,7.

38 OMIS 1942, pp. 32-41.

39 RODA 1942, pp. 42-53. Guido Roda era esperto di giardini della celebre famiglia piemontese e progettista tra l'altro dei giardini della E42, l'Esposizione universale da tenersi all'EUR di Roma, annullata a causa della guerra. Cfr. CAMPITELLI 2019, p. 9.

40 Ivi, p. 42.

41 Ivi, pp. 42, 43.

42 RODA 1942, p. 43.

43 Ivi, p. 44.

44 Ibidem.

45 Ibidem.

46 Ivi, pp. 44-45.

47 RODA 1942, p. 45.

48 Ivi, p. 46.

49 Ibidem.

50 Ibidem.

51 Ivi, p. 47.

52 RODA 1942, p. 50.

53 Ivi, p. 50.

54 Ibidem.

55 RODA 1942, p. 53.

56 SANINO 1999, p. 31.

57 Ibidem.

58 Ivi, p. 34.

59 SANINO 1999, p. 34.

60 La distribuzione delle carte dei generi vari continua presso le parrocchie: dal 27 novembre carte annonarie per l'acquisto dei generi vari e quelle limitatamente ai bambini da 0 a 3 anni di età per acquisto del latte. Le carte vanno ritirate presso le parrocchie competenti presentandosi con documento di riconoscimento, in ANONIMO 1944 Distribuzione carte, p. 2; Nuove carte annonarie per l'acquisto dei generi vari: dal 27 corrente carte annonarie per l'acquisto dei generi vari e quelle limitatamente ai bambini da 0 a 3 anni. Per accordi presi con la curia la distribuzione avviene presso le sedi parrocchiali, in giorni e ore rese noti dai parroci che rilasceranno le tessere dietro documento. I cittadini devono astenersi dal ritirare carte erroneamente intestate a congiunti defunti, assenti o comunque non aventi diritto e qualora nella famiglia dovessero verificarsi assenze per trasferimento di domicilio, decessi, richiami alle armi o altre causali è fatto obbligo di farne immediata denunzia, in ANONIMO 1944 Nuove carte, p. 2.

61 ANONIMO 1945 Ritiro carte, p. 2.

62 Ibidem.

63 Il Gabinetto del Sindaco comunica: “Tutti coloro che ancora non hanno ritirato la carta annonaria per il prelevamento dei generi vari presso l'Ufficio competente in Via dei Castellani n. 1, sono invitati a provvedere entro e non oltre l'8 gennaio c.m. Con tale data le carte annonarie non ritirate saranno annullate”, in ANONIMO 1945 Ritiro carte, p. 2; A decorrere dal 10 corrente avrà inizio la distribuzione di marmellata a favore dei bambini fino a tre anni di età (gr. 600 pro capite) e alle persone oltre il 65 anno di età (gr. 500 pro capite), presso tutti gli esercenti del capoluogo. Gli aventi diritto potranno prelevare il quantitativo spettante presso il fornitore, dove si sono regolarmente prenotati, previo ritiro da parte dell'esercente del tagliando n. 167 della nuova carta annonaria “generi vari” delle due categorie sopra indicate, in ANONIMO 1945 Inizio distribuzione marmellata, p. 2; A decorrere dal 3 corrente avrà inizio la distribuzione di marmellata a favore dei bambini dai quattro agli otto anni di età in ragione di grammi 400 pro-capite presso tutti gli esercenti del capoluogo. Gli aventi diritto potranno prelevare il quantitativo spettante presso il fornitore dove si sono regolarmente prenotati previo ritiro da parte dell'esercente del tagliando n. 23 della carta annonaria unica valevole per il quadrimestre marzo-giugno della categoria sopraindicata. Il prezzo al consumo del prodotto dici trattasi è determinato in lire 71 al chilo; A decorrere dal 6 corrente avrà inizio presso le latterie autorizzate alla vendita di latte in polvere, una distribuzione di kg. 1 di lette in polvere per i bambini fino a 12 mesi di età, compresi gli allattati artificialmente, previo ritiro da parte degli esercenti interessati del tagliando n. 180, che dovrà portare un contrassegno speciale della carta annonaria ‘Latte'. Il 5 corrente inizia distribuzione straordinaria del latte in polvere per bambini 0-3 anni di kg 2 pro capite previo ritiro del tagliando 154 della carta annonaria ‘generi vari'. Dal 7 corrente inizia distribuzione latte in polvere per gli ammalati in concessione speciale gr 150 per ogni tagliando, e 600 gr. alle gestanti in possesso del certificato rilasciato dall'ONMI previo ritiro del tagliano n. 8 del certificato stesso, in ANONIMO 1945 Distribuzione marmellata, p. 2.

