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Abstract Alcune
considerazioni sul fenomeno degli Orti di Guerra a Firenze e in altre
città d'Italia nel breve lasso di tempo a ridosso del secondo
conflitto mondiale come risposta alle dure ristrettezze alimentari
contingenti sono in questo contributo relazionate alla coeva
propaganda ufficiale di giornali e filmati LUCE, e alla produzione -
manualistica e tecnica, accompagnata da articoli di giornali - per
orientare i cittadini alla trasformazione di spazi urbani pubblici e
giardini storici pubblici e privati in aree a coltivazioni agricole e
orti produttivi sotto l'egida, le direttive e la diretta gestione
delle OND-Organizzazioni Nazionali Dopolavoro. Contestualmente viene
tratteggiata la coeva attività teorica e progettuale del già
all'epoca famoso paesaggista toscano Pietro Porcinai per quello che
si configurava come il nuovo paesaggio della guerra. Un nuovo
paesaggio che rispondesse alle contemporanee emergenze della guerra.
Un paesaggio da doversi integrare al preesistente, dove le
trasformazioni della immanente necessità alimentare si sposassero
all'estetica circostante dei celebrati paesaggi e giardini
italiani. Porcinai, voce isolata a difesa del valore
artistico-architettonico del giardino e sostenitore dell'importanza
di armonia estetica anche nelle modalità eminentemente produttive
del tempo di guerra, fu energico nel tentativo di salvaguardare il
patrimonio del verde storico, minacciato, oltre che da stravolgimenti
sommari di nuove coltivazioni, da edificazioni selvagge. Segnalò la
necessità di progettare le nuove espansioni urbane in sintonia di
architetture contemporanee con i prospicienti spazi aperti, ribadì
la necessità di preparazione estetica e artistica, oltreché tecnica
e scientifica, per i professionisti chiamati a intervenire non solo
in ambiti civili, ma anche militari, soprattutto nei mascheramenti
per la mimetizzazione di aree sensibili, che, assieme ad orti di
guerra, progettò in risposta alle necessità specifiche del periodo.
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