64 La Sezione Provinciale dell'Alimentazione comunica che a decorrere da oggi sabato avrà inizio presso gli esercenti cui è stata effettuata la relativa prenotazione, la distribuzione dei sotto elencati generi razionati per il mese di dicembre: carne conservata: gr. 400 per ciascun prenotato, zucchero gr. 125; legumi secchi gr 200; olio d'oliva: la razione di olio d'oliva spettante alla popolazione nel mese di dicembre è fisata a gr. 300 per ciascun prenotato. Poiché il quantitativo attualmente disponibile presso i magazzini locali non consente di poter effettuare la totale distribuzione del prodotto, sarà iniziata a decorrere da oggi sabato 23, dagli esercenti presso i quali è stata fatta la relativa prenotazione, una prima distribuzione di olio in ragione di grammi 200 per ciascun prenotato. Con successivo comunicato alla stampa verrà resa nota la data di distribuzione dei rimanenti 100. Prenotazione di marmellata per i bambini fino a tre anni e i vecchi oltre il 65° anno di età del capoluogo, in ANONIMO 1944 Distribuzione generi, p. 2; Il Gabinetto del Sindaco comunica: “Tutti coloro che ancora non hanno ritirato la carta annonaria per il prelevamento dei generi vari presso l'Ufficio competente in Via dei Castellani n. 1, sono invitati a provvedere entro e non oltre l'8 gennaio c.m. Con tale data le carte annonarie non ritirate saranno annullate”, in ANONIMO 1945 Ritiro carte, p. 2.

65 ANONIMO 1944 Doni ai bimbi, p. 2.

66 ANONIMO 1945 Risarcimento danni, p. 2.

67 ANONIMO 1945 Consegna Medicinali, p. 2.

68 ANONIMO 1945 Capi di vestiario, p. 2.

69 ANONIMO 1945 Ritiro carte, p. 2.

70 L'Ispettorato Compartimentale dell'Agricoltura di Firenze comunica che le prove di germinabilità e di vegetazione in campo dei piselli secchi e dei fagioli arrivati dall'America, eseguite presso l'Università di Agraria di Firenze, hanno dato un risultato veramente ottimo. Dato il soddisfacente risultato conseguito dalle prove suddette, un buon quantitativo di piselli secchi e fagioli è stato assegnato agli agricoltori della Toscana, perché vengano usati nella semina. Il prezzo di vendita è stato stabilito in L. 30 al kg per i fagioli. Tutti gli agricoltori che desiderano fare degli acquisiti dei suddetti prodotti, debbono richiedere un buono di prelevamento all'UPSEA (Uffici Provinciali Statistici Economici dell'agricoltura) e recarsi poi, col buono, presso il locale Consorzio Agrario onde ritirare il quantitativo, che sarà assegnato ciascun agricoltore, in ANONIMO 1945 Piselli e fagioli, p. 2.

71 ANONIMO 1945 Ritiro carte, p. 2.

72  ANONIMO 1945 Giardini pubblici, p. 2.

73 Personalità attive in quel periodo che vide Firenze rinascere in una primavera ideologica di rinnovamento etico e culturale e protagonista in Italia della ricostruzione morale e civile sulle fondamenta della propria eminente eredità storico-artistica e paesaggistica, già impegnate nel recupero e restauro a seguito dei danni di guerra e propulsori di tutela in seno alla neonata Associazione “Amici del Paesaggio”, fondata proprio a Firenze il 31 giugno 1945, erano fra gli altri Giovanni Poggi, Ugo Procacci, Riccardo Gizdulich e Pietro Porcinai, che proprio per il Parco delle Cascine il 19 aprile 1945 era stato invitato dal soprintendente di Firenze Guido Moggi a fare parte della commissione provinciale in collaborazione con il Dott. Ten. Pr. Hartt della ‘Subcommission for Monuments. Accettato l'incarico, Porcinai scriveva a Procacci illustrando i danni subiti al Parco delle Cascine, in supporto del quale un comunicato a Radio Firenze del 25 aprile 1946 vedeva il presidente degli ‘Amici del Paesaggio', Renzo Chiarelli, darvi appuntamento a tutti i Fiorentini per illustrare i danni della guerra e il piano di ricostruzione del grande parco urbano in collaborazione e coordinamento con i tecnici preposti. L'evento, programmato per il 17 aprile 1946, venne rimandato per maltempo e riproposto e realizzato il 1° luglio.

74 AGCSF, carte sciolte.

75NONIMO 1948 Le Cascine, p. 5; ALCUNI FIORENTINI 1948, p. 3.

76 Porcinai 1942, p. 3.

77 Ibidem.

78 Cfr. Legge 8 febbraio 1943 in Appendice.

79 Porcinai 1942, p. 15.

80 ANONIMO 1939, p. 339.

81 Cfr. la lettera di Pietro Porcinai indirizzata a Galeazzo Ciano e fattagli pervenire per il tramite del Duca Filippo Melito di Caracciolo alcuni giorni dopo il 21 luglio 1937, dattiloscritto inedito riportato in Appendice.

82 Ivi, p. 1.

83 Ibidem.

84 Ibidem.

85 Ivi, p. 2.

86 Ibidem.

87 Ivi, p. 3.

88 Con breve conciso accompagnamento - «Ti mando un articolo per Domus – cordiali Saluti» - il 9 giugno 1941 Porcinai scriveva a Gianni Mazzocchi presso il suo ufficio di direttore in Corso Sempione 6 a Milano inviandogli il proprio contributo Giardinaggio in tempo di guerra per la rivista Domus.

89 Porcinai 1941, p. 1.

90 Ibidem.

91 Ivi, p. 2

92 ivi, p. 4.

93 Cfr. lettera di Pietro Porcinai all'Ufficio Lavori Genio Militare del Corpo d'Armata di Roma del 22.3.1943 dove si richiedono gli onorari per le prestazioni relative ai «progetti di mascheramenti ai Magazzini di Artiglieria della Magliana e di Frosinone».

94 Lettera di Pietro Porcinai a Galeazzo Ciano, p. 3.

95 Ibidem.

96 Pietro Porcinai, Lettera al Ten. Colonnello De Silvestri, 1.9.1942 – Relazione al Ten. Colonnello De Silvestri, (la Scuola Centrale del Genio ospitava dal 15 agosto 1942 il Centro Esperienza Mascheramenti, cui si inviavano in copia i documenti relativi ai mascheramenti inviati al Ministero della Guerra). In essa Porcinai puntualizzava come «la vegetazione viva e vivente (alberi, cespugli, erbe, ecc. sia in molti casi, uno dei mezzi migliori di mascheramento, ma, per ottenere lo scopo di occultare gli obiettivi dell'osservatore nemico, è necessario che questo sistema di mimetizzazione non venga attuato a casaccio (per es. mascherando le opere con castagni in una zona piantata ad abeti), altrimenti si ottiene esattamente il fine contrario, cioè si mettono in maggiore evidenza gli obiettivi che si vorrebbero mascherare, così come succederebbe chiaramente se, nella campagna romana, si effettuasse un mascheramento con dei cedri, invece che con gli alberi tipici della regione». Specificava inoltre come la vegetazione spontanea non fosse costituita da soli alberi, ma da associazione di alberi, arbusti e piante erbacee che deve essere ricostruita seguendo scrupolosamente i criteri biologici naturali di associazione in terreni adatti per un risultato di mascheramento efficace. Porcinai sottolineava anche come «per mascherare un'opera non è sempre sufficiente la piantagione di alberi: bisogna anche che la parte esterna del mascheramento, cioè le linee del terreno, dei fabbricati, ecc. riproducano le linee caratteristiche del paesaggio circostante (villaggi, strade, colline, ecc) in modo che il nuovo si fonda armoniosamente col preesistente, senza interruzione della continuità. Sottolineava inoltre come per ottenere questi risultati occorressero individui già in possesso di preparazione, provenienti da occupazioni dalle quali attingere ai fini delle opere di mascheramenti, quali «scienziati, tecnici, operai specializzati», specificando inoltre come ad essi vadano aggiunti «gli artisti (scultori, pittori, ecc.) che più degli altri hanno la sensibilità adatta per apprezzare il lato estetico ed armonico del mascheramento».

97 Richiesta di Brevetto per i mascheramenti militari, s.d., probabilmente 1942, di cui la minuta riporta «Il sottoscritto Prof. Pietro Porcinai residente in Firenze Lungarno Corsini 6 fa domanda in codesto spett. Ufficio Brevetti perché gli venga concesso il brevetto per l'invenzione industriale di elementi mimetici f.m.cv. n. di cui all'unita descrizione e disegni su di una tavola». APPF, faldone 507, cartella “Mascheramenti Militari”.

98 APPF, faldone 507, cartella “Mascheramenti Militari” 1943, Relazione s.d. (1942 ndr), p. 1.

99 Vedi il testo Pietro Porcinai, Mascheramenti e mimetizzazione a mezzo vegetazione. Relazione dattiloscritto inedito, 5.10.1942, riportato in Appendice.

100 Ibidem.

101 “A Civitavecchia sono stato invitato a presentare una più ampia e dettagliata relazione sull'argomento, che ho preparato subito e mi pregio inviarvi in copia, acclusa alla presente, mentre mi tengo ben volentieri a Vostra disposizione per la dimostrazione pratica di come si possa realizzare rapidamente e perfettamente il mascheramento delle più svariate opere di interesse bellico” in APPF, faldone 507, cartella Mascheramenti Militari, 1943, lettera di PP al Ministro della Guerra, D.G.C, Roma, 5.10.1942-XX.



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Archivi

AGCSF – Archivio Guicciardini Corsi Salviati, Sesto Fiorentino FI

APPF – Archivio Pietro Porcinai, Fiesole FI



Ringraziamenti

Ringrazio sentitamente Anna Porcinai per la sempre immutata cortesia e disponibilità, che mi ha permesso l'accesso ai documenti presso l'archivio Pietro Porcinai a Fiesole, per il suo supporto scientifico e per avere acconsentito alla pubblicazione dei documenti iconografici su orti di guerra e mascheramenti militari. Ringrazio sentitamente Gianni Medoro che per primo ha ritrovato, dopo lunghe ricerche, le planimetrie degli Orti di Guerra di Pescara, progettati da Porcinai, di cui si sapeva l'esistenza essendosene però a lungo perse le tracce. Grazie alla sua preziosa intuizione il presente contributo si è arricchito di importante documentazione inedita.





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Contributo valutato da due referees anonimi nel rispetto delle finalità scientifiche, informative, creative e culturali storico-artistiche della rivista

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